Francesco Zedde

L'intervista alla mente di Discomfort Dispatch, il festival musicale più pazzo di Bologna.

Data di nascita

19 gennaio 1993 (25 anni)

Luogo di nascita

Jesi

Luogo di residenza

Bologna

Attività

Direttore artistico

Scritto da Luigi Monteanni il 29 ottobre 2018
Aggiornato il 5 novembre 2018

Domenica 4 novembre si terrà a Bologna la nuova edizione di Discomfort Dispatch: il festival di musica inspiegabile per orecchie difficili più amato d’Italia. Dietro c’è Francesco Zedde, conosciuto anche come Tonto (progetto musicale che tua madre non vorrebbe mai che ascoltassi).
Per l’occasione, questa volta nella nuova e meno garage-del-cugino sede del Mercato Sonato, l’evento, pur mantenendo la formula di festival in cui musicisti di diversa provenienza e formazione si incontrano sul palco improvvisando insieme per la prima volta, presenterà una serie di concerti che vedranno coinvolti anche membri di Zu, Zeus!, OvO, Bologna Violenta, Uochi Tochi, Petrolio, Dio Drone e altri. Detto questo, non avendo capito un cazzo del press kit che Zedde mi ha mandato, l’ho contattato per fargli qualche domanda e confondervi ulteriormente le idee.

Ciao Fra Zedde, dove ti trovi adesso? Come vanno i tour?

Ciao, in questo momento sono a Berlino. Domani sera suonerò qui l’ultimo concerto del tour che è cominciato a Toronto il 6 ottobre. Come vanno i tour dici? Boh, bene. Stanotte ho rischiato di perdere il passaporto e poi di farmi arrestare dalla polizia islandese, ma l’ho scampata.

Come definiresti Discomfort Dispatch?

Un esperimento finito male? Discomfort Dispatch voleva essere l’anti-musica, l’anti-festa, l’anti-rockstarzs… E io da piccolo volevo fare il falegname.

Questa edizione sta a DD come il Grande fratello VIP sta al GF. Tu che ne pensi?

Quadra! Con la differenza che quelli che partecipavano al GF poi diventavano famosi. Noi facciamo i festival di impro e rimaniamo sfigati e poveri come prima.

Che cos'è l'impronoise?

È noise improvvisato o improvvisazione di noisers? C’è differenza tra le due possibilità? Ma soprattutto cos’hanno a che fare i templari con tutto questo? Nuovi inquietanti interrogativi il 4 novembre al Mercato Sonato.

Quale immagine di internet meglio descrive la filosofia di DD?

Questa (sotto), la piu bella di tutte: Francesco Giomi al DD#8. Direttore di Tempo Reale e insegnante al Conservatorio di Bologna (leggi: pezzo grosso della musica sperimentale) che indossa orgoglioso una maglia di DD, mentre suona del raffinatissimo impronoise insieme a due zozzoni tatuati (leggi: Paolo Gaiba Riva, Francesco “Carlo” Marrone). Mi piace perché mi ricorda che chi viene dall’accademia, grazie a dio, può suonare insieme ai punkabbestia e viceversa.

 

Ph. Mario Guida

Dove vedi DD da qui a cinque anni?

Ovviamente avremo giaà conquistato il mondo da un pezzo. Saremo su tutte le televisioni. Avremo preso tutto: Top of the pops, Sanremo, MTV… TUTTO. Spero solo che i Backstreet Boys saranno in forma per l’edizione #666.

Se dovessero fare un film sulla tua vita, da chi vorresti essere interpretato?

Perché dovrebbero fare un film sulla mia vita, scusa? Sai che palle. Morgan Freeman, comunque.

Fai i nomi di cinque artisti che ti piacerebbe invitare alla prossima edizione.

Ryoji Ikeda, Merzbow, Ben Frost, Keiji Haino e Luigi Monteanni.

Ma almeno questa edizione riusciremo a sentire un po' di musica?

Ho fatto il possibile perché non succeda.

Cosa pensi dello stato della musica sperimentale in Italia? Ci sono delle città in cui ancora si può pensare a una "scena"? Come si piazza Bologna all'interno del contesto italiano?

