È già passato un mese dal raduno di anarco-nerd evocato dai negromanti editoriali di D Editore e noi della “fanzine rivistata” Neurosifilide abbiamo deciso di festeggiare il primo mesiversario di Oblivion tracciando la rotta di questo galeone pirata, su cui noi, come tante realtà della cultura indipendente, siamo gagliardamente salpate, cospirando con Rivista Stanca nella convocazione di Micelio: l’assemblea delle riviste indipendenti.
Oblivion, prima di essere una fiera, è un collettivo. Ogni casa editrice indipendente che sceglie di partecipare può diventare una cellula egualitaria all’interno di un grande corpo pulsante che vuole ridare dignità al fumetto e alla letteratura di genere, ancora troppo spesso occhieggiata come minoritaria. Soprattutto, vuole riappropriarsi dal basso degli strumenti di produzione dell’editoria libraria, in mano a oligopoli maggioritari che flottigliano nell’equipaggio del Capitale. La grande novità di Oblivion quest’anno è stata quindi la proliferazione di nuove cellule da battaglia nell’Area Newborn, dedicata a progetti editoriali informali – senza ISBN – e self-publishing. Un ambizioso tentativo di collettivizzazione, concretizzato attraverso ore di assemblee e carrellate di chat e caselle di posta intasate – che fatica l’autogestione, in barba a chi dice che l’anarchia è solo caos e non serve organizzazione per smantellare le gerarchie!
Il barbarico e piratesco “yop” dell’equipaggio di Oblivion è assaltare il reale con l’irrazionale; mettere in dialogo realtà editoriali che si posizionano prettamente come di genere – fantasy, fantascienza, speculative, etc. – con un catalogo anche meno tassonomizzato, ma comunque slegato dal mero realismo contemporaneo, e che non vedono il genere come un limite a qualsiasi tipo di prosa letteraria. Il messaggio che vuole gridare Oblivion è che il genere non è un divertissement escapista per intrattenere, ma una risposta sovversiva alla letteratura borghese, la quale si avviluppa intorno a un realismo ipertrofico e minimalista, dal finale spesso consolatorio, una letteratura caratterizzata da una scrittura addomesticata, che non assalta davvero il realismo capitalista nel quale viviamo.
Non è una fiera prettamente nerd – se definiamo come nerd il “sottone” dei colossal commerciali didascalici e relativi Funko Pop, che ruba i soldi alla mamy per sbustare carte Pokèmon, infantilizzato e totalmente distinto dalla politica – ma un festival in cerca di risposte complesse per sfuggire a un’egemonia del controllo altrettanto irrazionale: un’iperstizione nerd, forse. La dimostrazione che spezzare la distinzione gerarchica tra letteratura alta e pop, ricalibrando egualitariamente tutto sullo stesso piano, è possibile: sia dando spazio a realtà editoriali che il genere già lo portano all’interno della loro offerta con modalità sovversive; sia mostrando a chi invece il genere lo vive ancora attraverso dinamiche egemonizzate dal brainwashing del mainstream iper commercializzato, che si possono risvegliare dal sonnambulismo in cui i prodotti slop li hanno imprigionati, appropiandosi anche di una lente più politica.
Del resto, nonostante per alcune élite editoriali il genere sia ancora ancillare, moltx lettorx forti non si cibano di quella che è comunemente denominata “narrativa letteraria”, ma di saghe con più cartelle di “Infinite Jest” su follettx, draghx, hobbit, space cowboys, e robottinx da addomesticare. Purtroppo c’è anche da dire che quei libri – caratterizzati più dalla trama che da velleità stilistiche – sono spesso indirizzati nelle tote bag dellx lettorx dalla mano invisibile dell’editoria maggioritaria e commerciale, mentre l’editoria indipendente ha la fama di offrire in catalogo solo narrativa dalla prosa sperimentale, per intellettualx che trascorrono le serate al Pigneto a comiziare sulla poeticità di un giro di frase.
Quindi, avvicinare più nicchie alla stessa fiera serve a metterle in comunicazione tra loro agevolando lo scambio e rendere noto ai più il grande segreto di pulcinella: le ibridazioni e le intersezioni ci sono, eccome. Il tutto condito dalla accentuazione della visione più politicizzata dell’editoria underground e dall’ambizione di premiare l’anomalia. Infatti, i panel che hanno scandito le due giornate di Oblivion sono stati pensati collettivamente per trattare ognuno di una diversa sfumatura, attraverso cui il genere può essere sovversivo. Si è chiacchierato dunque di tematiche accese, come letteratura di genere e transgenerità; genere e psichedelia; genere e spiritualità; genere e antispecismo; lo smantellamento del pregiudizio bianco nel fantastico e via discorrendo. Anche il gioco di ruolo e da tavolo più canonico e blasonato in questo contesto ha trovato un’anomala ribalta nell’area gaming dedicata e seguita dalla community Arx Draconis, attraverso una proposta dei giochi sviluppati dallx editorx presenti, volti a risvegliare la coscienza politica in chi gioca tra un tiro di dado e l’altro, rivendicando quindi il gioco come atto sovversivo.
