Gambrinus

ZERO hier: si scola l'omonimo elisir "par dame e cavalieri"

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Gambrinus Via Capitello, 18
San Polo di Piave

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Geschrieben von Redazione Venezia il 22 August 2019

Dal 1847. Siamo abituati a dare spesso per scontata la data di fondazione che è indicata in certe etichette e in certi locali. In questo caso però quel „dal 1847“, sta a significare che da più di un secolo e mezzo questa famiglia è abituata ad accogliere e deliziare i suoi ospiti. I loro nomi oggi sono Adriano, Rosa, Gianmaria, Marianna, e il giovane chef Pierchristian Zanotto: sommati assieme rappresentano l’anima del Gambrinus.

A due passi dal fiume Piave, nella sua piana discesa verso il mare, sorge questa storica locanda che oggi è un apprezzato ristorante, un bel parco, una sede per eventi di vario genere e un’enoteca pulsante. Partiamo dal fatto che passare di qui forse poteva essere normale per qualche viandante di metà ottocento o nei decenni successivi, ma oggi San Polo di Piave non è certo un imprescindibile caput mundi. E quindi se arrivate qui c’è un motivo ben preciso (ad esempio il premio Gambrinus Giuseppe Mazzotti per la letteratura di montagna) e avete già le idee chiare. Se invece siete curiosi un buon motivo ve lo diamo noi: l’Elisir Gambrinus. Perfetto per l’aperitivo, produzione propria dell’opificio nel quale si producono vini, liquori, grappe. La ricetta dell’Elisir Gambrinus, ve lo diranno orgogliosamente anche gli osti dell’enoteca (aperta dal 2008), segue ancora il documento manoscritto del maestro vinaio Giacomo, creatore del prezioso liquore. E poi c’è il parco, se non inciampate in qualche matrimoniaccio prestige.

Gru, pavoni albini, cigni, picchi e aironi animano lo scenario bucolico delle risorgive del fiume Lia. In questo punto della pianura, dopo un percorso sottorraneo dalle Prealpi, le „chiare fresche e dolci“ acque tornano alla luce: i viandanti della direttrice Aquileia-Opitergium, da sempre trovavano ristoro in quest’oasi di pace. E poi se il vostro portafoglio è abbastanza capiente perchè non mettere alla prova la creatività dello chef? Nei piatti si mette a frutto un’antica passione per i prodotti del territorio e per i cibi bio, unendoli alla tradizione iper local. Il fiume Lia infatti è popolato di crostacei e pesci d’acqua dolce. Nel menu si danza tra „spaghetti, scampo reale allo zenzero, erba Luisa, datterino in confit agli agrumi“ e „tagliolini neri tutta seppia, gambero viola e pomodoro emulsionato“, „anguilla magra alla legna di faggio, crema di wasabi e chips di polenta alla liquirizia“, „Magnum di ceci e quinoa dorato alle mandorle, verdure degli orti e mayo leggera“. Tutto da inaffiare con buon prosecco e con il raboso.