Chi c’era a Venezia sa. Più di un’ora di Meredith Monk: il suo rigore vocale, la sua freddezza e pulizia. Durante la performance il Teatro Malibran, tutto esaurito, si è scaldato sempre di più. Fuori faceva freddissimo, mentre dentro l’aria è diventata presto tiepida e appiccicosa, lasciandoci a galleggiare intontiti dentro un unico alito collettivo.
Ad un certo punto siamo rimasti tutti in maniche di camicia. Onestamente la sensazione era quella di una bolla di energia pronta ad esplodere, repressa da una tecnica strabiliante che però non concedeva spazio ad altro che non fosse uno sforzo puramente intellettuale. Alla fine Monk è stata celebrata da tutte e tutti, il giusto tributo a una carriera lunga sei decenni.
Subito dopo sul palco sono saliti Abdullah Miniawy, Robinson Khoury e Jules Boittin. È stato come sentire il tappo della bottiglia di champagne scivolare via dalle dita, il solletico sulla lingua delle bollicine rinfrescanti. Il caldo, da cappa quasi insopportabile, si è trasformato in vibrazione di energia perfettamente in accordo con la musica, uno Scirocco emotivo. Voce e tromboni che ad una tecnica sopraffina, quasi ultraterrena nel contrappunto e nel fraseggio, hanno unito un’emotività strabordante pescando a piene mani da jazz, avanguardia, tradizioni egiziane e prescindendo allo stesso tempo tutto quanto.
Abdullah Miniawy è un compositore, scrittore e cantante egiziano, ormai senza bisogno di presentazioni: un artista di fama internazionale originario del Fayoum e residente a Parigi. Insieme a Khoury, giovane trombonista francese di origini libanesi e Boittin esplora nuove dimensioni sonore attraverso una combinazione inusuale di tre strumenti “tenori”: la voce e due tromboni. Un’esperienza trascendente, purificante, di una bellezza estetica e interiore con pochi eguali.
Non è così rischioso affermare che questo grande regalo fattoci da Flaming Creatures, Klang e Trenta Formiche si candidi, nelle premesse, ad essere il concerto dell’anno. Per di più ospitato da un luogo suggestivo e perfetto per l’occasione come la Chiesa di Santa Maria Immacolata all’Esquilino. Il suo stile gotico è in qualche modo specchio perfetto della musica del trio: forme musicali e architettoniche che si sviluppano verso l’alto in un infinito arpeggio lussureggiante.
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Geschrieben von Giulio Pecci