Bar e ristoranti apriranno nella fase 2?

Ristoratori e bartender ci raccontano cosa potrebbe accadere nel loro futuro

Written by Martina Di Iorio il 23 April 2020
Aggiornato il 24 April 2020

Possiamo partire da tanti, troppi punti. In quello che è sicuramente uno scenario dai toni torvi, senza escludere nessuna categoria di lavoratori, c’è un nodo fondamentale che riguarda le attività di ristorazione in generale intese. Bar, cocktail bar, pub, ristoranti di ogni genere stanno attraversando una delle più grandi recessioni mai affrontate, e a sentire bene dai piani alti sono proprio questi comparti (insieme al mondo dello spettacolo e intrattenimento) a dover aspettare di più prima che la spada del lockdown si levi dalla loto testa.

Considerate attività ad alto rischio sulla base del fatto che in questi luoghi contenere il contagio tra persone è molto difficile e l’assembramento regna per natura, i bar e i ristoranti stanno aspettando con ansia di capire quali misure devono essere adottate per poter riaprire in sicurezza. Ma soprattutto stanno considerando se riaprire, al netto di queste limitazioni che ora vediamo, sia sostenibile per molti di loro. Distanziamento di almeno due metri tra i tavoli, apposizione di una segnaletica a terra per regolare le forme di assembramento tra persone, “corridoio” (si deve capire ancora cosa si intenda con questa espressione) di passaggio per arrivare al bancone, divisori tra tavoli. Oltre a dispenser di gel antibatterico, sanificazione periodica degli ambienti (che ha un bel costo) e ovviamente mascherine e guanti per tutto il personale.

Distanziamento di almeno due metri tra i tavoli, apposizione di una segnaletica a terra, “corridoio” di passaggio per arrivare al bancone, divisori tra tavoli.

Per questo motivo molte voci di questo settore si sono riunite sottoscrivendo una lettera al Presidente Conte dove si chiedono aiuti tangibili e sgravi fiscali, dimostrando concretamente che molte delle misure che si dovrebbero adottare sono poco sostenibili per la maggior parte delle attività. Abbiamo parlato con uno dei fautori di questa missiva, che ad oggi raccoglie 1000 attività in tutta Italia sotto il nome di SOS Bar e Ristoranti, Luca Marcellin proprietario del Drinc. Ci ha detto come con questa iniziativa – portata avanti insieme a Paolo Baccino – si voglia chiedere al Governo di poter partecipare in maniera attiva al tavolo delle trattative per potersi confrontare sui punti della messa in sicurezza e quindi delle aperture.

“Ancora c’è molta incertezza, non abbiamo risposte esaustive e le voci che circolano sulle probabili misure di sicurezza che dovremmo adottare per una plausibile apertura sono del tutto insostenibili per noi. Ci sarebbe secondo una stima un fatturato del 60/70 % in calo con una occupazione dei nostri locali all’80%. Considerate che ad oggi si ipotizza che in un locale di 40 mq possano entrare contemporaneamente due persone. I miei due locali sono molto piccoli e dovrei in teoria aprire tenendo conto di queste limitazioni impensabili. Ricordiamoci inoltre che la maggior parte dei locali in Italia è di piccole dimensioni, si assisterebbe alla morte di molti bar e ristoranti. Vogliamo perciò essere ascoltati e dire la nostra, vogliamo chiarezza e soprattutto chiediamo aiuti tangibili, che ad oggi, non si sono ancora visti. Preferiamo aprire più tardi, con la curva di contagi in netta discesa, che aprire a maggio ma con condizioni vessatorie.” Dice Luca Marcellin.

In una previsione funesta e al contempo verosimile che prevede la chiusura di una attività su 5, già molte sono le saracinesche che non apriranno più. Se volete dare un occhio più attento alle richieste di questi imprenditori cliccate qui. La lista dei partecipanti è in continua crescita e se si vuole sottoscrivere l’iniziativa basta mandare il proprio nome, cognome e nome del locale a info@thebalance.it.
Per farci un’idea più precisa siamo andati a raccogliere altre testimonianze di imprenditori a Milano, proprietari di alcuni noti bar sparsi nella città. Vi riportiamo le loro impressioni e le loro speranze, come stanno pensando di ripartire e che problemi andranno ad affrontare.

