Una vera e propria allucinazione uditiva dipinge immagini impossibili di strumenti e suoni tradizionali filtrati attraverso un chip digitale potentissimo e lisergico.
È la musica di Neo Geodesia, nome dietro cui si muove Saphy Vong, artista audiovisivo franco-cambogiano nato in un campo profughi in Thailandia dopo la fuga dei suoi genitori dai Khmer Rossi. Cresciuto nella periferia di Nancy, nel nord-est della Francia, Vong ha costruito la propria identità musicale in uno spazio sospeso tra mondi apparentemente lontani: da una parte l’attitudine sperimentale, radicale e DIY delle scene Hardcore e Grindcore che lo hanno accolto da adolescente; dall’altra i suoni della Cambogia che arrivavano dentro casa attraverso le cassette e i video pirata dei genitori — pop khmer, karaoke, canti dei monaci, film.
Una sorta di Folk 4.0, fusione impossibile di stili che vanno dall’elettronica sperimentale alla musica tradizionale khmer, toccando punte di noise e IDM. Uno stile originalissimo, dalla pasta sonora ruvida ed eterea allo stesso tempo, condito da una sensibilità ritmica a tratti semplicemente impossibile da comprendere e seguire per noi occidentali. Questi tratti innovativi lo hanno reso uno dei nomi preferiti dell’underground globale, celebrato tra gli altri da Resident Advisor, NPR, NTS, BBC, Mixmag, The Quietus e Bandcamp Daily.
Oggi Spahy è di base a Londra: qui porta avanti Chinabot, piattaforma multidisciplinare asiatica e label indipendente dedicata a pratiche sonore provenienti dall’Asia e dalla sua diaspora. Un contenitore di stili e musiche pazze quasi quanto la sua.
A seguire poi il dj set del collettivo Branchie, rappresentato da Green e Mariannæ.
Scritto da Giulio Pecci