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Trattoria dal Pescatore

ZERO here: Pesca l'astice alla catalana e scherza coi camerieri sardi

Categories Restaurants
quartiere Porta Romana

Contacts

Trattoria dal Pescatore Via A. Vannucci, 5
Milano

Time

  • lunedi chiuso
  • martedi 12:30–14:30 , 20–23
  • mercoledi 12:30–14:30 , 20–23
  • giovedi 12:30–14:30 , 20–23
  • venerdi 12:30–14:30 , 20–23
  • sabato 12:30–14:30 , 20–23
  • domenica chiuso

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Prices

C’è un tipo di ristorante di pesce che non ha bisogno di Instagram per esistere. Niente mise en place da fotografare, niente chef che esce dalla cucina a spiegarti la filosofia del piatto. Solo tavoli pieni, odore di mare, e un cartello “completo” che sembra lì da prima che tu nascessi. Questo è uno di quelli.

Cristian, che ci lavora e conosce ogni angolo di questo posto come le proprie tasche, te lo dice subito con una certa soddisfazione: la generosità è il principio fondante della cucina qui. Non si lesina su niente — né sulla materia prima, né sul condimento, né sulle porzioni. Il pesce arriva fresco e viene trattato con quella confidenza che hanno solo i cuochi che sanno davvero quello che fanno: niente timidezze, niente minimalismo da copertina. Si cucina per far mangiare bene la gente, e si vede.

Se c’è un piatto che devi ordinare — e Cristian te lo confermerà senza esitazioni — è l’astice alla catalana. Non perché sia il più scenografico. Ma perché è fatto come si deve: materia prima seria, un equilibrio tra la dolcezza del crostaceo e l’acidità del condimento che sembra banale finché non lo mangi e capisci che non lo è per niente. È il tipo di piatto che ti fa pensare “perché non mangio sempre così” mentre stai ancora masticando il primo boccone.

L’astice è pura ciccia di mare. Carnosa, succulenta, godereccia. Passione pura per chi vuole affondare i propri canini nel meglio che il mediterraneo possa offire.

L’astice dalla Trattoria del Pescatore è pura ciccia di mare. Carnosa, succulenta, godereccia. Passione pura per chi vuole affondare i propri canini nel meglio che il mediterraneo possa offire.

Poi ci sono i paccheri di mare con bottarga. Potrebbero sembrare una combinazione ovvia — mare su mare — ma il sughetto che li accompagna è una cosa a parte, di quelli che vorresti brevettare o almeno portarti a casa in un barattolo. Sapido, profondo, con quella nota iodica della bottarga che non sovrasta il resto, ma le amplifica. Non è un primo raffinato nel senso contemporaneo. È un primo buono, che è una cosa diversa e spesso più difficile da ottenere.

I camerieri sono un’istituzione a sé. L’ospitalità sarda autentica non è quella patinata dei resort sulla Costa Smeralda — è qualcosa di più brusco, più diretto, più umano. Ti portano il mirto al tavolo a fine pasto, perché qui non puoi dire di aver mangiato se non hai la lingua impastata da quella nota di bacca mediterranea che ti chiude lo stomaco. Comunque, tornando al personale: fatti consigliare — non fare il turista che fissa il menu per venti minuti. Chiedi a loro cosa c’è di buono oggi e fidati.

Pesce fresco, cucinato senza fronzoli e senza la pretesa di reinventare qualcosa che funziona già. Nessun fighettismo, nessun percorso degustazione, un rapporto qualità-prezzo che a Milano è diventato quasi una leggenda urbana. E quel cartello “completo” fuori dalla porta che — adesso che ci pensi — è la migliore recensione che un ristorante possa avere.