Salò: ‘Stornelli’ onirici e beffardi tra le perversioni della società contemporanea

La performance virtuale per NERO Editions, il remix di Hugo Sanchez e tutto il resto sul 'progetto aperto' romano

Written by Chiara Colli il 14 July 2020

Foto di Valentina Pascarella

Quel genere di cose che, nel bene e nel male, ancora oggi possono nascere solo a Roma. Fasti e decadenza, letteratura e promiscuità, piani artistici che si intrecciano fra eternità e situazionismo, grottesco e visionario, forti di un immaginario allusivo e di una dimensione performativa “aperta” e senza mai regole fisse. Identità visiva decisamente fuori dall’ordinario e un orizzonte sonoro che riceve le spinte scoppiate dal basso dell’underground capitolino, tra psichedelia, noise, avant rock e gusto spiccato per la performance. I Salò esistono da poco più di un anno ma le loro esibizioni dal vivo restano una rarità delle grandi occasioni e il loro progetto uno dei più godibili e originali nati negli ultimi tempi in città (e probabilmente anche in Italia). In quattro – con al loro interno eminenze più o meno occulte dalla “scena di Roma Est” e l’artista Emiliano Maggi, autore anche dei bellissimi (e sempre diversi) costumi “di scena” – i Salò tornano con alcune novità in seguito alla pausa forzata causata dal virus.

Dopo i live (tra gli altri) per Nomas Foundation, Palazzo delle Esposizioni e Teatro Brancaccio, giovedì 16 luglio alle 21:30 i Salò saranno protagonisti di una performance virtuale (chiaramente) speciale per NERO Editions, intitolata “Stornelli”, che anticipa l’esibizione in autunno per Romaeuropa Festival e – speriamo – nuove sorprese discografiche. Nel frattempo, godetevi il remix realizzato da Hugo Sanchez per la prima traccia ufficiale pubblicata “AEIOUY” e scoprite di più sul progetto nell’intervista che segue.

Fin dal nome per arrivare al modo di presentarsi in pubblico, Salò gioca con un immaginario allusivo, letterario, sicuramente molto peculiare e con un’identità forte. Come nasce il progetto Salò e il suo orizzonte concettuale/artistico/iconografico?
Saló è un progetto performativo che affonda le proprie radici nel passato della cultura italiana, attraversando secoli di storia prendiamo spunto dal grottesco, la fiaba, il mito, il cavalleresco unendo a essi la venerazione dell’eros onnipresente in ogni epoca, tra il culto e l’occulto. Il mondo dell’erotico rappresenta un “leitmotiv” del progetto teso a sottolineare la perversione della società contemporanea: non più sessuale ma anche economica, dove il “feticcio” assume nuovi significati. Decadenza, crollo della morale, perversione dei costumi. Il nome “Salò”, di chiara ispirazione Pasoliniana, resta legato a un immaginario evanescente di depravazione estrema, da parte di chi detiene il potere e di chi lo subisce. «Deboli creature incatenate, destinate al nostro piacere, spero non vi siate illuse di trovare qui la ridicola libertà concessa dal mondo esterno. Siete fuori dai confini di ogni legalità. Nessuno sulla Terra sa che voi siete qui. Per tutto quanto riguarda il mondo, voi siete già morti». (Il Duca)

Un aspetto fondamentale è la dimensione performativa. Che ruolo ha nel progetto e come, ogni volta, ne immaginate una declinazione un po’ diversa, site specific? Fondamentale, qui, anche tutto il lavoro sui costumi che danno unicità a ogni esibizione…
Non abbiamo una vera logica al riguardo, quando ci vengono fatte proposte per un live cerchiamo di adattare le nostre esigenze alle caratteristiche sempre diverse di quella che sarà la performance. Entrano in campo tutti i fattori presenti a influenzare quel che poi sarà: il luogo, il pubblico, l’orario, le possibilità tecniche e le libertà che si presentano davanti. Cercando di eludere in parte la questione di essere una “band”, ci immaginiamo come un progetto aperto e senza costrizione alcuna, in modo da non precludere nessuna potenzialità artistica e poter giocare con musica, teatro, arte visiva, performance e danza senza limiti imposti. L’importanza della maschera resta un elemento chiave: snaturando le nostre qualità di individui singoli, diventiamo nel momento della performance il concetto che vogliamo cercare di rappresentare. Siamo un “medium” che va ben oltre le nostre singole personalità. Inoltre i costumi, disegnati e cuciti da Emiliano Maggi, accentuano visivamente il nostro immaginario, creando una vera e propria materializzazione del nostro mondo mentale.

