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Poliform Café

Zero qui: accarezza le superfici

Contatti

Poliform Café Piazza della Scala, 5
Milano

Orari

  • lunedi 03:00 PM–07:00 PM
  • martedi 10:00 AM–02:30 PM , 03:00 PM–07:00 PM
  • mercoledi 10:00 AM–02:30 PM , 03:00 PM–07:00 PM
  • giovedi 10:00 AM–02:30 PM , 03:00 PM–07:00 PM
  • venerdi 10:00 AM–02:30 PM , 03:00 PM–07:00 PM
  • sabato 10:00 AM–02:30 PM , 03:00 PM–07:00 PM
  • domenica chiuso

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«La bellezza non consiste nella cosa in sé, ma nei giochi d’ombra che si creano tra una cosa e l’altra», scrive Jun’ichirō Tanizaki nel Libro d’ombra. È un libro che parla di architettura, lacca, carta, luce. Ma, soprattutto, parla di una qualità sempre più rara: la misura.

Viene da pensarci entrando al Poliform Café, il nuovo bistrot affacciato su Piazza della Scala. Non perché abbia qualcosa di giapponese. Al contrario. È profondamente milanese. Ma condivide quella stessa diffidenza verso tutto ciò che reclama attenzione troppo in fretta.

Milano, del resto, ha un rapporto curioso con l’eleganza. La esibisce continuamente e, nello stesso tempo, la nasconde. Costruisce spazi impeccabili e poi li affida al rito più ordinario che esista: una colazione al banco, un business lunch, un aperitivo prima di tornare a casa. Il Poliform Café nasce proprio dentro questa contraddizione. Potrebbe vivere sulle pagine di una rivista di interior design e invece sceglie la forma più semplice possibile: quella di un bistrot. Perché forse è proprio così che un luogo dimostra di essere riuscito. Quando smette di essere un’immagine e accetta di essere attraversato da corpi, voci, profumi, gesti.

La prima reazione è quasi fisica. Si entra con quella cautela che riserviamo agli ambienti troppo perfetti, come se spostare una sedia o appoggiare distrattamente il telefono sul tavolo significasse incrinare un equilibrio costruito con pazienza. Poi qualcuno ordina un caffè, un cameriere attraversa la sala con tre piatti in mano, una coppia discute davanti a un bicchiere di vino. E lo spazio continua a funzionare. Anzi, sembra aspettare proprio questo.

Questo il lusso che il Poliform Café mette in scena: la possibilità di sostare in un luogo che non pretende nulla da chi lo attraversa.

Forse è qui che il progetto di Stefano Belingardi Clusoni trova il suo equilibrio. Non tanto nel travertino, nel mogano o nell’acciaio spazzolato — che appartengono al vocabolario di Poliform — quanto nella capacità di costruire un ambiente che non teme di essere vissuto. Un interno che non mette mai in soggezione, pur rimanendo impeccabile.

Anche il menu segue la stessa grammatica. Michele De Liguoro, già anima di Rovello 18, sceglie una cucina che non rincorre l’effetto speciale. Risotto allo zafferano, vitello tonnato, cotoletta, tagliatelle al ragù di salsiccia di Bra. Piatti che sembrano ricordare una cosa spesso dimenticata: la contemporaneità non coincide necessariamente con la novità.

Forse è questo il lusso che il Poliform Café mette davvero in scena. Non il marmo, non l’indirizzo, non il marchio. Piuttosto la possibilità di sostare in un luogo che non pretende nulla da chi lo attraversa. In una città dove ogni nuovo indirizzo sembra nascere per essere fotografato, qui viene spontaneo fare una cosa sorprendentemente fuori moda: sedersi e guardare. Non lo spazio, ma quello che accade al suo interno.

Tanizaki scriveva che l’ombra non serve a nascondere le cose, ma a dar loro profondità. Forse vale anche per certi interni. Non quelli che si imprimono nella memoria con un gesto spettacolare, ma quelli che riaffiorano qualche ora dopo. Quando ci si accorge di ricordare con precisione un’atmosfera e di aver già dimenticato quasi tutto il resto.