The Rum Rude Boy hits Rome

Qualche giorno fa abbiamo incontrato Daniel “Gravy” Thomas, aka The Rum Rude Boy, ambassador sopra le righe del rum Sailor Jerry. Semplicemente la persona che ognuno di noi vorrebbe come amico.

The Rum Rude Boy e il Wall of Fame di JB Rock a Ostiense.

Written by Nicola Gerundino il 6 July 2018
Aggiornato il 9 July 2018

Non c’è voluto molto per capire che Daniel “Gravy” Thomas non fosse il classico brand ambassador – e infatti sul suo biglietto da visita c’è scritto The Rum Rude Boy – mi è bastato dare un occhiata veloce al suo profilo instagram, gravyontherocks, e vederlo sommerso in una foto da una dozzina di dischi incredibili – più avanti nell’intervista avrete modo di scoprire di quali band e album si tratta. Quando l’ho incontrato l’impatto è stato ancora migliore: Gravy è l’amico perfetto, quello che conosce tutti, che ha il party nelle vene e sa sempre dove e da chi rimediare un buon drink. Difficile immaginarsi una persona più adatta per rappresentare un rum che raccoglie l’eredità del padre del tatuaggio tradizionale americano, Norman Collins, meglio conosciuto come Sailor Jerry. La storia di Gravy e quella del rum Sailor Jerry si sono incontrate a Philadelphia e da lì sono partite per girare i bar di mezzo Mondo, compreso Freni e Frizioni a Roma, dove abbiamo realizzato quest’intervista. E se dopo averla letta non vi sarà venuta voglia di be un cocktail ghiacciato a base di rum e di farvi un tatuaggio old school, be’, vuol dire che avete davvero il cuore duro come una pietra.

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ZERO: Allora, questa intervista dovevamo farla in un negozio di tatuaggi, per cui mi ero preparato un sacco di domande sull’argomento. Qualcuna, però, te la faccio lo stesso, anche se ora siamo qui all’aperto, ai tavoli di un bar. Mi racconti qual è stato il tuo primo tatuaggio?

The Rum Rude Boy: Il mio primo tatuaggio è stato quest’aquila che vedi sul mio braccio, in stile americano tradizionale. Devi sapere che mio padre era un old scool greaser, guidava macchine old school, delle Chevrolet, ascoltava Thin Lizzy e tanto altro old school classic rock. Lui aveva questo stesso tatuaggio sul braccio, quando andavamo in macchina insieme glielo vedevo sempre mentre guidava e ne ero assolutamente attratto. Io sono cresciuto a Philadelphia, vengo dalla cultura skate, punk rock, dalla musica e dalla poesia, così, quando ho pensato di tatuarmi per la prima volta, ho subito deciso di farmi questo disegno, ripensando a mio padre. Questo tatuaggio, oltretutto, è un disegno originale Sailor Jerry ed è un tatuaggio vivo, perché quelli fatti con tecnica bold rimangono vivi nel tempo. Sotto l’aquila c’è il mio soprannome, Gravy, un gioco di parole con U.S. Navy, che invece compare sullo stesso tipo di tatuaggio di moltissimi marinai. Gravy è il mio soprannome in tutto il Mondo, mentre The Rum Rude Boy deriva dal mio background punk-rock-ska. Il rude boy è quella persona che vive la vita a modo suo, ma allo stesso tempo è ben radicata all’interno di una comunità e di una cultura. Ed è proprio questo che mi piace di Sailor Jerry: è un lavoro e una realtà che rimandano ogni volta alle radici, alla cultura. Questo tatuaggio significa molto per me, perché l’ho visto da mio padre, quindi in maniera assolutamente naturale, senza ricerche o Google, era qualcosa che vedevo ogni giorno, ogni mattina. Tanti mi chiedono quale sia il mio bar preferito, io dico sempre che era il bar di mio padre: un garage, con specchi ai muri, macchine e luci che brillavano al suono della musica. Era come un club!

American Eagle. Disegno originale di Sailor Jerry.
American Eagle. Disegno originale di Sailor Jerry.

