mer 03.04 2019 – dom 26.05 2019

Il soggetto imprevisto 1978

Dove

FM Centro per l’Arte Contemporanea
Via Piranesi 10, Milano

Quando

mercoledì 03 aprile 2019 – domenica 26 maggio 2019

Quanto

free

Durante la settimana di MIART ha inaugurato la mostra curata da Raffaella Perna e Marco Scotini Il Soggetto Imprevisto. 1978 Arte e Femminismo in Italia, una ricerca scientifica che vuole indagare i numerosi e fitti rapporti tra il movimento femminista e le arti visive. La storia delle esposizioni funge da spartiacque, viene difatti individuata nella 38° Biennale di Venezia del 1978 e in particolare la mostra curata da Mirella Bentivoglio, artista e poetessa italiana scomparsa nel 2017, “Materializzazione del linguaggio” a cui partecipavano artiste come Irma Blank, Maria Lai e Tomaso Binga.

Sul catalogo della ormai celebre Biennale del 1978 Dalla natura all’arte, dall’arte alla natura, immortalata anche nell’intramontabile film di Alberto Sordi, Le vacanze intelligenti, la Bentivoglio scrive: “la messa in discussione delle categorie linguistiche non è, sia chiaro, un fatto prevalentemente «femminile». Il rapporto numerico tra i due sessi è lo stesso che ritroviamo in ogni altro campo operativo. Tuttavia questo taglio della mostra mette in luce una tensione doppiamente giustificata. È l’accertamento dell’opposto all’avvicinamento al complementare? Del resto, se le donne in passato si distinsero non fu nelle attività che richiedevano un’elaborazione di materie, come pittura e scultura, ma fu nell’uso meno toccabile, più smaterializzato dei codici, il linguaggio”.

Per questo in mostra le opere selezionate sono in parte fondate sul linguaggio verbale e corporeo, il tentativo è quello di scardinare e detronizzare gli stereotipi comuni e riflettere sul ruolo della donna nella società e nella cultura.
Il 1978 viene quindi individuato come una momento topico che ha permesso l’apertura di un’istituzione, come quella veneziana, a cicli espositivi di matrice femminista, ma allo stesso tempo è anche l’anno in cui si decretano la fine di determinate realtà sperimentali che avevano connotato questo percorso, quali la Cooperativa di Via Beato Angelico, primo spazio artistico interamente gestito da donne sorto a Roma nel 1976, e che vede tra le protagoniste un’artista come Carla Accardi.

Gli anni Settanta sono quindi considerati il periodo caldo dell’arte femminista, la ricostruzione storica ha quindi come focus quel momento catalizzatore di plurime esperienze culturali e sociali. Negli anni Settanta si parla dell’affermarsi di un modello culturale basato sull’esaltazione delle differenze, anziché delle autorità, nate proprio con i movimenti di quegli anni. A queste “differenze” si aggiungono la moltiplicazione di modelli estetici differenti dalla tradizione artistica novecentesca.

In questa prospettiva la mostra ha quindi lo scopo di restituire il fermento culturale di quegli anni attraverso i lavori di artiste come Tomaso Binga, Ketty La Rocca, Paola Mattioli, Lucia Marcucci, Libera Mazzoleni e una ricostruzione storico archivistica che vede in mostra non solo opere d’arte, ma anche un’ampia selezione di documenti legati ai movimenti femministi come manifesti, fanzine, copertine di LP, insieme a fotografie e libri fotografici che documentano le lotte per il divorzio, l’aborto e la legge contro la violenza.
Questa esposizione mette quindi in crisi il classico statuto di arte patriarcale per poter rileggere, e consolidare, un momento storico che ad oggi necessita di un’ulteriore approfondimento critico.

In questa prospettiva se la Biennale di Venezia del 1978 è un dato fondante per il taglio curatoriale della mostra, le parole di Carla Lonzi, espresse in plurimi volumi come Sputiamo su Hegel, proprio del 1970, e La donna clitoridea e la donna vaginale e altri scritti, pubblicato solo l’anno dopo, servono da collante critico che come un fil rouge cuce le opere in mostra.
L’esposizione è quindi la ricostruzione di questo momento storico fondante e vede la collaborazione di importanti istituzioni italiane come il MART di Trento e Rovereto, Museo MADRE di Napoli, CAMeC di La Spezia, da dove provengono parte delle opere esposte.

Inoltre il progetto è stato in parte finanziato dalla casa di moda Christian Dior. Questo dato fa emergere come oggi la moda sia sempre più attenta alle dinamiche dell’arte contemporanea, frangente ben chiaro nella città di Milano.
Questa collaborazione con Dior era già stata anticipata nella sfilata prêt-à-porter autunno inverno 2019 a Parigi, nei giardini del Musée Rodin, della maison francese, che ha visto una scenografia d’eccezione, l’opera Scritture Viventi e Alfabetiere Murale di Tomaso Binga (Bianca Pucciarelli Menna), dove l’artista con il suo corpo nudo riproduceva le lettere dell’alfabeto. Un’opera, un tempo militante, ora completamente digerita e riprodotta a caratteri monumentali sulle pareti dello spazio che ospita modelle e tutti i referenti del sistema moda.

Scritto da Valentina Rossi

Contenuto pubblicato su ZeroMilano - 2019-04-16