Ristorante Tesoro

ZERO here: Beve la Tsingtao a temperatura ambiente

Foto di Marzo Vassalli su Zomato

Contacts

Ristorante Tesoro Via Rosmini, 14
Milano

Time

  • lunedi 12–00
  • martedi 12–00
  • mercoledi 12–00
  • giovedi 12–00
  • venerdi 12–00
  • sabato 12–00
  • domenica 12–00

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Food

Prices

Written by Simone Muzza il 6 April 2016
Aggiornato il 8 February 2018

Per mangiare un hot pot indimenticabile è sufficiente andare in Paolo Sarpi, svoltare in via Rosmini, ignorare il richiamo di una SPA cinese, salire due piani di scale (per i pigri c’è l’ascensore), superare un centro di medicina cinese e schivare il ristorante Famoso sulla destra.
Ok, siamo entrati: la prima cosa che notiamo è il fumo delle zuppe dei commensali, al 100% cinesi fino al nostro arrivo; la seconda sono i frigoriferi colmi di pezzi di carne, pesce, verdure, funghi e altri cibi indefiniti crudi e pronti da cuocere; la terza il tripudio di salse self service – queste non refrigerate.

Il buffet all-you-can-cook
Il buffet all-you-can-cook
 
Nessun cameriere ci prende in considerazione, così andiamo alla cassa, che è esattamente e stranamente dall’altra parte rispetto all’entrata. Ci sistemano in una sala sfortunata, un privé dove si può anche fumare ci dicono, ma è l’unico posto libero al momento.
Appena seduti, Sara dice che il luogo le ricorda molto una delle trattoria della Cina che ha visitato, dove tutti bevono la birra Tsingtao a temperatura ambiente. Arriva il cameriere e ci chiede come desideriamo la nostra hot pot, ovvero la nostra fondue o brodo che dir si voglia in cui cuocere le pietanze che sceglieremo: ci sono varie opzioni, piccante, pesce, anatra, verdure, ossa di maiale, piedi di maiale, vitello e altre. Ci domanda anche se preferiamo la birra fredda o a temperatura ambiente, e così decido che il nuovo discriminante per capire se un ristorante cinese è tipico o meno sarà questo: troppo scontato ormai guardare la nazionalità degli avventori. Grazie Sara!

L'hot pot piccante
L’hot pot piccante
 
Andiamo al buffet: non sono uno chef e dunque faccio fatica a capire se i cibi crudi (verdure a parte) sono di buona qualità, tuttavia l’aspetto mi attira. Riempio solo tre piatti perché non ne so portare di più: in uno metto noodles, verdure e funghi; nell’altro pesce (chele di granchio, gamberi, cicale, fasolari, calamari, seppie) e carne (pollo, maiale, manzo, trippa, lingua, agnello, fegato?, intestino?: non lo so, e le descrizioni in ideogrammi non mi aiutano).
Tornando al tavolo scopro che ci hanno spostati perché non si accende una delle postazioni per scaldare l’hot pot e trovo il mio brodo piccante già bello in ebollizione. Cominciamo a mangiare cuocendo una pietanza alla volta, poi ci prendiamo gusto e cominciamo a cuocere più cose contemporaneamente e a intingerle in mille salse, anche pesce e carne e verdure e funghi e pasta finalmente insieme, godiamo e la mia bocca si tinge di rosso fuoco. Sarei anche pieno e soddisfatto, ma Matteo, il nostro Cicerone che era già stato qui, mi comunica che è possibile farsi cucinare alla piastra qualsiasi cosa, e allora riparto con un mix di mare-monti che manco nei menu dei ristoranti anni 80: sono buoni, ben cotti e saporiti con una spezia che potrebbe essere coriandolo.

I gelati sono buoni (cit.)
I gelati sono buoni (cit.)
 
Anche se nessuno ci porta via quel centinaio di piatti sporchi che abbiamo davanti, decidiamo di provare il gelato: bisogna aprire un frigo che potrebbe contenere qualsiasi cosa, e infatti di fianco ai gelati multicolore ci sono dei ravioli. Per un attimo penso di riaccendere l’hot pot, ma poi desisto perché non vedo l’ora di usare il cucchiaio per il gelato, naturalmente immerso in un’acqua che ha già sorbito i gusti di tutti i commensali della serata.
Andiamo a pagare i nostri 18,90 € per la formula all-you-can-cook bevande escluse e usciamo freschi, felici e pronti per un drink a base di whisky (purtroppo la SPA era già chiusa).

Simone Muzza
Con la straordinaria partecipazione di Sara Porro e Matteo Lenardon