Les Pommes

ZERO hier: Si dà al romanticismo

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Les Pommes Via Pastrengo, 7
Milano

Zeitplan

  • lunedi 07:30–00
  • martedi 07:30–00
  • mercoledi 07:30–00
  • giovedi 07:30–00
  • venerdi 07:30–00
  • sabato 07:30–00
  • domenica 09–00

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Preise

Geschrieben von Corrado Beldì il 30 Oktober 2015
Aggiornato il 23 März 2016

Per fortuna c’è ancora qualcuno che detesta la parola blog: parlo della mia compagna di stasera, molto prolifica nel recensire ristoranti, che da qui in avanti chiameremo piccola foodie. È lei a portarmi da Les Pommes, ristorante piccolo ma accogliente in una via Pastrengo che ultimamente riserva molte sorprese.

L’architetto ha lavorato bene: molto sofisticati i tavoli con piano portaoggetti scorrevole. Un particolare che, mi fa notare la piccola foodie, potrebbe servire a schiacciare le dita del commensale irritante. Poiché mi piace tenere le mani basse, cercherò di essere simpatico. La cucina è a vista. Le luci, cosa insolita a Milano, sono davvero ben disegnate e creano un’atmosfera perfetta per una cena romantica. Mi piace la tavolozza dei colori, il pavimento a esagoni di cotto, che in un passaggio diventano di legno e le mensole piene di oggetti e di libri che conducono inesorabilmente alla Scandinavia e alla Francia: durante la cena lo scopriremo.

les-pommes-milano-ristoranti-salmone

Ci portano subito del burro salato. Un’accoglienza antica, in spregio all’intolleranza ai latticini. Mi piace molto la grafica del porta menu, che schiude immagini di farfalle e uccelli tropicali ma soprattutto una lista asciutta e ma molto interessante.

Breve momento di nervosismo della piccola foodie: ordina del pinot grigio, ma purtroppo non è disponibile al bicchiere (tranquilli, non è colpa vostra: è lei che è fissata sul vino).

È domenica sera e dunque stiamo leggeri: la piccola foodie prende dei cubi di salmone marinato con una crema di patate, Pernod e prezzemolo. La ragazza sceglie bene, non c’è che dire. Chi sceglie bene, mangia bene. Speriamo che non lo legga Nanni Moretti.

Ordino la terrina di foie gras con uva stufata al vino rosso e crumble di mandorle. Sofisticata al punto giusto, come la piccola foodie. Potrebbe essere una ragazza della rive gauche. Ho un sacco di voglia di andare a Parigi.

La musica è davvero ottima, una selezione di brani anni Sessanta, suadenti e tropicali, jazz melodico e un po‘ di folk postmoderno: è uno di quei rari casi in cui potrei averla fatta io (anzi, vorrei averla fatta io).

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Per secondo scelgo la tradizione: rustin negàa con punte di cavolo, patate e carote. Molto diverso da come sono abituato a mangiarlo (al Matarèl con Enrico): in questo caso si tratta di un filetto cotto per sei ore a bassa temperatura e avvolto in larghe fette di pancetta. L’esame è passato alla grande. Avanzo due patate e la piccola foodie mi rimbecca subito: «Troppe patatine al Bar Basso: non finire le pomme de terre a Les Pommes è un vero sacrilegio!». Come non darle ragione? Anche per la scelta dell’insalata di baccalà condita, tra le varie cose, con citronette al lampone e tanti fiori commestibili che alla piccola foodie piacciono un sacco. «Te li ho fatti trovare nell’insalata, non ti pare romantico?». Le confesso una passione per il Nord Europa. Dovremmo andare insieme a Oslo, a provare un paio di ristoranti.

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I dolci ci attirano, soprattutto il tiramisù morbido alle mandorle con fichi caramellati e gelato alla crema e il tortino al cioccolato, mela, cannella e saremmo anche sazi ma la piccola foodie è una vera tentatrice. Se cedo è tutta colpa sua: lo sa e accetta, di buon grado, di giocare il ruolo della capretta espiatoria.

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Ci portano una bella alzatina con quattro amaretti. Alcuni sono bitorzoluti e allora ci divertiamo a staccare le punte più gustose, facendo quei giochi che che da bambini si facevano coi Ringo. Chiudiamo la serata giocando, con un un po‘ di stupidità quasi adolescenziale: a Les Pommes è arrivato anche il Tempo delle mele.

Corrado Beldì