La sapienza popolare scozzese vuole che al compimento dei quattordici anni si raggiunga l’età corretta per essere iniziati al whisky: lungi da noi caldeggiare il consumo di alcol da parte dei minori, ma è pur vero che nei freddi e piovosi inverni scozzesi una tradizione simile non stupisce più di tanto. E poiché quest’anno è il Roma Whisky Festival a raggiungere i quattordici anni, ci sembra la giusta chiusura del cerchio con quanto viene tramandato nelle Highlands e dintorni.
Ormai un riferimento consolidato nel mondo degli spirits, il RWF anche in questa edizione non si discosta molto dalla formula che gli ha garantito il successo negli scorsi anni: gli espositori saranno ovviamente l’attrazione principale, tra grandi etichette e novità da scoprire ormai da tutto il mondo, ma c’è spazio anche per le ormai consuete Masterclass dedicate ad approfondimenti mirati – quest’anno da marcare con l’evidenziatore sul programma segnaliamo “Rarities”, a cura di Fabio Ermoli e “Scozia in bottiglia”, con selezione curata da Pino Perrone – e il sempre più sorprendente angolo vintage, dove sarà ancora possibile riscoprire perle del passato grazie al lavoro certosino dei bartender di Oro Room.
Insomma, gli elementi per un fine settimana in cui lo “spirito” sarà protagonista ci sono tutti, basterà fare il pieno di gettoni e non farsi intimidire dai termini tecnici che sentirete in giro. Se non volete sbagliare, affidatevi all’imbottigliamento curato dal festival: quest’anno un notevole Ardmore invecchiato 17 anni che promette benissimo. E se volete un ulteriore consiglio da chi non ha saltato nemmeno un’edizione, venite muniti di acqua e qualche biscottino: non assicurano la sobrietà a fine serata ma vi daranno modo di essere un poco più lucidi dopo ogni assaggio!
Scritto da Roberto Contini