Il condominio. Quel luogo lì, archetipico, che incrocia tutta la gamma delle miserie e delle virtù di cui solo gli umani (almeno così ci sembra a noi umani) possono essere capaci. Daniele Parisi il suo condominio ce lo aveva già mostrato, in forma di studio, l’anno scorso a Fortezza Est, Torpignattara. Ora lo costruisce davvero, in forma completa e finita, al Teatro Basilica, San Giovanni.
Parisi si lascia andare alle molte possibilità dell’umano di essere gretto e meschino di fronte alla tragedia di un uomo, un avvocato, che si lascia cadere dal quarto piano di quel condominio, morendone. Ironia e scherno, sensibilità e paure, cosa può succedere tutt’intorno quando uno di noi non ne può più?
Spazio scarno, per non dire vuoto, che Parisi riempie della sua presenza e di una scenografia sonora, creata con una loop-station, e nient’altro. Tra macchie che non si laveranno via, e una ossessiva ricerca del buon senso più che della verità, “Non è uno sport aquatico” è un monologo corale, un paesaggio grottesco, un tentativo di dare senso al ridicolo che pure ci appartiene e ci abita.
Scritto da Marina Zucchelli