Superpang è una creatura “strana”. Spunta online nel 2020, nel mezzo della pandemia, e da lì inizia a macinare uscite discografiche, praticamente in sordina. Oggi uno sguardo oggi al suo catalogo su Bandcamp lascia semplicemente esterrefatti: centinaia di titoli diversi, da ogni parte del mondo.
Il focus, va da sé, non è univoco, ma è facile riconoscere dei fili rossi che attraversano praticamente tutte le pubblicazioni. In primis quello della sperimentazione sonora, senza compromessi di nessun tipo; e poi quelli dell’elettronica e dell’improvvisazione come eccitanti compagni di viaggio. In sei anni, senza uffici stampa, senza inserzioni a pagamento, senza strategie o calcoli marketing, senza neanche capire bene la collocazione geografica del progetto o chi (e quante persone) ci fosse dietro, Superpang è diventato il porto sicuro e desideratissimo per avventurieri sonori da ogni parte del globo. Insomma, a parlare è sempre e solo stata la musica.
Ora invece diamo voce a Christian De Vito, la mente dietro Superpang che una collocazione delle operazioni ce l’ha eccome: Roma. Abbiamo raggiunto Christian via mail per qualche domanda in lungo e largo sulle origini, il catalogo e le direzioni del progetto Superpang.
Partirei chiedendoti di te: quando nasce il tuo legame con la musica?
Rispondere non è semplice: parliamo di oltre quarant’anni fa. Da bambino ascoltavo naturalmente la musica dei miei genitori. Mio padre suonava in una band prog (non andarono oltre qualche cover del Banco del Mutuo Soccorso) ma in casa la musica era sempre presente. Ricordo bene i viaggi in macchina con Vasco, i Queen e Battiato in sottofondo. Da adolescente mi sono avvicinato all’hard rock e metal UK/USA, con le band più note di quel periodo. Il vero punto di svolta, però, è arrivato con Aphex Twin: nel 1994 acquistai l’EP “On” e, grazie ad alcune trasmissioni radio romane, nacque la mia passione per quella che allora chiamavamo musica “sperimentale”.
Questo percorso e queste scoperte come si intersecano a Roma?
Il mio percorso musicale è sempre stato profondamente legato a Roma. All’inizio frequentavo le serate di musica elettronica: ricordo il live degli Autechre al Forte Prenestino nel 1996 e i rave dell’hinterland romano, che ho seguito almeno fino al 1999. Parallelamente ascoltavo molto punk e hardcore, quella scena è diventata il mio vero punto di riferimento. È lì che ho trovato una bellissima comunità, persone che sono tuttora tra i miei migliori amici. Per me, l’esperienza sociale e quella live contavano molto più del genere musicale in sé; un approccio che è evidente anche oggi nel modo in cui gestisco Superpang.
Pensi che quell’ethos diy oggi sia rimasto in qualche forma? Se non c’è più, cosa l’ha sostituito?
Onestamente non frequento molto i concerti punk (se non reunion o tour di qualche band leggendaria) , quindi potrei anche avere una visione parziale: ci sono ancora gruppi punk a Roma? Non è una provocazione, davvero non ne sono a conoscenza. Più che l’estetica o il genere in sé, però, a interessarmi è sempre stata l’attitudine, il modo di stare al mondo. Se oggi quell’ethos sia scomparso da Roma non lo so, è possibile che non sia più così riconoscibile, ma che si sia trasformato, spostato altrove, magari in forme diverse, il che non è necessariamente una cosa negativa.
Sei un musicista anche tu quindi immagino tu abbia osservato e le varie fasi della vita musicale della capitale da più punti di vista, mi farebbe piacere capire come e quali sono le tue impressioni in merito
Beh, direi più musicista da “cameretta”. Non ho mai suonato dal vivo brani miei; ho fatto qualche dj set durante serate punk, ma non mi sono mai considerato né un musicista né un dj in senso stretto. Per rispondere alla tua domanda, posso parlare con cognizione soprattutto della scena hardcore/punk. Nel periodo della mia frequentazione più intensa (tra il 1999 e il 2006, più o meno) quella scena era letteralmente la mia famiglia. Organizzavamo e seguivamo moltissime serate a Roma, e quasi ogni weekend partivamo per concerti in Italia o all’estero. Era tutto estremamente naturale: chiunque abbia vissuto l’HC in quegli anni, e abbia la mia età, ti racconterà le stesse cose. Se perdevi un concerto, avevi la sensazione di esserti perso un pezzo di storia. E poi, dovevi esserci per supportare: era parte del nostro modo di vivere.
