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Scalo di Porta Romana

In tre anni la Fondazione Prada lo ha reso il più attrattivo degli scali

Geschrieben von Annika Pettini il 4 April 2018 Aggiornato il 15 Juli 2019

Sullo sviluppo degli scali ferroviari, gli ultimi grandi vuoti urbani in zone centrali o semicentrali, sono state fatte alcune ipotesi concettuali dagli studi SBA (Stefano Boeri), CZA (Cino Zucchi), EMBT(Benedetta Tagliabue), dagli olandesi Mecanoo e dai cinesi MAD (Ma Yansong) ed è stato fatto un Accordo di programma nel giugno del 2017. Delle sette aree però non tutte hanno la stessa probabilità di attrarre investimenti immobiliari, e noi pensiamo che lo scalo di Porta Romana sia insieme al Farini sia il più appetitoso per i developer.
Fino a qualche anno fa era considerata un’area più marginale, un po’ al confine tra l’ultimo pezzo di centro, cioè i locali di Porta Romana, accalcati tra via Sabotino e via Crema, e il problematico Corvetto, ma l’apertura della Fondazione Prada a sud dello Scalo e gli interventi immobiliari sempre di Prada nei dintorni hanno creato una situazione di grande fermento. In un tessuto urbano ancora pieno di capannoni e aziende (Mifarm, Gabetti, Milano Ristorazione, Ferrarelle, Amplifon, eccetera) ma anche di nuovi cantieri, ai locali preesistenti (Birrificio 7 Luppoli, la nuova sede del Plastic, il Fashion Club , trattorie come Tajoli) si stanno affiancando posti nuovi come il ristorante-ostello Madama, o il coworking Talent Garden Calabiana, oltre naturalmente il wesandersoniano Bar Luce. Presto atterreranno qui la nuova sede del Polidesign e Fastweb, mentre dall’altra parte dello scalo, a poche centinaia di metri sarà completato il nuovo Campus Bocconi.
Dopo l’inaugurazione dell’ultimo pezzo della Fondazione Prada, il nuovo edificio alto di Rem Koolhaas, che ospita i pezzi grossi della collezione, grandi installazioni, un ristorante e dei bagni sontuosi, hanno aperto in rapida successione ICA, un centro d’arte finanziato da collezionisti italiani e diretto da Alberto Salvadori, NFQ, una collaborazione tra il gruppo di Nero Editions e Fabio Quaranta, e DAS, lo studio-spazio di Davide Allieri, mentre a nord dello Scalo è cominciata l’attività frenetica di ORDET (Edoardo Bonaspetti e Stefano Cernuschi), in via Adige.

Infine, ora che la vittoria delle Olimpiadi ha arriso a Milano (senza concorrenti, per la verità), è qui che secondo i piani sarà costruito il villaggio olimpico, destinato poi a essere riciclato in alloggi per studenti (ma non per aiutarli a trovare residenze a buon mercato, bensì perché sono considerati il business più promettente del momento).

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