Yakamoto Kotzuga

Dal silenzio delle calli al sonar 2019, lo sguardo del producer e sound designer veneziano.

Foto di Furio Ganz

Luogo di nascita

Venezia

Luogo di residenza

Venezia

Attività

Musicista

Scritto da L.R. il 22 marzo 2019
Aggiornato il 1 aprile 2019

Unico musicista veneziano sulla scena internazionale elettronica, Giacomo Mazzucato ha macinato tutte le tappe principali del perfetto producer, esplorando contemporaneamente le intersezioni con l’arte visiva, la moda e l’immagine in movimento, dai palchi di Biennale Musica e Club To Club alla colonna sonora di “Baby”, la prima produzione di Netflix Italia. Lo incontriamo nel suo studio di Mestre, a poche ore dall’annuncio della sua partecipazione al Sonar di quest’anno. Con la sobrietà e ponderatezza che lo contraddistinguono, Yakamoto Kotzuga ci racconta il suo rapporto con la città ed il suo percorso in questo momento, tra impermanenza, dissolvenza, pratica e costanza. Con la musica al centro.

Yakamoto Kotzuga alla Red Bull Music Academy a Berlino

   Intanto iniziamo complimentandoci per il freschissimo annuncio, quest’anno sarai tra i pochi artisti italiani al Sonar di Barcellona! Cosa stai pensando per questa tappa infuocata?
Grazie mille! Sono molto fiero di questa data e coglierò l’occasione per presentare un nuovo spettacolo A/V in compagnia del mio amico e collaboratore Furio Ganz. Siamo ancora in una fase embrionale del lavoro ma siamo entrambi molto carichi.

   Da un presente globale ad uno locale…perché Venezia?
Venezia è la città in cui son nato e in cui ho vissuto gran parte della mia vita. La mia dimensione ideale è questa ed è difficile trovarla altrove, ci sono davvero molto legato. Sarà la dimensione acquatica, la convivenza tra caos ed estrema pace, la bellezza artistica, è una città che quando sono via mi manca. Anche se molto probabilmente mi trasferirò a Milano per vari motivi, farò in modo di mantenere uno studio qui in Laguna per tornarci il prima possibile.

   Ci sembra limitante definirti “producer” – nel tuo percorso hai toccato e stai attraversando mondi molto diversi tra loro. Dai palchi di Biennale Musica e Club to Club fino alla soundtrack di “Baby” per Netflix, dalla Red Bull Music Academy al Conservatorio di Venezia, dove stai completando i tuoi studi. In quale di questi ruoli molteplici ti riconosci di più ora e quali vorresti approfondire in futuro?
Devo dire che le mie ultime esperienze con le colonne sonore sono state molto stimolanti e divertenti. Sia perché son sempre stato interessato nel rapporto tra audio ed immagini sia perché mi consente di esplorare molti generi musicali diversi, cosa che mi è sempre venuta abbastanza naturale. Ultimamente sento un po’ la mancanza di tempo da impiegare nella ricerca, cosa che reputo fondamentale. Spero di riuscire ad approfondire le mie conoscenze in tutti i campi.

   Com’è cambiato il rapporto con la musica e la produzione lavorando con un fronte così ampio?
Sto ancora imparando a gestire bene il tempo ma son sicuramente diventato più organizzato. Non è sempre facile gestire le deadline e riuscire a portare avanti più progetti contemporaneamente, soprattutto quando si è insicuri/perfezionisti come me. Magari ecco, mi capita meno spesso di ascoltare un disco per puro piacere senza esser travolto da mille pensieri più “professionali”. Per il resto mantengo un rapporto di odio/amore con il fare musica: una battaglia che mi fa essere frustrato e di pessimo umore quando non riesco a raggiungere quello che cercavo ed estremamente felice ed appagato quando ci riesco.

