State pensando che il titolo di questa mostra sia un messaggio in codice? Siete sulla pista giusta. Lo avete riconosciuto come un richiamo tipico delle piazze di spaccio ? Avete fatto centro. In dieci anni di vita l’artist-run space Spazio In Situ ci ha abituato a pensare l’impossibile, sorprendendoci non solo per la freschezza della proposta artistica, ma anche per la capacità di giocare con i linguaggi, con i media e per la felice leggerezza con cui ha deciso di muoversi in questo mondo, senza mai prendersi troppo sul serio. Ecco quindi Fulvio Chimento ideare e cura una mostra che riassume tutto questo, da una parte rendendo omaggio alla prima sede di Spazio In Situ nel quartiere di Tor Bella Monaca – che di sentinelle, motorini e macchine a passo d’uomo ne ha visti e ne sa – dall’altra si rifà al “Lessico famigliare” di Natalia Ginzburg.
Un gioco tra la socialità stretta, il vero e il falso, il detto e non detto, il comprensibile e l’ignoto, la voce alta e il segreto sussurrato. Marco De Rosa chiama “Lo spione” un tubo capace di catturare le voci dal marciapiede e portarle fino al seminterrato; Alessandra Cecchini realizza dei souvenir brutalisti di Tor Bella Monaca (“not your story”); Andrea Frosolini gioca con le bandane colorate del Codice Hanky, utilizzato nella comunità gay statunitense negli anni Settanta per segnalare le proprie preferenze sessuali (“ALL THE THINGS SHE SAID”); Guedalina Urbani si cela dietro la replica minuziosa di un passamontagna (“Ritratto senza consenso”); Daniele Sciacca parla di fertilità e abbondanza attraverso fuochi d’artificio, suggerendo un parallelo tra rituali dell’Abruzzo e le segnalazioni malavitose per l’arrivo dei carichi (“Dolly Dance”); Chiara Fantaccione diventa una talpa in una video.installazione che simula uno spazio diviso tra cemento e natura in superficie, cavità oscure e tetre nel sottosuolo.
Un inside joke collettivo che restituisce tutta la vitalità di un luogo dove il contemporaneo è prima di tutto una lente di lettura e uno strumento di interrogazione del reale. Sapendo che la realtà passa prima di tutto in strada e che in strada si creano nuovi codici e linguaggi, nuove estetiche e nuove storie da raccontare.
Scritto da Nicola Gerundino