L’Oceano Atlantico è un bacino d’acqua sterminato che nasconde una delle memorie cruciali e fondative della contemporaneità: il passaggio delle navi schiaviste dalle coste dell’Africa agli Stati Uniti d’America. In tanti hanno scritto di queste acque in una prospettiva post-coloniale, culturale, critica e storica. Acque ormai diventate nere come la pece nell’immaginario comune.
Ma in questo corpo fluido e deterritorializzato l’unica forza ad emergere come veramente descrittiva è stata la musica. Guardando bene, le onde dell’Atlantico si rivelano infatti dei sinuisoidi elettrici, le increspature della sua superficie disturbi di segnale e feedback: un enorme lago nervoso, in cui il rumore si personifica e comunica grazie alla tensione tra i suoi estremi. Flaming Creatures per una sera mette insieme le due sponde dell’Atlantico.
Da una parte i Glacial, trio di superstar dell’universo alternativo statunitense: Lee Ranaldo (Sonic Youth) alla chitarra, Tony Buck (The Necks) alla batteria e David Watson alla chitarra e cornamusa (già collaboratore di Yoshi Wada e Phill Niblock). Un magma sonoro tra ambient, drone music e noise, con i tre che manipolano gli strumenti trasformandoli in un unico meraviglioso caos sonico. Ascoltiamo un canto del cigno, tragico, bellissimo e ipnotizzante che affolla le orecchie provando ad allargarle il più possibile.
Non me ne voglia qualcuno, ma la vera chicca per questa sera viene dall’altra sponda elettrica dell’Atlantico. Nello specifico dal Cairo – Egitto. The Dwarfs of East Agouza è un altro trio di leggende, composto dall’imprescindibile Maurice Louca (Alif, Bikya), Sam Shalabi (Land of Kush, Shalabi Effect) e Alan Bishop (Sun City Girls, The Invisible Hands). Si sono conosciuti perché abitavano nello stesso complesso abitativo nella periferia del Cairo e da lì hanno tirato fuori due album strepitosi, un mix tra groove mediorientale e krautrock, chitarre psichedeliche e assoli microtonali.
È un privilegio poter assistere nella stessa serata a due concerti del genere. È un viaggio da fermi, con le orecchie a mo di porto: la sinistra su una sponda e la destra sull’altra. Il cervello in mezzo non può far altro che squagliarsi, liquido ed elettrico come l’Atlantico.
Scritto da Giulio Pecci