   Impermanenza, unicità, irrevocabilità…i temi che emergono dalla tua ricerca offrono continui rimandi al temporaneo ed al transitorio. Il tempo è un soggetto ricorrente negli artisti che hanno le loro radici a Venezia. Quale aspetto della città ha più influenzato la tua grammatica musicale?
Non saprei dire se la città ha influenzato concretamente la mia grammatica musicale, piuttosto credo che a livello emotivo mi abbia fatto trovare un lato “bello” nella malinconia e la sensazione di essere fuori dalle coordinate spazio-temporali.

   Da cosa nasce una nuova idea? Qual è il tuo metodo di lavoro?
Non seguo sempre un metodo preciso ma ho una mia libreria di samples, preset ed idee in continuo aggiornamento da cui solitamente parto. Spesso cerco di costruire una catena di effetti e strumenti prima di iniziare a suonare qualsiasi cosa e cerco di mantenere quella fissa per tutta la sessione. Anche se la maggior parte delle volte mi sforzo di avere ben chiaro in mente cosa voglio ottenere, devo dire che altrettante volte vado a ruota libera, per puro piacere (e spesso è in questo caso che vengon fuori le cose migliori).

Slowly Fading | 2018

   Perché hai deciso di iscriverti al Conservatorio e come ha influenzato la tua produzione questo percorso?
Ho deciso di iscrivermi al Conservatorio per terminare il mio percorso di studi e per poter avere delle competenze maggiori in quello che è il mio lavoro. Questo percorso che sto portando avanti, anche se con un po’ di fatica, è molto stimolante. Sto imparando molto sia a livello tecnico che a livello culturale e sebbene a volte mi dispiaccia non dedicargli il tempo che richiederebbe a causa di altri impegni son sicuro che si tratti di uno sforzo di cui ne varrà la pena.

   Hai suonato per pubblici molto diversi per tanto tempo: dal tuo punto di vista come sta cambiando la fruizione musicale nei club e nelle venues, o più in generale nella dimensione live?
Nell’ultimo anno in Italia mi sembra che la fruizione musicale sia migliorata, almeno per quanto riguarda la partecipazione. Mi sembra che, anche per quanto riguarda il pubblico più giovane, ci sia una maggior affluenza. Secondo me dovuta sia alla nuova ondata musicale soprattuto per quanto riguarda il rap, sia per il numero crescente di festival, club e situazioni in cui l’offerta musicale è davvero valida. Sicuramente molto spesso la situazione la fa la “cornice”, la location, come viene promosso un evento etc.. ma in generale mi sembra un periodo ricco di stimoli.

   E quando sei tu tra il pubblico, cosa cerchi quando vai a sentirti un concerto? Quali sono gli artisti che ti hanno colpito di più ultimamente in una dimensione live?
Ad un concerto cerco principalmente un impianto definito e potente che mi dia una dimensione d’ascolto diversa da quella a cui sono abituato. Una buona acustica è fondamentale, poi mi piace un buon impianto luci e/o visual come plus e possibilmente un pubblico rispettoso che sappia anche rimanere in silenzio.

   A parte il sonar? Dove ti incontreremo nei prossimi mesi?
Per quanto riguarda le tappe dell’estate veneziana accetto consigli..direi che siete voi di Zero gli esperti. Scherzi a parte, temo che l’unico luogo che frequenterò nel prossimo periodo sarà lo studio!

   A questo punto non puoi sottrarti alla domanda di rito per gli itinerari veneziani: per colazione, pranzo, aperitivo e cena, quali preferenze hai in isola?
Per colazione una brioche dalla pasticceria Pitteri o una pizzetta da Nobile (entrambe in Strada Nova). Per un trancio di pizza al volo o da asporto secondo me l’Arte Della Pizza è forse l’opzione migliore. Per un aperitivo sul canal grande (ma anche per un’ottima cena) consiglio la Taverna Al Remer. Per cena/ dopocena tipico sicuramente il Paradiso Perduto in Fondamenta Della Misericordia: un’istituzione. Per gli amanti del sushi o del cibo orientale sicuramente Basara, vicino al Teatro San Gallo.