Avere vent’anni e fare grandi dischi. Kai Slater è del 2005: quando è scoppiata la pandemia Covid era poco più che adolescente. Quella bolla piena di contraddizioni e privazioni lo ha proiettato immediatamente verso la scena locale, in cui si è inserito in modalità 100% DIY perché l’industria, musicale e non, a Kai non sta molto simpatica. Ha fondato una sua fanzine, Hallogallo, che è anche una micro label discografica; il suo primo album, “Turtle”, se l’è completamente autoprodotto e il lo-fi è il suo marchio di fabbrica.
Che musica suona? Lui racconta che ha iniziato ad ascoltare dischi in un negozio vicino l’università dove lavora il padre: prima ha sceglieva i dischi dalla copertina, poi si è avvicinato alle produzioni punk, poi a quelle garage, freakbeat e psichedeliche. E lì è rimasto, tra chitarre jangle, voci riverberate, echi 60s e 70s.
Il 2025 è stato un anno iper prolifico: con i Lifeguard, di cui è membro, ha fatto uscire un album per Matador, mentre con il suo progetto solista, Sharp Pins, è uscito per due volte sulla mitica K Records con i dischi “Balloon Balloon Balloon” e, soprattutto, “Radio DDR”, lavoro incensato trasversalmente (e giustamente) dalla critica musicale. Kai, non crescere mai!
Written by Nicola Gerundino