Il tuo soprannome, invece, da dove viene?
È una storia molto divertente. Anni fa ero nel backstage di un concerto rock, perché per molto tempo ho lavorato come tour manager. Mangio un panino e mi cade sul collo una bella goccia di salsa, proprio in corrispondenza del gozzo. Vado in giro per due tre ore e nessuno del mio entourage mi avvisa, fino a che non mi avvicino a una ragazza per darle un biglietto – o un pass, ora non mi ricordo – e lei mi dice: «It’s all gravy baby!». I miei amici scoppiano a ridere e mi dicono: sì, questo è proprio il tuo soprannome! Perché il mio lavoro era proprio quello di far andare tutto liscio. Era perfetto! (Il gravy è una salsa americana che viene usata per insaporire la carne. In passato, avere gli ingredienti per farla voleva dire essere benestanti, da qui l’espressione “It’s all gravy”, che vuol dire “Va tutto liscio, non ci sono problemi”, nda)

Qual è l’ultimo tatuaggio che hai fatto?
L’ultimo… Sì, questa pin up che si tuffa nell’acqua con sotto scritto “All In”, perché noi di Sailor Jerry amiamo dire “We go all in”. Questo tatuaggio significa che qualsiasi cosa faccio e farò in futuro sarà sempre con un approccio “all in”. Mi hai chiesto del mio primo e del mio ultimo tatuaggio, devo però farti vedere la mia “old school hall of fame” che ho tatuata sul petto e di cui sono assolutamente orgoglioso: Billie Holiday, Richard Pryor, che molti confondono spesso con Lionel Richie, Ol’ Dirty Bastard e Sammy Davis Jr., qui sul mio stomaco che ride. Poi, come puoi vedere, c’è anche il logo della mia band preferita: i Thin Lizzy.

Hai iniziato a lavorare nel mondo della musica, giusto?
Sì, stavo pensando proprio a questo oggi: il lavoro che adesso faccio per Sailor Jerry in realtà lo faccio da sempre. Prima ti ho parlato del bar di mio padre nel New Jersey. Mi ricordo di lui che indossava degli smoking per servire da bere ai suoi amici. Ho imparato lì cosa vuol dire l’ospitalità. Ho imparato molte cose da giovane e poi per anni il mio lavoro è stato quello di ricreare l’ospitalità durante tantissimi tour musicali. Per me sono stati molto importanti i The Roots – band di Philly – e loro crew, che mi ha insegnato molto sul music management, sulle pubbliche relazioni, sul fare party ed essere ospitali. Io sono cresciuto con il nuovo sound di Philadelphia, con le jam dei The Roots, sono stato il padrone di casa per alcuni loro party, ero al microfono e mi ricordo di Questlove che suonava la batteria. Sono stato fortunato a essere presente in quel momento magico: i The Roots stavano diventando famosi in tutto il Mondo e Diplo iniziava a farsi strada con i sui street party. All’epoca ero un lifestyle marketer, organizzavo party per Stephen Starr, un imprenditore che gestisce tantissimi ristoranti a Philadelphia e poi ne ha aperti in tutti gli Stati Uniti e anche nel resto del Mondo. Io non vengo dal mondo dei bar, da dietro il bancone. Il 75% dei brand ambassador vengono dal bancone, io no. Il mio moniker, infatti, non è “brand ambassador”, ma The Rum Rude Boy. Però sono rispettato da qualsiasi bartender, perché alla fine si tratta di capire le persone, di trattarle bene, di ospitalità.

Ti dico di più, a me non piace la parola brand. Per me, infatti, Sailor Jerry non è un brand, ma un organismo vivente, che si riproduce in ogni città del Mondo. Vedi, Norman Collins tatuava i soldati negli anni 30 e 40 nella chinatown di Oahu, nelle Hawaii. Il suo negozio di tatuaggi c’è ancora oggi, anche se non ha più il suo nome. Era piccolissimo e i suoi due amici Ed Hardy e Mike Malone lo hanno tenuto aperto dopo la sua morte, come da sua richiesta. Norman una volta disse: «Tenetelo aperto o bruciatelo», loro lo hanno tenuto aperto. Sailor jerry è considerato il padre del tatuaggio old school ed Ed e Mike, che ora non sono più tra noi, ne hanno mantenuta viva la tradizione. La fortuna che ho è di incontrare in ogni angolo del Mondo dei luoghi e delle persone come Norman, Ed o Mike, persone vere che capiscono che sono vero. Per questo il mio moniker non è global brand ambassador, ma Global Rum Rude Boy. Io vengo da un angolo diverso, ma è un angolo che molte persone apprezzano.

