Ad could not be loaded.

Opposites United: Public Program

Quindici ospiti internazionali per un programma di talk fondate sul confronto tra opposti e orientate alla ricerca di una convergenza, di una sintesi possibile sui rischi e i temi della contemporaneità

Geschrieben von La Redazione il 9 April 2024
Aggiornato il 10 April 2024

Per il secondo anno consecutivo, KIA e ZERO portano a Milano, durante la Design Week, Opposites United: un programma di una settimana, dalla mattina alla sera, con installazioni artistiche e un programma pubblico di conferenze, performance artistiche e musicali con ospiti internazionali, esponendo ed esplorando gli attriti e le contraddizioni tematiche della contemporaneità. Si tratta di inseguire un’ambizione: trovare le chiavi di volta per costruire un metodo pubblico votato al confronto, al dibattito e alla sintesi. Un sogno antico, questo dell’unità, che non smette mai di essere praticato, in ogni era o epoca, dimostrando così la sua necessità. Opposites United impronta così un metodo prettamente dialettico, in cui ogni elemento dialoga, che sia esibizione, installazione o talk, ricopre un ruolo e una posizione precisa. In cui si possa, immergendosi e navigando tra gli aspetti più dibattuti della nostra contemporaneità, avere l’intuizione o la possibilità di una risposta, e aprire allora nuovi orizzonti.

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da ZERO (@zero.eu)

Come l’anno scorso, Opposites United propone un programma di talk totalmente gratuito lungo cinque giorno. Ogni talk è costruita sul confronto tra opposti: ognuna è orientata alla ricerca di una convergenza, di una sintesi possibile sui rischi e i temi della contemporaneità. Dall’uso dei materiali e del metodo che ne consegue nelle pratiche del design fino all’inedita esperienza spaziale e mnemonica di suoni e odori, passando per la complessione urbana e l’idea moderna di natura, alla contrapposizione tra struttura e giocosità, arrivando alle prospettive artistiche terrestri ed extraterrestri. Un public program orientato alla ricerca del senso tra l’apparenza delle opposizioni: ogni giorno è dedicato a un tema specifico, i cui guest speakers rappresentano prospettive divergenti attraverso le quali gli hosts (e curatori del talk) cercheranno di districare le ragioni e i motivi di tali divergenze, con l’intento di giungere, quando possibile, a un accordo. Alla fine, il sabato, tutti gli hosts si riuniranno in un simposio dedicato a confrontare i risultati, le opinioni e le storie emerse durante i cinque talk precedenti.

MARTEDÌ H. 19:00-20:00
Wood and Silicon

Moderata da Marco Sammicheli, con Martino Gamper e Nelly Ben Hayoun-Stephan

Legno e Silicio sono due materiali essenziali per il design e per plasmare il nostro futuro. Come ogni materiale è prodotto dall’ambiente e dalla storia naturale, ma ciascuno di loro presenta attributi, possibilità e definizioni uniche. Con la sua robustezza, versatilità e sostenibilità, il legno consente la costruzione di strutture fisiche e oggetti, mentre il silicio è al cuore dell’innovazione tecnologica. Questi due materiali sono lo specchio di due approcci complementari e differenti alla progettazione, che qui sono rappresentati da Martino Gamper e Nelly Ben Hayoun, dai loro diversi modi di immaginare il futuro come innovatori implacabili. Due estetiche ben definite, due modi di navigare nel mondo, due idee di progettare per gli altri.

MERCOLEDÌ H. 19:00-20:00
Memory and Impermanence

Moderata da Sarah Miles, con Sissel Tolass e Oliver Coates

Tanto il suono quando l’odore tendono a essere considerati come due mondi effimeri, poiché né visivamente né fisicamente tangibili. Tuttavia, spesso generano e scatenano effetti similari, soprattutto in merito all’attivazione della memoria e all’esperienza del ricordo. È proprio questo tema che entrambi gli artisti invitati hanno esplorato, seppur da angolazioni diverse: Oliver Coates attraverso il suono e l’udito, Sissel Tolass attraverso gli odori e l’olfatto. La conversazione andrà quindi ad approfondire le loro pratiche, laddove suono e odore, per quanto diversi nelle modalità percettive, convergono nell’offrire inedite esperienze e nozioni di spazio e tempo.

