Siamo abituati a pensare all’archivio come a una teca: qualcosa da guardare, ma senza toccare. Come se per conservare il passato fosse necessario congelarlo. E invece la memoria collettiva si è trasmessa proprio attraverso continui rimaneggiamenti e contaminazioni. La memoria, come il coccodrillo della Vucciria che compare nella copertina del nuovo disco dei Lero Lero, è un animale vivo: cambia pelle, si muove insieme alla comunità.
Il collettivo palermitano, formato da Alessio Bondì, Donato Di Trapani e Fabio Rizzo, lo mostra bene nel singolo „Salinai“: filastrocche surreali usate per contare ceste di sale che slittano poco a poco in un racconto – questo invece fin troppo reale – della miseria vissuta dai lavoratori. Negli altri brani, voci di antichi abitanti dell’isola si intrecciano con riff di basso insistenti, chitarra microtonale e synth dagli arpeggi ossessivi.
È un dialogo continuo tra materia e digitale, dove la pelle del tamburello suonato da Giovanni Parrinello si scontra con le pulsazioni elettroniche della drum machine, senza cercare una sintesi pacificata. L’album esce per Panta Records, Black Sweat e Shhh/Peaceful, realtà che si muovono su traiettorie ibride e innovative. Dal vivo, un materiale di questo genere trova la sua dimensione ideale, dove le voci smettono di essere documenti e tornano a essere corpo.
Geschrieben von Marta Perrotta