Norman Keith Collins aka Sailor Jerry.
Norman Keith Collins aka Sailor Jerry.

Come hai conosciuto i ragazzi che hanno dato vita al rum Sailor Jerry?
Un giorno sono andato nell’ufficio dove stavano creando il brand, a Philadelphia, in un posto che si chiama Quaker City Mercantile. Stavo sul mio banana skateboard per andare a salutare un mio amico, entro dentro e inizio a parlare con i ragazzi, gli piacciono i miei tatuaggi, ne parliamo, mi chiedono cosa faccio, gli rispondo che mi occupo di lifestyle marketing e così via. È stato un incontro fortunato e sono fortunato ora a essere qui in prima linea per Sailor Jerry. Questo lavoro è totalmente un’estensione di me stesso: frequentare band, street artist, fashion artist, tattoo artist, graffiti artist, fare party in spiaggia con i surfer, avere a che fare con i bartneder. È un lavoro che si fa con la voce, che faccio con la voce, d’altronde il mio background è nella poesia, nella poesia di strada. Mio cugino faceva street poetry a Philadelphia, all’inizio lo guardavo e basta, poi ho iniziato anche io. Ho avuto la fortuna di lavorare con artisti legati al mondo della poetry, come Saul Williams, che è un mio amico. Con la mia vecchia band abbiamo aperto molti concerti per lui, dandogli pubblico ed energia.
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Come ti ho detto anche prima, per molto tempo il mio lavoro è stato quello di occuparmi dei camerini, di gestire le interviste di band come The Roots, George Clinton, Cypress Hill, Erykah Badu, di fare in modo che i fotografi riuscissero a fare le loro foto sotto palco durante i primi tre brani. Sono da sempre all’interno di questa cultura. Quello che mi viene chiesto è di parlare al pubblico nella mia maniera poetica, invece che dire semplicemente: «Hey! abbiamo dei free drink qui nel backstage». Parlare al pubblico in una maniera maniera vera e “organica”, per relazionarmi con loro e fargli sapere cosa sta succedendo. Ti racconto un altro aneddoto: di recente sono stato in Spagna, dove supportiamo una festa rock’n’roll che si chiama Nasty Mondays: una cosa fuori controllo, fenomenale, un rave rock’n’roll! Ho portato a questa festa un ragazzo del posto che non era mai stato prima in un backstage. Be’, i suoi occhi erano come quelli di un neonato: pieni di stupore! Sono cose a cui io non faccio caso perché ci sono molto abituato, ma quando sono in giro chiedo sempre di andare prima nel backstage che nel party, perché sono sicuro che se c’è un buon backstage allora anche il party sarà un buon party. E questo è quello che cerco di portare dentro Sailor Jerry: se un bar ha un bagno schifoso potrebbe essere un gran bar! Capisci quello che dico? Vedo le cose in una prospettive diversa. Comunque, grazie per avermi fatto questa domanda! Per avermi fatto ricordare com’è è iniziato tutto, la cultura che c’è dietro, perché sono cose che non puoi insegnare. La promozione di strada, i backstage e i tour con le band prima dell’epoca dot-com e dei social media. Noi abbiamo creato quello che i giovani ora consumano.

Quanto è importante per Sailor Jerry un bar come quello in cui stiamo facendo adesso questa chiacchierata?
Il nostro brand è un rum, viene messo in una bottiglia che poi va a finire in un bar. Il bar quindi è molto importante, ma com’è importante il negozio che vende la bottiglia. Sailor Jerry è la storia di una persona vera: questo è il nostro aspetto principale. Celebra una persona vera, una storia vera. Ai bar diciamo: «Abbiamo qualcosa che celebra una persona, una storia, un’eredità, qualcosa di unico» e molti bar sono attratti da questo. In un bar ci sono moltissime bottiglie, ma sono poche quelle che hanno qualcosa di vero da dire. Hai visto il barman di prima che ci ha servito i drink? Aveva anche lui un tatuaggio tradizionale ed era orgoglioso del Mai Tai che ci ha preparato. Quello che facciamo ha sempre una prospettiva diversa: non andiamo in un bar a parlare solo di cocktail, ma magari portiamo nel bar un artista tatuatore per parlare di cocktail tiki, esercito, rum, perché è tutto legato. Per noi i bar sono importanti, ma non agiamo mai nella modalità “oggi siamo qui domani non ci siamo più”. Nei bar ci entriamo sempre in maniera organica, per rimanere nella loro vita. Quando entri in un bar e vedi una bottiglia di Sailor Jerry non penserai solo al rum o al cocktail, ma a Norman Collins, ai suoi tatuaggi, penserai a Gravy di Philadelphia che è venuto nel tuo bar dall’altra parte del Mondo. Vogliamo che una persona, quando vede una bottiglia, pensi a un party in spiaggia, a un concerto, a qualcosa di bello che ha vissuto. E le cose belle possono accadere sia fuori che dentro un bar.

