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Come rinasce un’edicola: il chiosco di Porta San Vitale diventa Fuori Pagina

Il nuovo progetto gestito da under 35. Giovedì 28 maggio l'inaugurazione

Geschrieben von Salvatore Papa il 28 Mai 2026

Foto di Lorenzo Burlando

La storica edicola Carella di Porta San Vitale riapre con un nuovo progetto. Si chiama Fuori Pagina, continuerà ad avere giornali, ma anche molto altro. A gestirla sarà un gruppo di circa venti persone under 35 riunite nell’associazione Fuori APS e coordinate da Francesco Lombardo, giovanissimo imprenditore nel settore dell’agricoltura fuori suolo e cofondatore di Aquaponic Design.

L’impresa familiare, portata avanti da Daniele Carella e dal figlio Fabrizio, si era fermata dopo anni di difficoltà legate alla crisi strutturale del settore. Il desiderio del titolare era però quello di non trasformare il chiosco in altro: «Ci propongono street food, ma noi vogliamo un giornalaio», aveva detto al Corriere di Bologna. E così è stato, nonostante negli ultimi 13 anni abbia chiuso il 57% delle edicole (dati Confcommercio).

Quel luogo attraversato nel tempo da studenti, residenti, artisti, politici e lavoratori notturni, anche per via degli orari estesi che per anni avevano caratterizzato l’attività, continua quindi a tenere fede alle sue origini, ma con uno sguardo nuovo. Fuori Pagina venderà, infatti, quotidiani e riviste, insieme a una selezione di editoria indipendente, pubblicazioni meno presenti nella distribuzione tradizionale e addirittura piante. Ma la trasformazione più importante riguarda il modo in cui lo spazio vuole essere frequentato: «Ci interessa l’idea di uno spazio accessibile e attraversabile – dicono – capace di creare familiarità urbana e occasioni di incontro attorno a pratiche quotidiane come comprare il giornale, leggere, fermarsi a parlare o scambiarsi informazioni».

L’edicola è pensata anche come luogo di permanenza, senza obbligo di consumo, una scelta che si inserisce dentro una riflessione più ampia sulla trasformazione degli spazi pubblici e commerciali nelle città, in particolare nei centri storici, dove le occasioni di socialità quotidiana non organizzata si sono progressivamente ridotte.

Il progetto nasce da un gruppo eterogeneo: c’è chi progetta spazi, chi lavora con le piante e i sistemi agronomici, chi si occupa di comunicazione e design, chi di chimica, chi di scienze sociali, chi di gestione di progetti complessi. L’unica dipendente a tempo pieno è Laura, l’edicolante.

«Guardiamo con interesse – raccontano – ad alcune esperienze che negli ultimi anni hanno ripensato piccoli spazi urbani come presìdi di prossimità e luoghi di relazione quotidiana: alcune edicole indipendenti contemporanee, ma anche progetti legati alle portinerie di quartiere e agli spazi civici diffusi. La dimensione commerciale per noi non è separata da quella culturale: la vendita di quotidiani, riviste, editoria indipendente e verde è parte di ciò che permette allo spazio di esistere e restare aperto nel tempo. Allo stesso tempo, non ci interessa l’idea dell’edicola come format temporaneo o operazione di marketing urbano. Fuori Pagina nasce dal desiderio di lavorare sulla continuità della presenza e sulla costruzione di relazioni durature nel quartiere».

E proprio con l’obiettivo di creare le condizioni per un rapporto meno isolato e polarizzato con l’informazione, riportandola dentro uno spazio fisico di confronto e conversazione, è prevista una programmazione di incontri, presentazioni e momenti pubblici legati all’attualità e alla produzione culturale indipendente, accogliendo anche proposte provenienti dall’esterno.

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