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Cinema Godard - Fondazione Prada
Largo Isarco 2, 20139 Milano

Quando

sabato 12 aprile 2025
H 16:30

Quanto

Gratuito su registrazione. I biglietti saranno disponibili a partire da martedì 8 aprile, ore 11.

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Quante prime volte possono esserci nella vita di una persona? Ricordo di essermelo chiesto lo scorso settembre, nel pieno della Mostra d’arte cinematografica di Venezia, ascoltando Alfonso Cuarón presentare Disclaimer, la sua prima miniserie televisiva dopo 33 anni di carriera nel cinema.

Definirlo eclettico sarebbe riduttivo, Cuarón è il regista delle prime volte. Un artista che ha saputo innovarsi di continuo, portando il suo stile alla costante ricerca di nuove sfide. Il debutto in concorso a Venezia gli vale il premio alla Miglior sceneggiatura per Y tu mamá también. Era l’8 settembre del 2001, tre giorni più tardi le Torri Gemelle sarebbero crollate insieme alle certezze di buona parte dell’Occidente. Dal canto suo Cuarón aveva appena rivoluzionato il cinema messicano, ibridandolo con un linguaggio nuovo e irriverente, destinato a far conoscere il suo nome nel mondo. Tre anni più tardi, nel 2014, sarà ancora Venezia a ospitare la sua prima volta nel cinema di fantascienza: Gravity lo porta a vincere l’Oscar alla Miglior regia. Per il Leone d’oro è solo questione di tempo: nel 2018 Roma si impone sia su The Favourite di Yorgos Lanthimos che su Vox Lux di Brady Corbet, regalando a Cuarón un secondo Oscar alla regia, oltre a un posto di diritto nell’Olimpo dei cineasti più influenti del XXI secolo. Disclaimer è la sua prima volta al timone di un’intera miniserie per il piccolo schermo (in passato aveva diretto solo singole puntate o episodi pilota per la televisione). La travagliata vicenda umana di Catherine Ravenscroft (Cate Blanchett) diventa qui il pretesto con cui Cuarón decostruisce e reinventa ancora una volta il suo linguaggio visivo e narrativo in una storia fatta di manipolazioni e richiami ai temi chiave della sua filmografia, uno su tutti: le relazioni familiari. Non a caso le prime puntate sono girate in Laguna, luogo ormai onnipresente nella vita del regista messicano. Quella per il cinema italiano è una vera e propria devozione in Cuarón, Ladri di biciclette, di Vittorio De Sica, visto a nove anni in una sala di proiezione a Città del Messico, rimane ancora oggi il film che, per sua stessa ammissione, lo ha convinto a diventare un regista. Spaziando tra i generi e allontanandosi da casa, Cuarón non ha però mai dimenticato le sue origini, omaggiandole di continuo mentre il suo stile diventava di volta in volta più lirico e personale.

In un attimo cambia tutto e ci fa aprire gli occhi sul mondo e ci lascia in attesa di scoprire quale sarà la sua prossima prima volta.

Chi poi è cresciuto negli anni di Harry Potter non può non ricordare il suo Prigioniero di Azkaban, finora prima e unica digressione nel cinema fantasy di Cuarón. Per molti della generazione millennial resta il primo film del regista messicano visto in una sala cinematografica. La prima volta, invece, in cui io ho realizzato per davvero l’importanza di Cuarón nel cinema contemporaneo è stata con il suo film più attuale e perturbante: I figli degli uomini (2006). Pochi minuti dopo i titoli di testa c’è una sequenza in cui Clive Owen esce da un’affollata caffetteria di Londra. Siamo nel novembre del 2027, da 18 anni nel Mondo non nascono più bambini e la popolazione piange l’assassinio, appena commesso, di Baby Diego l’ultimo ragazzino nato sulla Terra. Il futuro non è mai stato così vicino al nostro presente. La camera a mano diretta da Cuarón esce dalla caffetteria inquadrando di spalle Clive Owen. Sembra volerlo seguire ma, appena fuori dalla porta, gira in direzione opposta verso destra per una veloce panoramica sulle strade di Londra dando allo spettatore un primo effetto straniante prima di tornare sul protagonista, fermo a rovistare nelle tasche del cappotto in attesa di sorseggiare il suo caffè, ancora fumante. In un attimo cambia tutto: un’esplosione devasta la caffetteria da cui eravamo usciti pochi istanti prima, Clive Owen viene sbalzato all’indietro sul marciapiede, il caffè si rovescia in strada. Questo è il cinema di Alfonso Cuarón: un’esplosione improvvisa e imprevedibile che fa aprire gli occhi sul Mondo e ci lascia in attesa di scoprire quale sarà la sua prossima prima volta. ¡Que viva Alfonso!

 

Sabato 12 aprile il regista e sceneggiatore messicano è protagonista di una masterclass organizzata in collaborazione con Les Films du Camélia e moderata da Paolo Moretti. Dopo l’incontro, Cuarón presenta al pubblico la proiezione del film Jonas che avrà 20 anni nel 2000 (1976) di Alain Tanner.

Scritto da Alvise Wollner