Parlando di anomalia, tra i panel della domenica mattina nell’Area Dungeon ce n’è stato uno abbastanza peculiare – motore, ciak, azione: partiamo con la self promotion! – Micelio: la prima assemblea delle riviste indipendenti. L’appuntamento è stato convocato da noi (Neurosifilide) e Rivista Stanca con l’obiettivo di creare uno spazio safe(r) per ragionare collettivamente sui problemi del lavoro su rivista, che non si può ancora definire lavoro, perché se la struttura dell’editoria libraria indipendente è piuttosto fragile, quella della rivista lo è ancora di più. Non ci sono bandi a fondo perduto per riviste, quindi è spesso impossibile auto-sostentarsi se non diventando subalternx di realtà editoriali più articolate, o imponendo paywall e abbonamenti. Dunque, abbiamo tentato di ragionare su strategie per ridare al lavoro su rivista una dignità propria, una sostenibilità economica ed etica e creare una nostra rete di comunicazione. Rispetto all’ultimo punto bisogna considerare che, a differenza dell’editoria libraria, esistono poche fiere dedicate alla rivista culturale in cui incontrarsi (se non Firenze Rivista e, da ora, Oblivion), mentre l’universo delle fanzine e delle autoproduzioni (da cui noi veniamo), si basa sul collettivo e sulla rete che dilaga attraverso festival diy in spazi autogestiti e rappresenta un’identità radicale alla quale non tutte le riviste sentono di potersi agglomerare.
È proprio così che attraverso Micelio – che si ispira al lavoro portato avanti da Redacta, il sindacato dellx lavoratorx dell’editoria – abbiamo avuto l’occasione di discuterne in presenza e riproporre un modello di autogestione rizomatica in un contesto librario tipicamente più verticale, affermando la nostra volontà di farlo germinare anche in realtà editoriali che hanno avuto meno modo di esperienziare nel loro percorso una gestione orizzontale del lavoro. Questo anche grazie, appunto, a Oblivion, che col suo anarcobombing editoriale è più vicina alle modalità di autogestione; infatti, nella sua ricerca di struttura, ha trovato il modo per rimodellarsi in corso d’opera: noi, in quanto riviste, non eravamo presenti in fiera con uno stand in Area Panel editoriale o in Area New Born. Nonostante questo però, Oblivion ha compreso le nostre necessità creando un momento ad hoc in Area Dungeon, offrendoci formalmente due ore, più, informalmente, altro tempo nel vasto spazio verde della Città dell’Altra Economia, in modo da continuare l’assemblea arrostite dal sole romano.
Questo è solo il primo passo di un movimento che ambisce a proliferare come una colonia di allegri scarafaggi. Infatti, abbiamo creato un gruppo Telegram aperto a qualsiasi redattorx e redazione di rivista che voglia alimentare la discussione collettiva (Se volete entrare nel gruppo tg, non esitate a contattarci!); stiamo inoltre organizzando dei gruppi di lavoro per ragionare su come dare concretamente solidità e sostenibilità al lavoro editoriale su rivista. Convocheremo presto prossimi incontri in presenza dell’assemblea: probabilmente ci si becca al Salone di Torino, se non prima. Tirando le somme degli effetti a lungo termine del maleficio editoriale lanciato dalla fiera, è lecito dire che Oblivion possa rappresentare un ponte tra la tradizione dell’autogestione e la fiera libraria istituzionalizzata. Le case editrici hanno dovuto sostenere dei costi per affittare gli stand, ma più sostenibili e alla portata di piccolx editorx e ancora meno esosi per l’Area Newborn. Stand, tra l’altro, tutti della stessa misura, rifiutando la divisione in caste che rende invisibili i meno abbienti e premia case editrici che dispongono di budget più corposi.
In contrapposizione a grandi fiere librarie come Più libri Più liberi – per citare la più grande qui a Roma – Oblivion si rifà a un’organizzazione orizzontale e autogestita, similmente a sperimentazioni editoriali dal basso quali Marginalia o Staffette; e, soprattutto, lx editorx sono davvero soddisfattx delle vendite. Questo perché il pubblico era mosso da una genuina passione per l’offerta della fiera. Lo spazio più raccolto ha portato poi a un minore senso di smarrimento da non-luogo tipico dei centri polifunzionali e quindi l’attenzione si è concentrata di più sui racconti del catalogo di ogni editorx. Importante anche sottolineare che l’ingresso è stato gratuito, così ogni centesimo è stato effettivamente destinato all’acquisto di libri. Oblivion, come Ubik, ha trovato forse stratagemmi per curare quello sgradevole senso di entropia? Del resto, come diceva Bakunin: “È ricercando l’impossibile che l’uomo ha sempre realizzato il possibile. Coloro che si sono saggiamente limitati a ciò che appariva loro come possibile, non hanno mai avanzato di un solo passo”.

