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Scuba

19/5/2012, Tunnel Club, Via Sammartini 30, Milano

di Federico Spadavecchia

Giubbino di pelle sempre addosso e lo sguardo di chi la sa lunga. Non parliamo di Fonzie ma di Paul Rose aka Scuba, una delle principali divinità nell'Olimpo del dubstep. I primi successi li ottiene uscendo sulla storica label londinese Soul Jazz (di cui potete apprezzare il soundsystem in Triennale il 30 maggio), ma poi spiazza tutti scappando a Berlino. Incatenato nelle segrete del Berghain contamina la techno con l'iper basso, celebrandone l'unione con i party Sub:stance. Non contento, Scuba apre la sua Hotflush, label con cui scombussola ancora le regole del gioco - lanciando nomi quali Mount Kimbie, Joy Orbison, Sepalcure, Sigha -, e intanto coltiva il suo istinto techno con il progetto SCB. Serietà musicale assoluta che non immagineresti mai possa provenire dall’electro funk 80s con tendenze pop che vanno dai Midnight Star ai Pet Shop Boys. Ogni fase della sua vita artistica è ben raccontata da un album: il dubstep introspettivo di “A Mutual Antipathy”, la ricerca della quadratura delle proprie esperienze con “Triangulation” e la maturità con cui affronta il passato house anni 90 (vicino al mood di Classic) in “Personality”. Il futuro per Scuba è una scommessa già vinta, e questa è l’unica cosa che non ci stupisce.

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