Edoardo Nono, proprietario del Rita e del Rita’s Tiki Room, ci spiega:
“Non abbiamo le idee chiare perché non sappiamo ancora quale saranno le imposizioni di legge per il nuovo modello di lavoro. Brancoliamo ancora nel buio. Il buonsenso ci fa capire che dobbiamo ridurre il numero dei coperti all’interno del locale: da 50 seduti a un massimo di 20/25, e istituzione di fasce orarie con criterio preferenziale per chi prenota.

L’esigenza di tutti sarà quella di far rendere i posti il più possibile. Per regolamentare l’accesso metteremo una specie di receptionist collegata con un cameriere all’interno tramite radio. Il lavoro di questa persona sarò duplice: da un lato segnalare i posti disponibili e regolare il flusso; poi misurerà la febbre con i termoscanner cosa già in atto in molti supermercati. Altra possibilità è quella di attivare take-away di prodotti confezionati all’interno e consumati all’esterno. Secondo me è un momento altamente transitorio, staremo a vedere. Tutto il personale ha ovviamente maschere e guanti. Stiamo pensando alla nuova drink list e soprattutto alla possibilità di scaricarla, così che il cliente la veda direttamente sul telefono. Stiamo considerando però i costi di tutto.”

Lo Stato deve intervenire con prestiti e sgravi fiscali, supportare e aiutare non illuderci: economicamente non possiamo riaprire.

Matteo Russo è il giovane proprietario del Ghe Pensi Mi, affollatissimo locale in Piazza Morbegno, Nolo. Per lui aprire così non ha senso:
“Per me è una pazzia se si riaprisse il 4 maggio vista ancora la situazione sanitaria. Comunque si pensa che questo possa avvenire tramite un processo graduale, magari con un ok da metà o anche fine maggio. Se le voci che stanno circolando ad oggi – perché ricordiamoci che ancora non ci sono direttive ma soltanto voci che circolano – sono definitive, non è gestibile un’apertura in quei termini.

Parliamo di plexiglass, 1,50 m di distanziamento o quello che sia che in un locale non è possibile. Siamo dei luoghi di aggregazione, non un supermercato. Al Ghe per esempio dovrei avere 30 coperti massimo e non potrei rimettere al lavoro tutti i miei dipendenti, continuando così la Cassa Integrazione. Poi ci sono tutta una serie di costi, come ad esempio l’affitto, che diventano molto pesanti da sostenere. Molti colleghi non riusciranno ad aprire perché con le condizioni che si vociferano è molto difficile tornare a operare. Lo Stato deve intervenire con prestiti e sgravi fiscali, supportare e aiutare non illuderci: economicamente non possiamo riaprire.”

Mi dispiace soprattutto il clima inquisitorio e sanzionatorio che si sente nell’aria, invece che avere comprensione e aiuti.

Maurizio Stocchetto, proprietario dello storico Bar Basso, chiede più chiarezza:
“C’è ancora molta incertezza, non ha senso dare una previsione quando ancora non ci sono direttiva chiare e precise. Stando a quello che si vocifera non ha di certo senso riaprire con quelle limitazioni così stringenti. Distanziamento, contingentamento all’ingresso: come posso impedire ai miei clienti di festeggiare al Basso? Il Basso vive di grandi numeri, di grandi celebrazioni, così non è possibile aprire, economicamente è troppo dispendioso. Mi dispiace soprattutto il clima inquisitorio e sanzionatorio che si sente nell’aria, invece che avere comprensione e aiuti si percepisce da parte delle istituzioni un atteggiamento poco chiaro.”

Non finisce qui. Di queste ultime ore è la notizia del movimento di protesta che prende il nome di Risorgiamo Italia: una serie di sigle del mondo Horeca e ristorazione italiana unite per protestare contro le misure che lo Stato prenderà nei loro confronti. Martedì 28 aprile le luci delle insegne dei bar, ristoranti, pasticcerie, locali da ballo – e non solo – aderenti si accenderanno simbolicamente per l’ultima volta. Per mercoledì 29 aprile invece si preannuncia l’esodo degli imprenditori davanti i propri Comuni per riconsegnare le chiavi dei propri esercizi. Un gesto forte che vede alla base incertezza e instabilità.