Quanti locali hanno aperto a Bologna nel 2018? Bho. Saranno stati tanti, forse altrettanti quelli che nel frattempo hanno chiuso, ma a chi importa? Perché quel tempo in cui ogni apertura era una novità è passato quando le novità sono diventate troppe trasformandosi in consuetudine. Questa benedetta città del cibo alla fine si è avverata con il risultato che i bar e i ristoranti in centro oggi fanno un po‘ l’effetto dei negozi di souvenir sul ponte di Rialto. Ma vuoi mettere i tortellini con le gondole di plastica? Giammai.

C’è tuttavia un’altra caratteristica che avvicina sempre più Bologna a Venezia (e non è la finestrella sul canale in via Piella): è il fatto che i bei posti non sono scomparsi, ma bisogna andarseli a cercare. Evitando magari di localizzarsi.

Se da un parte, però, il turismo mette a dura prova la capacità di distinguere tra ciò che è bene e male, dall’altra emerge una dimensione locale fatta di botteghe di vicinato, mercati contadini ed esperimenti anti-gdo che stanno facendo diventare la città un interessantissimo laboratorio per un’economia alternativa riassunta, su tutti, da Camilla, il primo supermercato italiano completamente autogestito, e da quella piccola guida che mette insieme la Bologna eco-sostenibile di cui abbiamo parlato qui.

In mezzo a tutto questo ci sono, invece, quei posti che ci hanno dato un brivido di piacere. Eccoli di seguito.

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