Arriviamo a Superpang. Quando, come e perché nasce questa esperienza?
Superpang nasce nel 2020, in pieno periodo pandemico. Sono amico e grande estimatore di Roc Jiménez De Cisneros, e inizialmente l’idea era quella di creare un’etichetta per pubblicare qualche LP del suo duo, EVOL (insieme a Stephen Sharp). Con l’arrivo del Covid però, e con i concerti sospesi, gli studi chiusi e l’intero settore fermo, ho iniziato a pensare a qualcosa di più ampio: un progetto che potesse sostenere musicisti e realtà che in quel momento non avevano alcuna fonte di reddito. Così, grazie anche ai rapporti costruiti negli anni, ho cominciato a coinvolgere alcuni artisti, adottando una ripartizione equa degli utili tra etichetta e musicisti. Puntare sul formato digitale, allora l’unico realmente possibile, e sulla piattaforma Bandcamp si è rivelata una scelta vincente: ha generato un certo interesse attorno ai primi lavori e ci ha permesso di crescere rapidamente, fino ad arrivare, dopo la pandemia, anche alle uscite su supporto fisico.
L’ultima uscita, mentre scrivo, è un album di Stefan Maier, artista di Vancouver, British Columbia. La prima era firmata da Guy Birkin di Nottingham. Nel mezzo hai coperto praticamente tutto il globo. Come è successo? Hai da subito abbracciato questa vocazione senza confini, si sono avvicinate le persone a te?
Come accennavo prima, tutto è nato da rapporti personali consolidati nel tempo. Per motivi di tempistiche, il primo numero di catalogo non è stato affidato a EVOL, ma a Guy Birkin, seguito da Kevin Drumm, un artista che ascolto e ammiro da quasi trent’anni.
Le prime uscite erano legate al mondo della Computer Music. In quel periodo fui invitato a partecipare a una compilation (poi trasformatasi in una serie) con un tributo al compianto Peter Rehberg. Peter, della Mego, ha veramente creato una grandissima community intorno alla Computer Music e la sua assenza lascia un vuoto incolmabile. Molti dei musicisti coinvolti in quel progetto sono oggi parte del roster Superpang, e diversi di loro sono diventati anche grandi amici. Per chi volesse scoprirle, consiglio di dare un ascolto alle uscite di quella serie, disponibili qui. Con il tempo, dopo le prime pubblicazioni, sono arrivate molte proposte e richieste di collaborazioni. Purtroppo non ho potuto prenderle tutte in considerazione: il volume di lavoro è alto e il tempo sempre limitato. Da novembre 2024 ho quindi deciso di non accettare più demo, almeno finché non avrò pubblicato tutto ciò che ho già in programma (o promesso). Per gioco ho anche realizzato del merchandising con la scritta “Superpang is currently not accepting demos. Thank you.” Le reazioni sono state quasi tutte positive: lo spirito goliardico era evidente e, detto tra noi, non è servito affatto da deterrente. Ma va bene così: non esiste modo migliore per scoprire nuova musica che continuare ad ascoltare demo e, soprattutto, andare ai concerti. Alcuni ti sorprenderanno, altri ti deluderanno, fa parte del gioco. Comunque, come hai notato, la tendenza a invitare musicisti dalle parti più disparate del mondo resta forte, ed è qualcosa che continua a dare forma all’identità stessa di Superpang.
Domanda impossibile: c’è un disco del catalogo a cui sei più affezionato e perché?
Sì molto difficile. Essendo un grande appassionato di vinile, direi che il disco a cui sono più legato è il primo LP che ho prodotto: “Vertical” di Mats Gustafsson e Tony Lugo, catalogo PANG1. È stato il punto di partenza concreto di tutto, e per questo conserva un valore speciale. Poi ovviamente anche tutte le collaborazioni con Roc, sia per quanto riguarda EVOL, sia come master engineer di molti lavori Superpang. La cosa a cui sono più legato è il rapporto umano con le persone che incontro.
Tre che secondo te sono rappresentativi di Superpang, che consiglieresti a chi si vuole approcciare al catalogo e perché?
Ti darò una risposta semplice: il cuore di Superpang non è legato a un genere musicale preciso. Per questo le tre uscite che considero più rappresentative sono molto diverse tra loro.
