gio 14.03 2019 – mar 07.05 2019

Prospettiva arte contemporanea

Dove

Gallerie d'Italia - Piazza Scala
Piazza della Scala 6, 20121 Milano

Quando

giovedì 14 marzo 2019 – martedì 07 maggio 2019

Quanto

€ 10/7/5

È una dimensione domestica e intima quella che il designer Andrea Anastasio ha scelto di concepire per ospitare la mostra Prospettiva Arte Contemporanea. La collezione di Fondazione Fiera Milano, allestita presso le Gallerie d’Italia fino al 7 maggio 2019.
Sembra infatti di varcare la soglia di un luogo segreto, evocazione di una domus immaginaria che svela all’interno dei suoi volumi la ricchezza e la varietà delle opere esposte, restituendo una visione d’insieme estremamente coesa nonostante la molteplicità di linguaggi e materiali.
Un intreccio di relazioni riportate alla luce, interconnesse, si traducono in un continuum visivo che racchiude astratto e figurativo dando vita a una dimensione fantastica, in cui convivono natura e cultura: le Betulle di Piero Gilardi, le forme geologiche di Salvatore Arancio, trasposte in ceramica, ma anche l’installazione di Hans Schabus che si staglia come un’apparizione, mentre ci induce a riflettere sul tempo.
A partire da Ulla Von Brandenburg, la rappresentazione della figura umana si costituisce in un complesso di grande teatralità, avvolto da un’aura di mistero nell’opera di Markus Schinwald e Stefano Arienti, per approdare nel lavoro di Diego Marcon, intriso di suggestioni, sino al vaso-ritratto di Marie Gouze, di Goshka Macuga.
Ormai non più verosimili, anche gli oggetti quotidiani di Nicolas Party si innestano in questa nuova dimensione incantata come corpi rinnovati, alimentando il dialogo globale, a tratti rigoroso e minimalista nelle forme di Anna-Bella Papp, a tratti imprevedibile e fortemente radicato nella genesi dell’opera alla maniera di Nick Mauss e Diego Perrone.
Il medium fotografico, in totale sintonia, si inserisce con le immagini seducenti e sperimentali di Torbjørn Rødland, Barbara Kasten e Giuseppe Gabellone in questo percorso così variegato, in cui, dall’immagine al segno inteso come scrittura muta o palesata, trovano spazio in conclusione l’alfabeto della mente di Dadamaino, i segni primordiali di Irma Blank e la retorica autentica di Andrea Büttner, nel suo intento di esprimere un desiderio di verità.
Un grande contenitore visivo e semantico dunque, rivelatore di una cultura creativa molteplice che attraverso la ricerca artistica di più generazioni, dalla seconda metà del ‘900 a oggi, è manifesta espressione di un sentire contemporaneo.

Scritto da Nicole Berva