Salò @ NFQ (Milano, 14/6/2019, foto di Alma Libera)
Salò @ NFQ (Milano, 14/6/2019, foto di Alma Libera)

Roma sembra essere molto presente, in termini reali e allusivi, nell’immaginario del progetto…
Roma gioca un ruolo fondamentale nel nostro background artistico: essere cresciuti così a stretto contatto con l’arte classica, la storia, l’architettura ha sicuramente influenzato il nostro immaginario. Così come la decadenza di tutto ciò che ci circonda, una grande cultura ormai tramontata, templi abbandonati, chiese cadenti, un Impero collassato su se stesso e ormai traviato da secoli di perdizione. Aver vissuto in una città che ha attraversato oltre due millenni di storia ha sempre innescato “nel romano” sentimenti contrastanti, come anticlericalismo e antistatalismo, creando una cultura popolare piena di controversie e ambivalenze, facendo sviluppare un dualismo interiore di amore e odio nei confronti delle convenzioni civiche, storiche e morali. Tornando al presente potremmo paragonare la nostra situazione attuale a un nuovo Medioevo, in cui la prevaricazione del potere obnubila la conoscenza e in questa situazione nebulosa tutto può accadere. Con questo spirito e questo animo, il progetto Salò si muove all’interno di uno spazio profano, nel quale il sacro dimora – ma nell’oscurità – e spesso fugge lontano. In questo spazio diamo vita al nostro immaginario sonoro e visivo.

Il progetto Salò si muove all’interno di uno spazio profano, nel quale il sacro dimora – ma nell’oscurità – e spesso fugge lontano

Cosa potete anticiparci della performance di giovedì?
A causa del blocco culturale dell’ultimo periodo, causato da scelte politiche più che virali, abbiamo sospeso la nostra attività e annullato alcune performance che già avevamo iniziato a immaginare. Questa immobilità ci stava prosciugando e non abbiam potuto resistere a desiderio di fare qualcosa. Messe insieme alcune idee, abbiamo creato ex novo un palco teatrale, strutturando la performance in tre atti e immaginando la parte musicale in forma di “Stornelli”, onirici e beffardi. Muovendoci tra il mondo reale e la sua ombra, raccontiamo storie e non-storie, da vedere e interpretare ogni occhio a suo modo. Il rapporto con il pubblico è sempre fondamentale, ma questa volta mettiamo uno schermo a dividerci e cerchiamo un rapporto profondo seguendo altre vie mai percorse prima. Adesso è il momento adatto per farlo. Attraverso i canali di NERO Editions sarà fatto uno streaming: uno e poi basta… Come quando una volta si andavano a vedere i concerti e appena finito si tornava a casa.

Cosa ci dite del futuro dei Salò?
Mai come adesso è stato difficile immaginare il futuro. Ma forse questo dà ancora più spazio e forza all’immaginazione. Abbiamo fatto uscire una prima traccia il mese scorso, “AEIOUY” e proprio oggi esce il remix che Hugo Sanchez ha fatto per noi (e che potete ascoltare più sopra). Da mesi stiamo registrando varie sessioni e dando forma al materiale che abbiamo: a breve arriveranno nuove uscite, anche più materiali. Per quanto riguarda prossime performance: sicuramente ci potrete vedere dal vivo e non filtrati da uno schermo a ottobre per il Romaeuropa Festival a La Pelanda. Il resto presto sarà storia, anche se al momento ne siamo all’oscuro.