Ascoltare Nathan Fake è un po’ come riabbracciare un caro amico a cui non hai mai smesso di voler bene. Giunto alla soglia del suo settimo album, il compositore inglese sembra esser “invecchiato” in una felice maturità, grazie a una perfetta congiunzione tra tecnologia vintage e una creatività sempre spiccata.
Nonostante siano trascorsi un bel po’ di anni dall’uscita del suo primo album sulla Border Community di James Holden, la sua musica continua a stimolare ogni centro del piacere mentre si espande e si contrae lentamente. Dopotutto lo stesso Fake ha descritto il suo ultimo disco, “Evaporator”, come un album di «musica da giorno», fatto di astuzie IDM, rimbalzi techno e garage britannico.
Una vera e propria oasi di relax in cui il produttore del Norfolk esplora vasti paesaggi sonori, dove i synth sembrano immersi nel bagliore del tramonto e la melodia brilla all’interno di esso. Lontano dalla catarsi rave degli esordi, Nathan Fake abbraccia la luce, perché dopotutto a breve sarà primavera e non possiamo farci trovare impreparati.
Written by Fabrizio Melchionna