Lucia Aspesi e Fiammetta Griccioli

Chi sono Le due curatrici della mostra di Steegmann Mangrané al Pirelli HangarBicocca

@Lorenzo Palmieri

Luogo di residenza

Milano

Attività

Curatore

Scritto da Lucia Tozzi il 9 ottobre 2019

Curare una mostra a quattro mani in un’istituzione di alto livello è una sfida rischiosa e un privilegio assoluto, soprattutto in Italia. Dopo più di cinque anni di collaborazione all’interno del Pirelli HangarBicocca Lucia Aspesi e Fiammetta Griccioli hanno costruito un rapporto con l’artista fortemente empatico che ha prodotto una mostra allo stesso tempo densa e leggera.

Da dove venite? che studi avete fatto prima di approdare al Pirelli HangarBicocca?

Veniamo da percorsi diversi che ci hanno visto studiare e lavorare in contesti e luoghi differenti: Fiammetta dopo aver studiato arti visive ed economia alla Università Bocconi di Milano, ha fatto un’esperienza al WIELS di Bruxelles scoprendo la scena locale e collaborando su alcuni progetti espositivi con la curatrice Elena Filipovic, che oggi dirige la Kunsthalle di Basilea, mentre Lucia dopo un’esperienza allo Study Collection and the British Artists’ Film and Video Collection della Central Saint Martins di Londra ha approfondito le ricerche sul cinema espanso italiano durate un post-diploma all’ÉESI – École européenne supérieure de l’image in Francia.

Che cosa vi ha attratto di questa istituzione, in che cosa la ritenete diversa dalle altre? e come siete state selezionate?

Pirelli HangarBicocca è stata la prima istituzione in cui abbiamo avuto l’opportunità di lavorare su dei progetti con un respiro così ampio, è un luogo dove gli artisti hanno la possibilità di sperimentare fuori da ogni modello precostituito. Nei due spazi si alternano generazioni diverse, da artisti la cui pratica è più storicizzata a quelli più giovani. Non avendo una collezione permanente, gli artisti e le mostre sono il centro nevralgico di tutta la struttura: a volte ci si può trovare all’interno di una drammaturgia di luci e suoni come per la mostra di Philippe Parreno del 2015, oppure in un labirinto come quello ideato da João Maria Gusmão & Pedro Paiva nel 2014, che alterna proiezioni al limite tra esperimento scientifico a spedizioni etonografiche. Lucia è arrivata nel 2013 come ricercatrice per poi diventare Assistente Curatrice, mentre Fiammetta è arrivata nel 2012 come Assistente Curatrice. Entrambe vedevamo Pirelli HangarBicocca come una realtà interessante e che stava rapidamente crescendo, per poi diventare quello che è oggi. Proprio per questo siamo state selezionate in un momento in cui il dipartimento curatoriale si stava ampliando e abbiamo cominciato così a lavorare con Andrea Lissoni e Vicente Todolí.

Come si è evoluto il vostro lavoro e il tipo di collaborazione con Vicente Todolí e Roberta Tenconi?

Ciò che è stato interessante in questi anni è l’aver collaborato a stretto contatto con curatori diversi e ciascuno ci ha mostrato approcci differenti. Vicente, che con la sua esperienza come direttore nei maggiori musei europei tra cui la Tate Modern e il Serralves Museum, ci ha da subito insegnato a confrontarci su scale molteplici, andando oltre quelli che possono essere percepiti come limiti apparenti. Entrambi, Vicente e Andrea, ci hanno trasmesso la necessità di continuare a porci delle domande su cosa significa approcciarci al lavoro di un artista e mostrato come tradurre e a trasformare le idee in una mostra. A volte ciò può voler dire creare l’opportunità di un incontro tra persone ed esperienze completamente diverse, in altre volte è necessaria la giusta emozione per dare respiro ad una visione. Successivamente anche con Roberta Tenconi abbiamo potuto approfondire un ulteriore metodologia rivolta anche all’attenzione al dettaglio e all’equilibrio tra i diversi elementi del progetto espositivo, e in questo la mostra di Matt Mullican è stata un’esperienza imprescindibile.