GIOVEDÌ H. 19:00-20:00
Natures and cities

Moderata da Andrea Staid, con Beatrice Leanza e Stefano Mancuso

Cosa comporta sopravvivere? Come ci rapportiamo alla nostra idea del futuro? La ricerca di Beatrice Leanza si concentra sull’immaginabilità del futuro attraverso la costruzione di mondi nelle pratiche progettuali. Miriadi di mondi si producono nelle varie forme di attivismo bottom-up e nelle azioni collaborative, dove l’agency culturale diventa centrale per l’empowerment di alleanze tra attori urbani e costellazioni creative interessate alla creazione di futuri inclusivi. Al centro della filosofia di Stefano Mancuso, iniziatore della neurobiologia vegetale, vi è invece l’interconnessione tra il vivente e il mondo non umano. Nel suo recente paradigma urbano, la “fitopolis”, propone la reintegrazione armoniosa della natura nello spazio urbano. Due ricerche diverse, due idee di città, due avanguardie e due modi diversi di intercettare l’innovazione attraverso i rischi che interessano l’idea di sviluppo, ma soprattutto due idee complementari di ciò che è necessario per la sopravvivenza, dove entrambe iniziano da un’idea di natura in cui è posta la possibilità di salvezza.

VENERDÌ H. 19:00-20:00
Potential and Doodelydoo

Moderata da Andrea Lissoni, con Mirko Borsche e Eva Franch i Gilabert

Il potenziale è qualcosa che è sempre pronto a sbocciare, a primeggiare e a prendere forma, una forma di solito ben strutturata e, in effetti, potenzialmente rivoluzionaria. Doodelydoo, al contrario, è descrivibile come un’attitudine, come un modo giocoso che incontra forme gioiose ed eclettiche, trasversali: una maniera difficilmente definibile. Nonostante queste due inclinazioni siano in evidente contrasto nelle loro restituzioni, l’una potrebbe inaspettatamente alimentare l’altra. Allo stesso modo, Eva Franch i Gilabert e Mirko Borsche rappresentano apparentemente due mondi totalmente opposti, seppur entrambi siano due “outsiders” nei rispettivi settori, poiché audaci nel prendere rischi creativi. La prima è una pensatrice critica e teorica nel campo dell’architettura e del design, il secondo un prolifico creatore nel campo del design grafico e dello stile. Entrambi, tuttavia, sono menti libere, unite da un senso comune di approccio diretto e incisivo, e sempre aperte all’umorismo.

SABATO H. 18:00-19:00
Spaziale e terrestre

Moderata da Emanuele Coccia, con Béatrice Grenier e Gulliermo Trotti

In che modo possiamo pensare all’arte su altri pianeti? Come viene percepita l’arte terrestre da un punto di vista extraterrestre? E qual è la relazione tra l’arte e il pianeta Terra, al di là delle equazioni spesso semplici che sembra formulare l’ecologia? Guillermo Trotti ha progettato edifici, ambienti e accessori dedicati alla vita umana sulla Luna e su Marte. Béatrice Grenier riflette e scrive da anni su come sia sempre l’architettura a consentire all’arte di esistere, poiché essa pretende spazio, e di radicarsi quindi nel paesaggio urbano e non urbano. Entrambi riflettono su ciò che potrebbe essere un’avanguardia nella cultura, sull’immaginazione delle pratiche artistiche di domani, e su quali rischi devono essere presi in considerazione. Due prospettive ad altezze diverse, ma che entrambe chiedono della relazione tra l’arte e il pianeta – qualche che sia.

SABATO H. 19:00-20:00
Simposio di chiusura

Moderata da Carlo Antonelli, con Emanuele Coccia, Karim A. Habib, Andrea Lissoni, Sarh Miles, Marco Sammicheli, Andrea Staid

L’unità degli opposti non è un’idea finita in sé stessa, ma un processo discorsivo che richiede una continua negoziazione. Essa non è propriamente solida, eternamente valida, ma piuttosto è metastabile: un luogo sapienziale in continua eccitazione, il cui ordine non si riscontra mai nella sua totalità ma momento per momento. L’unità richiede allora prima di tutto un’intenzione tesa verso un’ideale, verso quella convinzione eminentemente umana che pretende, per fascinazione, per sopravvivenza, per necessità, il riscontro di un senso che abbraccia ogni versione del mondo. L’unità è una visione, ed è così che il Simposio chiude il Public Program di Opposites United: riunendo tutti gli ospiti per cercare assieme le convergenze delle singolari suggestioni e visioni emerse in ogni singolo colloquio.