Il percussionista Bijan Chemirani è tra i più interessanti interpreti dello zarb, il tamburo persiano dalla forma a calice. Nato in una famiglia di musicisti – il padre è il maestro Djamchid Chemirani – ha iniziato a suonare molto presto, trasformando uno strumento della tradizione in un terreno di dialogo con musicisti e culture diverse.
Negli anni Chemirani ha costruito un percorso fatto di collaborazioni e attraversamenti: dalla musica persiana al jazz, fino alla contemporanea. Il ritmo, nel suo caso, non è solo accompagnamento ma una struttura narrativa che tiene insieme mondi sonori lontani.
A Roma arriva con L’Antidote, progetto condiviso con il violoncellista Redi Hasa e il pianista Rami Khalifé. Tre musicisti con traiettorie geografiche diverse – Iran, Albania, Libano – che trovano un punto comune in una musica fatta di ascolto e improvvisazione.
Il risultato è un paesaggio sonoro essenziale: pianoforte, violoncello e percussioni si inseguono, si sovrappongono, trovano equilibri momentanei. Più che una fusione di generi, è una conversazione in tempo reale.
Written by LR