Ci sono musiche che conosciamo così bene da aver quasi smesso di ascoltarle.
Le prime note della Primavera di Vivaldi appartengono alla nostra memoria prima ancora che decidiamo di ascoltarle: cinema, pubblicità, telefoni, sale d’attesa. Max Richter è partito proprio da questa saturazione. Nel 2012 decide allora di “entrare” nelle Quattro Stagioni, smontarle e ricostruirle per riuscire nuovamente a sentirle.
Recomposed by Max Richter: Vivaldi – The Four Seasons apre la nuova stagione del Teatro della Cometa, affidata al Metaphora Ensemble. Una scelta che sembra contenere già una dichiarazione d’intenti: la memoria non come qualcosa da custodire immobile, ma come materia viva che può e deve essere trasformata.
Richter conserva il DNA di Vivaldi ma ne altera continuamente la memoria. Frammenti melodici emergono, scompaiono, ritornano diversi; le strutture barocche incontrano loop, ripetizioni e minimalismo. Della partitura originale sopravvive direttamente solo una parte delle note, eppure il suo fantasma resta ovunque. È come ritrovare una strada percorsa centinaia di volte e accorgersi improvvisamente di un passaggio che non avevamo mai visto.
Quando Recomposed debuttò nel 2012 al Barbican di Londra, con Daniel Hope, Britten Sinfonia e André de Ridder, Richter aveva già realizzato qualcosa di più radicale di una semplice trascrizione: aveva costruito un ponte tra due epoche. Il lavoro è poi diventato uno dei suoi progetti più popolari, dimostrando quanto una musica composta tre secoli fa possa ancora essere disturbata, amata e reinventata.
I Metaphora Ensemble, nati nel 2023 dall’incontro di giovani musicisti legati anche all’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, sono una formazione senza direttore e dall’organico flessibile. Persino il nome, meta e phoreo, significa “portare oltre”, difficile immaginare definizione più adatta per affrontare Richter.
E forse, quando riaffioreranno quelle melodie che pensavamo di conoscere a memoria, scopriremo che non erano le note di Vivaldi ad aver bisogno di cambiare: eravamo noi ad aver bisogno di cambiare il modo in cui le ascoltavamo.
Scritto da Andrea Di Corrado