Going #whereeaglesdare … U betta' think about it baby…#themisfits????????

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Sai se il rum fosse il distillato preferito di Norman Collins?
Norman Collins è morto prima che il brand fosse creato. Abbiamo dei legami con la sua famiglia, ma preferiamo non parlare delle sue abitudini da bevitore. Preferiamo parlare dei suoi lavori d’arte, che erano la sua vera passione: qualsiasi cosa facciamo è per celebrare il suo essere assolutamente dentro il suo lavoro, la sua arte. Preferisco parlare delle sue lettere che ho letto e in cui descriveva meticolosamente i colori dei suoi tatuaggi. I vecchi tatuatori si scrivevano molto e si scambiavano gli schizzi dei propri tatuaggi. Di recente sono stato ad Amsterdam da Hanky Panky, un tatuatore old school che mi ha fatto vedere delle cose bellissime di Norman Collins che non avevo mai visto. Norman ha girato il Mondo cercando di trovare se stesso, ha imparato a usare la macchina per i tatuaggi a Chicago da Tatts Thomas, ha combinato il disegno americano tradizionale con quello giapponese, di cui ha imparato molto viaggiando durante la Seconda Guerra Mondiale. Ha sviluppato alcuni colori che hanno cambiato la storia del tatuaggio, ha portato avanti la sterilizzazione degli aghi. I militari impazzivano per le ragazze, specialmente per le hula girl. Quando torni sulla terraferma dopo essere stato tanto in nave e non sai quando ripartirai né quando e se tornerai, vuoi tatuarti qualcosa che mostri la vita che hai vissuto. La nave diventa la tua casa, il tuo ufficio, il tuo campo di battaglia. Immagina questi ragazzi che si facevano il tatuaggio delle pin up: per loro era come una pagina di Playboy!

Disegni originali Sailor Jerry, particolarmente adatti ai lupi di mare.
Disegni originali Sailor Jerry, particolarmente adatti ai lupi di mare.

Hai altri tatuaggi tratti da disegni originali di Norman Collins addosso?
Certo! L’ancora, l’aquila che ti ho fatto vedere prima, il serpente, il diavolo, il topo. Poi quando la gente mi chiede cosa faccio indico questo: viaggio e sgancio bombe di rum!

Hai un tatuatore preferito?
Domanda difficile… Fammi pensare… Sì, ce l ho! Si chiama Norman “Sailor Jerry” Collins. Perché ha creato tantissima vita per tantissimi artisti, che magari erano sui binari sbagliati. Ho tantissimi amici che grazie a lui hanno una vita, hanno un negozio di tatuaggi, hanno una casa, hanno una famiglia e i loro figli oggi hanno iniziato a tatuare. Sì, ho un tatuare preferito: non l’ho mai incontrato, non mi sono mai fatto tatuare da lui, ma senza di lui non esisterebbero alcuni dei miei tatuatori preferiti. Non ho mai detto queste parole, nessuno mi aveva mai fatto questa domanda, ma ora che ci penso è cosi.

Ti sei mai fatto tatuare dopo qualche bicchiere (di troppo)?
Io? Nooooooo, giuro, mai! (ride a crepapelle, nda) Impazzisco per quelli che io chiamo “late night tattoo”. Ho tantissimi e bellissimi late night tattoo, fatti in posti oscuri, in stanze di hotel, fatti in piedi durante qualche party, in spiaggia… Quello che dico sempre è: se non hai un tatuaggio di merda non mi fido di te! I tatuaggi sono una storia, un ricordo, una vita, una situazione, qualcosa attraverso cui sei passato. Per cui, se non hai un tatuaggio di merda non mi fido di te! Questa è la mia prima regola! La seconda è questa: se non sei un pittore non mi faccio tatuare da te. I movimenti di polso, i colpi della mano, la ricerca del colore, tutto questo diventa personale e si migliora solo con la pittura. Al giorno d’oggi ci sono tantissime persone che arrivano con l’immagine del tatuaggio da farsi fare sul proprio telefono, i “telephone-tattoo” sono una cosa negativa. Il tatuaggio è arte e il lavoro del tatuaggio è tutto nella pittura.

