Punto fermo dell’underground elettronico di Londra, fondatore del collettivo ed etichetta XQUISITE, collaboratore di Yves Tumor e Felix Lee. L’ultimo lavoro del londoner Oscar Khan ha un titolo sibillino e programmatico allo stesso tempo: “the names of god”.
Mezz’ora di claustrofobia dal retrogusto nostalgico, di beat marci e velocissimi che si alternano a sensibilità post-emo e lo-fi nelle liriche. Arrangiamenti che sono cartoline sfocate, incastrate in una condizione esistenziale a metà tra un passato che iniziamo a ricordare con fatica e un futuro che non sembra mai arrivare. Rispetto all’esordio del 2021 “woodland dance”, sembra esserci meno resistenza, meno tensione, meno voglia di combattere, meno messa a fuoco.
Insomma, ascoltiamo cartoline sonore che sembrano le vestigia delle nostre città. Il concetto di metropoli ormai sta perdendo sempre più il suo senso e attanaglia gli abitanti in un abbraccio dolce e fatale. Un abbraccio che oxhy porta a Roma per il terzo appuntamento della rassegna di Klang che esplora le declinazioni più avanguardistiche del concetto di “urban“.
Written by Giulio Pecci