Risoelatte

Via Manfredo Camperio, 6 • Milano

© The Chic Fish

Risoelatte ci accoglie con un juke-box pieno di dischi di culto e una serie di oggetti del passato che ci riportano a quando eravamo bambini. Siamo nel ristorante perfetto per soggetti tipo dj Spanna e altri nostalgici degli anni Sessanta. La parete è tempestata di copertine di 45 giri. Celentano, la Vanoni, Morandi, Mina, Bobby Solo e altri ancora a ricordarci gli anni in cui la musica italiana parlava del Paese e della vita e dell’amore e si andava al mare a Riccione e se eri fortunato potevi conoscere ragazze belle e pronte a farsi un giro in pista e dopo il dancing forse anche in spiaggia e magari si chiamavano Anita Casadei, mica Rihanna o Jennifer o Suria.

Ci sono due soppalchi e le tende sono a quadretti rossi, è lo stesso tessuto che mi sarei aspettato per le tovaglie. Ci sono invece delle tovagliette di carta spessa, perfette per scrivere questa recensione e i tavoli sono stretti ma di fòrmica verde, come quelli che c’erano una volta all’osteria e al centro hanno un canestro con le rosette e un cestino con tre mele. La signora Maurizia dice che fanno bene alla salute, soprattutto se mangiate prima dei pasti. L’ha detto il suo dottore, noi la prendiamo in parola e ce ne sgranocchiamo una per ciascuno, mettendo alla prova il lavoro del dentista.

Ci piace moltissimo questa tavola apparecchiata in modo semplice, con piatti da osteria e coltelli Kaimano, quelli con la sega che usavo in casa quando ero piccolo. Non ne sentivo parlare da vent’anni fino a quando, proprio ieri pomeriggio, mi hanno regalato un libro sulla famiglia Rota, industriali del piacentino, specialisti in capannoni e inventori, negli anni Settanta, di questo fantastico marchio della cucina proletaria.

Il jukebox vintage
Il jukebox vintage

La signora Maurizia ci offre un assaggio di benvenuto, un piatto di riso e latte, con fragole e nocciola sbriciolata. Esattamente come quello che si mangiava da bambini. Chissà perché nessuno lo fa più, eppure è facile, basta aspettare che il latte bolla, aggiungere burro, parmigiano e pepe ed è fatta. Delizioso. Questa è davvero la specialità della casa. L’amico di Terracina apprezza molto il riso e l’ambiente gli ricorda il sud. Gli piacciono un sacco i panni stesi, soprattutto il reggiseno extra large che ci fa pensare al seno poderoso di Brigitte Bardot. Se Gigi Rizzi fosse ancora tra noi, potrei portarlo a cena qui.

Rinforziamo la partenza con alcuni antipasti della casa: la tartare di Burola con scaglie di parmigiano 24 mesi e trevisana è gustosa, i moscardini croccanti con crema di patate al latte sono sofisticati al punto giusto. Gli involtini di speck d’Oggiono e formaggio con asparagi piacciono un sacco al mio amico juventino che versa larghi bicchieri di vino piemontesi a tutti i commensali.

Ci sono alcuni oggetti che rimandano alla spiaggia: mi guardo intorno e penso alle estati in Liguria e allora chiedo le trofie al pesto di Pra, per chi non lo sapesse è un quartiere di Genova. Maurizia le cucina senza aglio e con aggiunta di datterini dolci che mi fanno pensare al mio verduriere preferito, Enzo di Barriera di Milano, anche se il fruttivendolo di Maurizia ha un nome d’arte che pare inarrivabile: signor Salvia. Questo piatto piacerebbe moltissimo alla mia amata piccola genovese che è ancora in ufficio a organizzare il concerto di un bravo pianista in una cantina nel centro di Milano. Poverino, finirà per fargli venire la tisi.

Il gobbo, dopo le recenti vittorie e il terzo bicchiere di vino rosso, comincia a delirare di una futura vittoria dei bianconeri contro il Como. Dice che presto espugneranno il Sinigaglia. Di tutti i suoi sogni, questo mi pare il più difficile. Devono essere gli effetti del nebbiolo e del fantastico piatto di risoelatte anni sessanta, con burro e grana, che condividiamo tutti quanti con gioia, ben sapendo che il burro fa bene alla salute, al contrario delle assurde credenze ormai sempre più diffuse.

Per il dolce vorrei ordinare direttamente dalla pubblicità dell’Algida appesa al muro, è identica a quella che c’era a Stresa quando andavo con mio padre sul Lago Maggiore. Il Cornetto Olimpia andava a 150 Lire e lo Zatterino (un Cucciolone senza barzelletta e col biscotto al cioccolato), a sole 70 Lire. Vorrei tornare indietro nel tempo ma per fortuna è impossibile, altrimenti non riusciremmo ad arrivare al dessert. In effetti la nostra cena è tutta un’attesa per il risoelatte dolce, nel menu ce ne sono di diversi tipi, con cioccolato, con mele e miele, con Nutella. Proviamo quello più semplice, con gelato alla vaniglia e scaglie di grana. Notevole nella sua semplicità casalinga. Anche le calorie non scherzano. Domattina mi toccherà andare a correre.

Il cartellone dell'Algida
Il cartellone dell’Algida

Per finire ordiniamo frutta sulla tavola e ammazzacaffè e ovviamente hanno tutti i liquori sopravvissuti al dopoguerra. Tentiamo di non abusarne, altrimenti finiremmo stesi come il vecchio l’aspirapolvere che fa bella mostra nell’angolo della seconda sala. Il conto è onesto e non ci possiamo lamentare.

Prima di andare, osserviamo la copertina di un Grand Hotel del 1967 in cui la moglie ha appena fatto cadere in terra un vassoio con la pasta asciutta, mentre il marito sta entrando in casa, con la 24 ore e l’impermeabile sotto braccio. “Povero marito!”, esclama disperata. Ci piace ritrovare in questa immagine l’atmosfera di un tempo in cui le madri facevano di tutto per prendersi cura della famiglia. Non erano certo tempi facili ma quelle donne sapevano che a volte, quando tutto sembrava perduto, bastava buttare nel latte bollente un pugno di riso per far felice un uomo in pochi secondi.

Corrado Beldì

Zero Qui

Butta un pungo di riso nel latte e fa felice il mondo.

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Risoelatte

Via Manfredo Camperio, 6 • Milano

Orari
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Aperto 12:30-14:30 / 19:30-22:30

Aperto 12:30-14:30 / 19:30-22:30

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Aperto 12:30-14:30 / 19:30-22:30

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Aperto 12:30-14:30 / 19:30-22:30

Aperto 12:30-14:30 / 19:30-22:30

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