PANG6 | EVOL – The Worm
PANG16 | Aleksandra Słyż – Tonarium Live
PANG22 | FRANKIE & Battle-ax – Angelwhack
Tre lavori che, pur lontani per suono e provenienza, incarnano bene lo spirito dell’etichetta: libertà assoluta, sperimentazione senza compromessi e dialogo costante tra mondi musicali differenti.
Con le prime uscite l’identità visiva di Superpang era molto definita. In queste ultime mi sembra tu stia lasciando molto spazio agli artisti. C’è un pensiero definito dietro questa cosa o è un’evoluzione naturale?
Sì, tutte le grafiche delle uscite del catalogo SP seguivano un’estetica coerente: dalla numero 1 alla 100, poi una seconda serie fino alla 150 e una terza fino alla 200. La “collana” SP è conclusa: è iniziata e terminata simbolicamente con Guy Birkin. Ora stiamo portando avanti il catalogo PANG, che include uscite di ogni tipo: formati fisici (LP, CD, Tape), digitali, e anche alcune pubblicazioni editoriali, alle quali sono molto legato. In questo nuovo contesto, ogni artista ha piena libertà nel gestire l’artwork. Resto comunque molto affezionato alle prime pubblicazioni digitali: la grafica progettata da Joe Gilmore era essenziale ma di grande impatto. Mi affascinava soprattutto la continuità cromatica tra le varie uscite, un dettaglio sottile che non tutti hanno colto, ma che contribuiva all’identità visiva dell’etichetta.
Che rapporto hai con il mondo discografico generalmente parlando?
Direi che ho un rapporto solo come cliente. Con l’etichetta collaboro con Boomkat per la distribuzione digitale, ma per i dischi fisici non mi appoggio ad alcun distributore. Resto pienamente indipendente: mi avvalgo di alcuni collaboratori per le spedizioni, ma la gestione della label è interamente nelle mie mani, ospitato ovviamente da Bandcamp. Oggi procedo con calma, nonostante il numero di uscite sia ormai piuttosto ampio, ma non sento la necessità di fare diversamente.
Hai mai immaginato cosa fare se un giorno Bandcamp dovesse chiudere i battenti?
Ci ho pensato, sì. Probabilmente, senza Bandcamp, metterei in pausa l’etichetta. Mi piacerebbe concentrarmi sulla stampa in vinile e CD di tutto il catalogo uscito finora. Una specie di archivio fisico, tangibile. Realisticamente, è un lavoro che richiederebbe tre vite. Forse.
Un disco che ancora non sei riuscito a pubblicare ma che vorresti molto inserire in catalogo?
Ti rispondo così: mi piacerebbe molto collaborare di nuovo con Aleksandra Słyż, un’artista, e una persona, davvero eccezionale. Se devo fare un nome su tutti: Jefre Cantu-Ledesma.
Un’altra domanda complessa. Partendo dallo sterminato catalogo di Superpang, secondo te qual è la corrente musicale in questo momento più creativa e interessante?
È facile capire cosa “funziona” guardando portali e negozi online: i generi più visibili sono quelli che girano di più. Generalizzando (e senza voler offendere nessuno) il feedback che percepisco è questo: c’è un forte amore per i beats, per una musica orientata al dancefloor, tra techno, dub e affini. Il jazz e l’improvvisazione, invece, spesso mettono più distanza. Poi si tende a restare su artisti già affermati, più che rischiare su ascolti nuovi. Poi è chiaro, non si può fare di tutta l’erba un fascio, e per fortuna esiste anche un pubblico che va esattamente nella direzione opposta. A me, però, il “trend” interessa fino a un certo punto anche perché ciclico. Mi interessa la qualità, secondo il mio gusto. E, se possibile, supportare anche le cause perse in partenza. Al momento Superpang non è il mio lavoro e posso permettermi di sperimentare, se poi le cose cambieranno penso che ve ne accorgerete. Poi c’è un discorso molto complesso e lungo che si può sintetizzare in poche parole: in pochissimi comprano la musica.
Concludo prendendo spunto da questo discorso per chiederti i tuoi artisti Italiani preferiti, catalogo o non catalogo.
In Italia ci sono moltissimi artisti affermati come Lorenzo Senni, Caterina Barbieri, Giuseppe Ielasi, gli immensi ZU! Ma mi piacerebbe citare i “miei” tellKujira (che oggi mentre rispondo a queste domande hanno un disco in pre-order su Superpang), Francesco Corvi aka Nesso, romano che vive a Berlino, Fabio Perletta, Riccardo La Foresta, Daniele Fabris…tanti.