Ti faccio un’ultima domanda, che riguarda una tua foto Instagram in cui sei sommerso dai dischi e che mi ha molto incuriosito. Innanzitutto, dove eri?
Quella foto l’ho fatta durante un nostro evento. Si trattava di un talk a cui dovevano partecipare un po’ di persone e allora ho deciso di mettere un po’ di dischi per ricordare chi sono e da dove vengo.

Raccontami di quei dischi. Il primo che vedo è degli HO99o9.
Musica rumorosa, moooooolto rumorosa! È la musica che suonavo all’inizio, tanti anni fa: stoner, heavy metal, gaze, rock. Ero molto nei suoni stoner metal.

Hai iniziato con questi suoni allora?
Io sono cresciuto in chiesa, non ero bravo a cantare, ma sapevo scrivere. Sono sempre stato un fan degli scrittori. Sai, anche Sailor Jerry era un musicista, suonava diversi strumenti alle Hawaii e aveva un programma radio con lo stesso nome del suo negozio di tatuaggi. Era anche un poeta. Era un punk degli anni 30 e 40. Abbiamo cercato di riportare questo suo spirito abrasivo e così ci siamo legati agli inizi a band come The Bronx o Black Lips. Questa foto, questi dischi, servono a far capire a chiunque sia parte del mondo Sailor Jerry chi siamo e da dove veniamo. Surf rock, garage rock, ma senza rimanere solo nel passato: voglio che Sailor Jerry sappia guardare nel futuro.

Vedo anche un disco di Fela Kuti.
Per me Fela è stato un punk della Nigeria, per tutta la merda a cui è andato incontro da ragazzino. Ho avuto il piacere di suonare con suo figlio, Femi: ho aperto un suo concerto e quel giorno ha cambiato la mia vita. L’afrobeat è il punk della Nigeria.

Poi ci sono i Nothing.
Sì! Sono una band shoegaze di Philly! Sono tra i miei migliori amici! Vederli crescere e creare un nuovo stile musicale è stato emozionate! Poi in quella foto ci sono anche album di King Gizzard e Downtown Boys che sono una vera bomba!

Il fatto che il tuo nickname sia Rude Boy mi fa immaginare che tua abbia anche un forte legame con la musica giamaicana.
Scherzi? Io mi considero un toaster! Devi vedermi al microfono! (I toaster erano coloro che detenevano il microfono nelle dancehall giamaicane della prima ora, nda). La mia prima band è stata un band ska di quattro elementi. Sono un grandissimo fan di Lee Scratch Perry, di Dannis Brown, Peter Tosh e di tutto il reggae old school. Sono cresciuto sulla East Coast negli 80 e ascoltare il mash-up tra reggae, punk, danchehall e hip hop che in girava da quelle parti in quell’epoca è stato sconvolgente. Mio padre mi ha fatto conoscere Jimmy Cliff e quando da ragazzino ho visto il suo film The Harder They Come mi sono detto: «Questo è il miglior film della mia vita!». Come vedi tutto si ricollega, perché Giamaica vuol dire anche rum, vuol dire viaggi, contaminazione, storie, persone. Mi piacciono le cose vecchie, ma mi piace anche stare in contatto con le cose nuove, come i Downtown Boys di cui abbiamo parlato prima. Dove c’è un gruppo di ragazzi che si dà da fare, che si sbatte per cercare una data, anche se fa una semplicissima canzone punk da un accordo che dura anche solo un minuto, Sailor Jerry ci vuole essere, vuole darti una mano e portarti lì dove vuoi arrivare, perché sappiamo cosa vuol dire tutto questo. “DIY thought”, vogliamo celebrare il pensiero Do It Yourself perché era il pensiero di Norman Collins. Non faremo mai video costosi né video con le modelle, ma saremo sempre in qualsiasi merdoso backstage con una band per divertici!