Sebbene la scuola italiana ce l’abbia fatto dimenticare con la sua presenza immobile, l’idea di scuola è un concetto aperto. È materia che si può plasmare a seconda delle intenzioni e delle volontà di chi la pensa, organizza, riunisce. Ne abbiamo riprova con le grandi scuole del Novecento: dalla tedesca Bauhaus, che sostituiva la lezione frontale con l’esperienza diretta, all’americana Black Mountain College, in cui l’educazione era – anche qui – più esperienziale che teorica. Una serie di possibilità che hanno attraversato il secolo e che ora sembrano interessare, in particolare, i festival più radicali e di ricerca. Ne è un esempio l’Unsound di Cracovia, che da tempo affianca al programma musicale un discourse program; ne è la novità più recente Terraforma, che quest’anno ha lanciato la sua personale Radical School.
Per farlo Terraforma è tornata a casa, a Villa Arconati, la dimora seicentesca alle porte di Milano dove tutto è cominciato. La Radical School pensata da Terraforma non è una scuola in senso proprio: non ci sono lezioni frontali, test, slide. Al loro posto troviamo il dialogo, l’ascolto, la condivisione. Dall’8 all’11 giugno, per quattro giorni, 15 ragazzi tra i 25 e i 40 anni, di estrazione e provenienza diverse (c’è chi arriva dagli States, chi da Berlino), si sono ritrovati a condividere alcuni spazi della villa con l’intento di apprendere attraverso l’esperienza collettiva, l’esplorazione artistica e la presenza condivisa. Questa piccola comunità campeggia assieme, mangia assieme, ascolta, registra e fa musica assieme. Dialoga. A tenere le fila del discorso, Donato Dozzy, dj, musicista e produttore romano, figura di riferimento della scena elettronica europea. Il punto di partenza: il field recording, le registrazioni ambientali.
Terraforma, proprio come la scuola, è materia che si può plasmare a seconda delle intenzioni e delle volontà di chi la pensa, organizza, riunisce. E per fortuna questa materia è più che viva.
«Il field recording è sempre stato parte della mia pratica», spiega Dozzy a lato di un’intensa sessione di lavoro collettiva. «Nella musica mi interessa quando c’è quell’ambiguità tra organico e digitale, quando non si capisce cosa è naturale e cosa digitale. È questo lo spazio d’ombra che ho provato a spiegare ai ragazzi». Il primo giorno gli alunni della Radical School hanno passato la giornata a registrare l’ecosistema sonoro della villa, tra il rigoglioso verde, il labirinto, i laghetti e le stanze nobiliari: «Fare field recording è un altro modo di ascoltare. Ed è molto personale quello che si registra: qui, ad esempio, c’è chi ha voluto inserire l’interazione umana, magari sbattendo porte o interagendo con oggetti, e chi ha invece lasciato che la natura e la villa parlassero», precisa Dozzy. Il secondo giorno, riuniti nella legnaia della villa, accanto alla splendida limonaia, gli studenti hanno iniziato ad approcciarsi a quei suoni per costruire delle composizioni di gruppo. Il terzo – sempre con il maestro romano al loro fianco in caso di dubbi, domande, consigli – è stato impiegato per lavorare sulla spazializzazione del suono, con l’obiettivo di realizzare composizioni che, nella giornata finale di giovedì, potessero diventare installazioni sonore riprodotte da un sound system multicanale all’interno del labirinto. «Mi mancherete tutti, uno a uno. Vi porterò nel cuore», il saluto commosso di Dozzy al termine degli ascolti collettivi nel labirinto. A giustificare come quando si crea una comunità del genere, le gerarchie saltano e l’umanità prende il sopravvento.
Prima della restituzione finale, però, c’è stato un altro momento che ha contribuito ad allargare l’idea formativa della scuola. Grazie alla partnership con Cotopaxi – brand outdoor molto attivo sul fronte sociale – che ha assegnato di due borse di studio complete e di due posti a quota agevolata, con l’obiettivo di rendere l’esperienza accessibile a giovani talenti e favorire nuove opportunità di crescita e formazione, è stato sviluppato un workshop sulla sostenibilità/circolarità. Insieme a Leonardo Plebani di Impact Studio, il tema dell’upcycling, del riuso dei materiali, è stato il centro di un laboratorio rivolto a una serie di ospiti scelti tra creativi, designer e musicisti della scena milanese, invitati a realizzare un’opera collettiva (il tema della condivisione, nella Radical School, è centrale) che ha rivestito la consolle dove Donato Dozzy si è infine esibito per l’intimo party di chiusura della scuola, appena fuori dal campeggio. Un’opportunità «per conoscersi e riprendere confidenza con la manualità nell’era digitale», come raccontato dallo stesso Plebani, che ha coordinato gli invitati. Al posto di brani da mixare e volumi da sistemare, questa volta si lavora su tagli, colori, cuciture. Un altro modo ancora di fare-assieme.
Cotopaxi ha organizzato un laboratorio rivolto a una serie di ospiti scelti tra creativi, designer e musicisti della scena milanese, invitati a realizzare un’opera collettiva (il tema della condivisione, nella Radical School, è centrale) che ha rivestito la consolle dove Donato Dozzy si è infine esibito per l’intimo party di chiusura della scuola,
Un evento così importante per Terraforma, però, non poteva concludersi senza un ultimo momento d’aggregazione sulla pista da ballo. Con un maestro così sarebbe stato uno spreco. E allora, in una cornice d’erba tra il campeggio degli studenti e il laghetto popolato solitamente dai pochi pescatori sportivi locali, Donato Dozzy è salito in consolle. Quello che ne è uscito è stata una festa intima, con luci rosse che si disperdevano tra i rami fitti degli antichi alberi del luogo, dove una serie di piccole comunità (quella degli studenti, quella dei creativi di Cotopaxi, quella degli avventori di Terraforma) si sono riunite in un rito collettivo magico-musicale per costruire una comunità ancora più grande.
Tra bassi roboanti, ritmi lenti e spesso spezzati, Dozzy è stato il cerimoniere di questo momento di scambio. Un rituale a bordo lago, diventato il miglior party di fine corso possibile, con la natura che – più che mai – non è rimasta sfondo, ma è diventata oggetto sonoro. Certo, camminando tra i sentieri della villa, a chi conserva il ricordo delle splendide giornate e nottate estive in Arconati sarà scesa una lacrimuccia. Ma Terraforma non è mai stato un progetto dallo sguardo rivolto al passato. Terraforma, proprio come la scuola, è materia che si può plasmare a seconda delle intenzioni e delle volontà di chi la pensa, organizza, riunisce. E per fortuna questa materia è più che viva.
















