Foto di Ilaria Assenza

Geschrieben von Valerio S. il 10 Juni 2019
Aggiornato il 4 Juni 2019

Nel 1897 Giovanni Pascoli teorizzava di una parte di noi che rimane piccola anche quando cresciamo, arrugginiamo la voce e iniziamo a non credere più alle favole (o ai finali dei film di Muccino). Ovviamente stiamo parlando del fanciullino interiore, colui che ci spinge alla verità permettendoci di guardare ogni cosa con stupore e con aurorale meraviglia, insomma, per farla breve, per rapportarci alla vita come fossimo dei cuccioli di Golden Retriever.
Non mi vergogno ad ammettere che questa sensazione un po’ rétro e un po’ decadente la interiorizzo ogni qualvolta metto piede in un aeroporto. Datemi un gate e mi trasformerò in un mix tra Dorothy Gale e il ragazzino di “Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato” (il primo film ovviamente, l’altro neanche lo prendo in considerazione). Sì, perché molti tra i non-luoghi più stupefacenti fanno bella mostra di loro stessi nei terminal aeroportuali. E Malpensa non è assolutamente da meno, anzi.

Quante volte ho rischiato di perdere il volo, lasciandomi irretire dagli scaffali ipnotici dei supermercati o indugiando troppo su quel gelato nocciola e pistacchio che proprio non voleva smettere di provocarmi? Ce n’è veramente per ogni tipo di sindrome da acquisto compulsivo. Dagli hamburger alla pizza, dal lusso sfrenato dei grandi brand fino alla cucina etnica che ti si riproporrà durante il volo. Ma soprattutto, tra birrerie, vinerie, duty free e cotillon vari, c’è tanto, tanto da bere. Perché in fin dei conti il terminal non ti lascia mai solo, anzi, ti lega a potenziali compagni di bevute con un fuso orario migliore del tuo. E la prossima volta che ti sentirai a disagio di fronte al tuo prosecchino delle 10 del mattino, ricorda che a Kuala Lumpur è ormai pieno happy hour!