Come è nata l'idea di questa mostra? Da quanto tempo seguite il lavoro di Daniel Steegmann Mangrané?

Ci sembrava importante portare all’interno dello spazio questioni legate al rapporto tra cultura e natura e la ricerca di Daniel Steegmann Mangrané ci ha da subito colpite per la ricchezza visiva e l’approccio poetico a questioni oggi così urgenti. Il progetto si è sviluppato nell’arco di poco più di un anno: Daniel conosceva già lo spazio espositivo, e sin dall’inizio ha avuto le idee chiare. L’invito era di lavorare con tutto il suo corpus di opere e di armonizzarle nello spazio dello Shed. In questo la prima scelta è stata di inondare di luce l’ambiente e farlo respirare attraverso con quello che l’artista ha definito “un’architettura gentile”.

Come avete scelto le opere da portare in mostra?

A Leaf-shaped Animal Draws the Hand è la prima mostra personale di Daniel Steegmann Mangrané in un’istituzione italiana ed è la più grande a lui mai dedicata. Presenta oltre venti lavori dal 1998 ad oggi, riunendo media diversi tra cui scultura, disegno, installazione, video, realtà virtuale, olografia in una selezione di opere che insieme all’artista riteniamo diano luce alla complessità del suo lavoro. La selezione di opere presenta alcuni dei progetti più significativi di Daniel che hanno dato vita a riflessioni o che sono stati fonti per i successivi lavori come ad esempio Lichtzwang una serie di più di 200 acquarelli, realizzati a partire dal 1998 e oggi ancora in corso, una sorta di matrice generativa di tutto il suo lavoro.

L'artista ha dichiarato che la relazione con voi curatori, nella costruzione del progetto, è stata molto armonica, che "non ha mai sentito un no" da parte vostra. Secondo voi è stato un incontro particolarmente felice o è la struttura del Pirelli HangarBicocca a offrire la possibilità di una programmazione equilibrata e rilassata nei tempi e nei modi?

Pirelli HangarBicocca e tutte le persone che ne fanno parte hanno da sempre una grande flessibilità e una capacità di adattarsi alle esigenze di ogni progetto, ciò si manifesta nella creazione di un ambiente professionale e informale, in cui si cerca di trasmettere entusiasmo a tutte le figure che contribuiscono alla realizzazione della mostra. Ciò arriva anche all’artista e si ripercuote anche sullo spazio. Uno degli aspetti più delicati del fare una mostra è la costruzione di un rapporto e con Daniel abbiamo vissuto momenti molto genuini: la sera in cui abbiamo chiuso l’allestimento della mostra, ci siamo ritrovati tutti insieme e non riuscivamo a smettere di ridere!

Quali sono state le maggiori complicazioni nella realizzazione? E le scelte più brillanti?

Phantom Architecture, concepita appositamente per questo progetto è stata senz’altro la scelta al contempo più complessa e sorprendente. Realizzata in tessuto bianco trasparente, nelle sue forme curve si contrappone agli elementi compositivi dello spazio espositivo trasformandolo in un’ambiente avvolgente e contemporaneamente rarefatto in cui le opere e i visitatori sono messi sullo stesso livello. Durante i diversi momenti della giornata la luce naturale, contribuisce a esaltare i volumi e gli andamenti curvi. Come delle membrane semi-trasparenti l’intera mostra è caratterizzata da una visione d’insieme sin dal primo sguardo ma anche da esperienze più intime, come nel caso degli ologrammi oppure in Elegancia y Renuncia dove l’incisione geometrica di una foglia fa trasparire dei raggi di luce.

A dispetto della leggerezza degli ambienti dei questa mostra e della delicatezza del registro utilizzato dall'artista nelle opere, Daniel Steegmann ha denunciato in toni molto accesi la devastazione dell'ambiente e le responsabilità non solo del presente governo brasiliano, ma anche delle politiche di estrazione operate dal sistema capitalista. Come emerge secondo voi questa focosità dall'opera dell'artista?

La poetica di Daniel è formata da rimandi di forme e riflessioni che generano connessioni temporali e spaziali che tessono trame di significati, e questo è un modo sottile di far riflettere il visitatore su questioni impellenti per ripensare alla società e al suo rapporto con la natura.