Luca Ferrari

Dopo Pezzi, Luca Ferrari torna alla Festa del Cinema di Roma per presentare un'altra sfumatura del lato B di Roma, quella dei locali notturni, delle piccole tv, dei concorsi di bellezza. Uno spaccato dello Showbiz, che abbiamo deciso di farci raccontare in questa intervista.

Scritto da Nicola Gerundino il 19 ottobre 2015
Aggiornato il 23 gennaio 2017

«Nel futuro ognuno sarà famoso per 15 minuti», lo diceva Warhol tanti anni fa e probabilmente ci stiamo avvicinando alla totale realizzazione della sua profezia. Ma dopo quei 15 minuti che succede? C’è chi continua come se niente fosse, c’è chi li continua a inseguirli – o viene inseguito da loro – per il resto della vita. Tra la fine degli anni 80 e gli anni novanta questi 15 minuti simbolici sono toccati a quattro personaggi con un piede nella televisione – locale e anche nazionale, con lo zampino dell’allora “Re Mida” Maurizio Costanzo – e un’altro nella vita notturna della città, fatta di locali, club privé, serate in discoteca, concorsi di bellezza. Luca Ferrari – già autore dell’ottimo documentario Pezzi sulla marginalità criminale del Laurentino – ha ripescato quattro di questi personaggi e ha raccontato le loro vite nel 2015: Massimo Marino (il più famoso e ancora vitale), Riccardo Modesti (de I protagonisti della notte e patron di Miss Intimo), Stefano Natale (passato agli annali per aver ispirato diversi personaggi di Verdone) e Schultz (microfonista del Maurizio Costanzo Show). Quattro storie che dischiudono una forte carica emotiva nel contrasto tra passato e presente. Ne abbiamo parlato con il regista, Luca Ferrari, in occasione della presentazione del film alla Festa del Cinema il 20 ottobre alle 21:00 al cinema Greenwich, chiedendo anche una sua opinione sulla Roma di oggi, protagonista nel bene, ma soprattutto nel male, del cinema italiano più recente.

Zero: Iniziamo dalle presentazioni.
Luca Ferrari: Luca Ferrari, nato a Roma il 10/06/77.

Com’è nato Showbiz? Era un progetto che avevi in mente da tempo?
Una domenica mattina, dicembre del 2013, squilla il telefono, è Mastandrea: «Che stai a fa’? Stai a dormi’?», «Me so’ appena svejato» e lui «Sciacquati la faccia come i piatti e scendi giù al bar». Valerio mi aveva aiutato già aiutato nella produzione del il mio primo film, Pezzi. Insomma, scendo al bar e in sintesi mi dice: «Perché non facciamo una cosa sul lato b de La grande bellezza? Pensace e poi mi dici». «Sfonni ‘na porta aperta», ho pensato io. Era la mia storia. «Daje famola!». Passa un po’ di tempo e un giorno mi presenta Shultz, sua vecchia conoscenza ai tempi del Maurizio Costanzo Show. Con Shultz vado al bar Vanni, quello accanto alla Rai, e conosco Riccardo Modesti, il patron di Miss Intimo. Inizio a seguirli a casa e in discoteca e per caso incontro anche Massimo Marino e Stefano Natale.

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Riccardo Modesti

Un po’ delle trasmissioni di cui si parla in Showbiz me le ricordo, le vedevo da ragazzo facendo zapping: tu le vedevi? Che ricordi hai?
Di quelle trasmissioni e di quei personaggi conoscevo solamente Massimo Marino. Un’istituzione. Riccardo non lo conoscevo. Poi c’era Umberto Smaila con Colpo grosso. Ma là c’era malizia, ero piccolo e mi sa che è stata la prima volta che ho visto un seno nudo. Marino era un’icona trash. Mi sembrava un pazzo e mi divertiva. Ma non sono mai stato un nerd per queste cose, se è questo che vuoi sapere.

Ti è mai capitato di andare nei locali di cui si parla nel film, i vari Gilda, Alien, Onyx?
Non vado in discoteca, odio ballare e non mi piace la musica che mettono. Da pischelletto andavo il venerdì al Piper.

Come hai trovato le registrazioni delle vecchie trasmissioni?
Stefano e Riccardo mi hanno dato i vhs che avevano a casa.

Esistono ancora tutte le reti locali di allora? Più in generale, esistono o esisteranno ancora le reti locali? Non so se la tv su internet spazzerà via anche loro o, paradossalmente, internet non riuscirà mai a produrre contenuti così connotati.
Se esisteranno ancora le tv locali non lo so. Penso che comunque abbiano dei contenuti abbastanza connotati e per un pubblico di una certa età che non usa internet. Lo vedi anche dalle pubblicità: ci sono gli adesivi per dentiere, sedie a rotelle elettriche per le persone anziane, etc.

Come descriveresti con una frase ognuno dei quattro protagonisti di Showbiz?
Una frase non basterebbe a farei un torto a tutti. Se ne fossi capace, li disegnerei in un fumetto.

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Shultz

La prima cosa che ho pensato vedendo il film è «Allora è vero, si invecchia e invecchiano veramente tutti». La condivideresti come impressione?
Invece che «Si invecchia e invecchiamo tutti» sarebbe più giusto dire: «Nessuno vuole invecchiare».

La seconda cosa che ho pensato è che essere soli è la peggiore delle malattie, che la solitudine annienta veramente le persone.
Nel caso di Showbiz non parlerei di annientamento. È un po’ forte come parola. In generale penso che la solitudine sia in parte anche una scelta. Ma è un discorso troppo lungo.