In Italia si sono fatte e si fanno un monte di cose interessanti e di importanza globale. Dico questo con la consapevolezza di conoscere una minima parte del panorama. I conservatori di musica elettronica sparsi un po’ dappertutto sono spesso fucina di teste di cazzo tracotanti e incapaci (infatti è da li che vengo io), ma il livello della formazione è generalmente alto e una buona fetta del potenziale creativo che gira è passato per là. Dall’altra parte c’è tutta una vegetazione sgaragiante e variopinta di punk depressi, metallari riconvertiti e jazzisti pentiti che si danno improvvisamente al drone, al free impro e al noise.
Nelle città non esistono scene vere e proprie secondo me. Mi viene da dire che la scena è su facebook e si epifanizza in questo o quel locale, in questa o l’altra città grazie a questo o quel promoter. La musica sperimentale in Italia è ok e bene o male si muove e va da qualche parte, una cosa che manca davvero (e su cui mi sentieri di lavorare) è un po’ di unità e di percezione globale; è un ambiente frammentato e spesso gli artisti si sentono isolati.
Bologna ha il grandissimo vantaggio di essere farcita di studenti concentrati nella stessa zona, un’accademia, un dams, un conservatorio e varie scuole di musica tutte a pochissimi chilometri. Qual è il ruolo di Bologna nel contesto italiano non te lo so dire; di sicuro è un crocevia fondamentale sia in termini geografici che creativi, ma, sai com’è, io sto qua da tre anni e prima abitavo in un paesotto di 50000 persone, non è che abbia una gran prospettiva della cosa. In generale tutta l’Italia è abbastanza simile quando si parla di musica sperimentale e, anche se qui si possono ottenere risultati non disprezzabili, c’è da dire che nel resto dell’Europa tutto funziona genericamente meglio.

Tua mamma lo sa che cosa organizzi?

No! Per carità, non le dire niente. L’ultima volta che è venuta ad un mio concerto ha resistito meno di due minuti. Però è ‘na tipa simpatica, giuro.

Qual è un genere di musica che dovrebbe scomparire dalla faccia della terra?

Tutti. Dovrebbero scomparire tutti.

Cosa è cambiato nel tempo dal primo DD ad oggi?

Tante cose; sicuramente, dopo le prime due, tre edizioni, abbiamo acquisito una certa consapevolezza: il primo evento è stato un esperimento a tutti gli effetti. Continuiamo a farne e li facciamo sempre più grossi in virtù del fatto che funzionano. Non è facile far capire all’ascoltatore medio cosa significa fare musica sperimentale e soprattuto farla improvvisata. Sono felice del fatto che lo stile e il format siano rimasti praticamente identici cambiando luogo e personaggi.

Quanti flixbus hai preso quest'anno?

Non ne ho idea, almeno 20. Ad aprile ho superato il mio record di durata del viaggio: 27 ore di autobus da Bruxelles a Bologna. Tieni conto che in Canada Flixbus non esiste… Ho preso 3 Megabus e 5 Greyhound.

Convincici a venire a DD#9.

Vi faccio vedere le tette!

Convincici a non venire a DD#9.

Vi faccio vedere le tette!

Dopo queste parole illuminanti, non mi resta che lasciarvi con lo (pseudo)manifesto di Discomfort Dispatch, che suona come una pubblicità progresso scritta dagli Whitehouse.

Discomfort Dispatch mina alla base l’antagonismo fra musica colta e punk, fra accademia e squat, facendolo deflagrare nell’unico luogo possibile: il palco.
Discomfort Dispatch ha contenuti solo per sbaglio, profitti solo per dispetto, un collettivo e una dimora precisa, ma solo per una sera, e ha un linguaggio ma vorrebbe non averlo.
Discomfort Dispatch supporta la sperimentazione estrema e le gioie dell’acufene.
Discomfort Dispatch è per il declino del mercato della musica.

NO PARTY – NO MUSIC – NO ROCKSTARS – NO LOVE

Venite senza tappi o non venite proprio e ricordate che chi non fa’ headbanging con l’harsh noise wall è solo un poser.