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BAO Music Festival: musica in chiese, boschi e torbiere

Due weekend fra suoni e contemplazioni immersi in valli bresciane di cui avevamo sentito solo parlare

Scritto da Carlotta Magistris il 17 giugno 2026

Percorrendo l’A1 e avvicinandosi all’est della Lombardia e al confine veneto, il paesaggio si apre al bresciano, una provincia con il dono delle contraddizioni. Quella della natura e dell’industria pesante, per esempio. A nord della provincia, la Val Trompia, nota ai più proprio per la sua densa attività produttiva, si staglia decisa verso le Prealpi con la schiettezza di chi non ha bisogno di fare bella figura: boschi di castagni e abeti, torrenti che scendono rumorosi e borghi in pietra grigia dove l’aria sa di quota anche in estate. È una valle che ha lavorato sodo per secoli fra acciaio, armi, e i mestieri dell’ingegno e porta quella storia nel paesaggio, mescolandola a praterie d’alpeggio e sentieri che portano fino a un silenzio palpabile.

A sud, invece, c’è la Franciacorta. Stessa provincia, altro mondo. Qui il terreno si ammorbidisce in dolci ondulazioni coperte di vigneti ordinati, la principale fonte di notorietà della zona, i laghi di Iseo e d’Endine riflettono il colore del cielo, che prende una tinta diversa, più calda e accogliente. Un territorio generoso, sia col vino che con le abbazie romaniche nascoste tra i filari, i borghi silenziosi, e la ciclovia che scorre tra le cantine in chill. Diverse per carattere, le due valli si accomunano per il fatto di essere quella (sottile fino a scomparire) fascia di Italia un po’ fuori radar, dove il turismo non ha ancora appiattito l’appeal e arrivare può dare una parvenza di quella sensazione ormai dimenticata di aver trovato qualcosa prima delle altre persone.

BAO Music festival si muove fra musica sperimentale e performance, e lì andrà a connettersi con le energie del luogo.

Proprio in questi due microclimi si insedia BAO Music Festival che, sia per forma che per scelta artistica, risuona in maniera totalizzante con queste caratteristiche del luogo: nato dall’omonima associazione che opera nella capoluogo di riferimento, il festival si muove fra musica sperimentale e performance, e lì andrà a connettersi con le energie del luogo. L’idea alla base del festival è la sostenibilità totale, non intesa come il solito fiore all’occhiello da bando ma come una seria intenzione di prendersi cura di luoghi non così devoluti al turismo e proporne una scoperta non invasiva ed estrattiva.

Due weekend: il primo, dal 26 al 28 giugno, è dedicato alla Franciacorta, per la precisione fra Monticelli Brusati e Provaglio d’Iseo. Nel primo dei due paesini la data zero, dove le pietre millenarie della Chiesa di San Zenone prestano la loro acustica raccolta al live set di BITOI e JUNI. E la sera? Liberi di perdersi nelle anse della zona, scegliendo una notte al fresco sulle rive del lago d’Iseo o dirigendosi già verso Provaglio d’Iseo, dove il giorno dopo il festival si sposta, lasciando lo spazio a varie attività per interagire con il luogo. La mattina comincia con BAO Natural Drift: una passeggiata che dal parcheggio di via Sebina attraversa il territorio a passo lento, immergendosi nel paesaggio circostante con consapevolezza fino a raggiungere il Castello e la Chiesa di San Rocco. Saranno questi i due teatri della performance di Tea And e il live set di Marestamagia e Clarissa Connelly. L’ultimo giorno si continua a respirare l’aria franciacortina addentrandosi nella Riserva Naturale Torbiere del Sebino, un delicato ecosistema del territorio bresciano preservato quasi intatto, per la performance di La Zona. Da lì il festival si raccoglie nella quiete monastica del Chiostro di San Pietro in Lamosa per il workshop per i più piccoli di Elia Piana e l’immersivo live set di Les Biologistes Marins.

Il weekend successivo, quello del 10, 11 e 12 Luglio, cambia pelle e trova la sua casa temporanea nelle altezze della Val Trompia. Si comincia il 10 luglio nel Chiostro di Santa Maria degli Angeli a Gardone Val Trompia, sempre uno spazio claustrale ma stavolta incorniciato dai versanti più scoscesi della valle, dove la natura invece accompagna con la sua asprezza il live set di Citron Citron e Missing Ear. Da lì si percorrono gli argini scoscesi della valle, fermandosi a bivaccare in una delle stanze e casette reperibili sul sito della zona o ci si dirige già verso la piccola Val Bertone, spottando qualche notte confortevole in zona. Da lì il giorno dopo si comincia ancora con BAO Natural Drift per immergersi nei boschi e nei sentieri che caratterizzano l’alta valle. Su questa scia un momento di riflessione e conoscenza del territorio curato da Sara Comincini, che precede il live set serale di Laura Masotto e Dan Zinkelman Unfall. L’ultimo giorno insieme sarà a Sarezzo, con un’ultima camminata BAO Natural Drift che parte dalla Parrocchia di San Giovanni Battista a Lumezzane fino al Santuario di Sant’Emiliano, dove il live set di Eric Chenaux e Antonina Nowacka chiude il festival con un lungo respiro condiviso. 

Dietro la musica e le camminate, però, c’è un lavoro meno visibile ma altrettanto centrale di BAO: la cura al centro di ogni scelta organizzativa, non come slogan ma come pratica quotidiana. Le luci sono tutte a LED, le scenografie modulari e riutilizzabili nascono dal legno bostricato della Val Trompia, e il cibo è solo vegetariano e a km zero, servito con materiali riciclabili tra cantine e fornitori del territorio. 

C’è poi un modo molto concreto per partecipare a questo impegno: scaricare Eco Moves Art, l’app nata dal percorso di transizione ecologica del festival che permette di calcolare le emissioni del proprio viaggio fino alle varie location del festival e, volendo, di compensarle con una donazione per progetti certificati di riduzione della CO2. La app stessa funziona anche come mappa degli eventi culturali sostenibili in Italia, utile ben oltre il festival.

Nel mosaico ecosistemico di un festival che attraversa due valli con attenzione e immersività, in un contesto in cui proporre aggregazione risulta sempre più difficile o inevitabilmente rivolto ai consumi, il messaggio è quello che a volte un festival può attraversare un territorio lasciandolo com’era, o anche un po’ meglio.