Dopo Pezzi, Showbiz è un altro lavoro sulle vite – chiamiamole così – di serie B, C e D, quelle di serie A non ti attirano proprio?
Io cerco autenticità e purezza e i personaggi di Pezzi e di Showbiz sono puri e autentici. Secondo me più si va in “alto” e più si perdono questi connotati. Con Showbiz, indirettamente, racconto anche il mondo dello spettacolo cosiddetto di serie A: i meccanismi penso siano gli stessi. Anzi, in serie A le conseguenze tragiche del “mito”, cioè la tv, sono ancora più marcate che nei personaggi di Showbiz. I “miti” corrompono l’anima, ma i miei personaggi sono puri proprio perché non appartengono alla cosiddetta serie A. In serie A ci sono troppe sovrastrutture inquinanti.

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Massimo Marino mentre intervista una pornostar.

Tornando a Roma e alla sua vita notturna, cosa ti ha colpito di più di questo mondo?
Tutto ciò che è surreale ma vero.

Secondo te, la gente che va in questi locali si diverte? Che idea ti sei fatto del pubblico che li frequenta?
Secondo me la maggior parte delle persone si diverte. C’è chi ama ballare, chi non vuole invecchiare, chi vuole rimorchiare. C’è anche chi ama “mascherarsi” per apparire ciò che non è.

Belle ragazze, alcune di esse pornostar, vecchi, musica commerciale, linguaggio sguaiato: è questa il vero volto di Roma e/o dell’Italia?
Non penso che questo sia il vero volto di Roma e/o dell’Italia. Sicuramente ne è una parte. Ma non voglio fare generalizzazzioni.

Bisogna aggiungere anche la cocaina a questo elenco? Non è protagonista come in Pezzi, ma immagino che faccia parte anche del mondo di Showbiz.
I protagonisti di Showbiz non sono dei drogati e non bevono. Nell’ambiente, come ovunque in questo Mondo, c’è sicuramente la coca, ma non mi interessava raccontarla.

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Una clip di “Showbiz”, ripresa durante un concorso di bellezza.

Che idea ti sei fatto dei recenti fatti politici e giudiziari di Roma? Sia Pezzi che Showbiz potrebbero contribuire all’idea di una città in decadimento e anomica, senza una via di uscita.
Mi sono direttamente occupato di Mafia Capitale quando lavoravo per Servizio Pubblico di Michele Santoro. Ma non confonderei i mondi. Un conto sono le storie di Showbiz e Pezzi, un altro discorso è Mafia Capitale. Ripeto, non voglio fare delle generalizzazioni con le storie che racconto. Io cerco di raccontare la psicologia delle singole persone all’interno di un contesto. Per quanto riguarda Roma come città, secondo me nessuno l’ha mai capita veramente.

Un’altra domanda, collegata a quella procedente: secondo te perché negli ultimi anni Roma è tornata a essere così protagonista nel cinema: Sacro Gra, La grande bellezza, Non essere cattivo, ora Suburra? C’è veramente un’emergenza sociale tale da giustificare questa produzione o è la coda lunga di Romanzo criminale?
Da un lato penso che Roma, insieme a Napoli, sia la città più cinematografica d’Italia, per le storie e per l’accento. Poi, come recitava una vecchia copertina de L’Espresso: “Capitale corrotta nazione infetta”.

La storica prima pagina de L'Espresso del 1956, che potrebbe raccontare anche la Roma del 2015.
La storica prima pagina de L’Espresso del 1956, che potrebbe raccontare anche la Roma del 2015.

Showbiz lo vedi come una la prosecuzione naturale di Pezzi o sono due opere distinte?
Assolutamente sì. È la prosecuzione naturale di Pezzi. L’approccio è lo stesso. Non ho scritto una riga in Pezzi così come in Showbiz. Mi sono lasciato trasportare dagli eventi: in tutti e due i film non mi sono posto dei paletti. Ho lasciato parlare la realtà cosi come mi si proponeva lasciando spazio al piacere della scoperta.

È vera la scena della pasta con i crackers? Non vedevo una cosa così dal pasto di Gummo consumato nella vasca da bagno.
La scena è vera. Mi dispiace solo di non aver acceso la camera nel momento in cui Stefano sbriciolava i crackers. In quella pasta c’erano anche due sottilette e l’avocado. Gummo ancora non l’ho visto.

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Stefano Natale mentre mangia la sua pasta fatta con sottilette, crackers e avocado.

A Roma che cinema ti capita di frequentare?
Al cinema vado al Greenwich di Testaccio. Sono molto pigro ed è sotto casa.

Ci dici un bar e un ristorante dove ti piace andare quando non lavori?
Vado spesso a bere birra artigianale al locale Inofficina del mio amico e ex collega di Servizio Pubblico Stefano Maria Bianchi, è in una traversa di via di Pietralata: le birre sono ottime, il cibo e l’atmosfera anche. Inoltre, posso farmi due chiacchiere con Stefano. Di solito parliamo, tra il serio e il faceto, del Mondo, che è “‘nammerda”, e della gente, che è pazza.

Il personaggio che attualmente per te rappresenta l’emblema di Roma?
Aronne Piperno.

Quale è il personaggio di Roma su cui vorrai fare un film o un documentario in futuro?
Non mi viene in mente nessuno ora.

Stai già lavorando a qualcosa di nuovo?
Ancora no.