Se non hai un ufficio o uno studio, se ce l’hai ma è l’ultimo dei posti dove riesci a concentrarti, se sei a Milano solo di passaggio, se hai bisogno di fare un lavoro diverso da quello principale, se vuoi leggere un libro e hai bisogno di una scusa ufficiale per disconnetterti, se vuoi fare finta di lavorare ma in realtà ti serve un posto per incontrare persone ed eventualmente cuccarle. Milano, si sa, è la città dove non si smette mai veramente di lavorare, anche quando di lavoro (pagato) non ce n’è, e si beve lavorando, si lavora bevendo, e insomma l’offerta di posti per farlo è molto varia, e può essere gratuita o carissima. A seconda dei quartieri in cui ci si trova, può convenire cercare un bar con la connessione – ma poi a ora di pranzo e di aperitivo ti fanno chiudere il laptop, come da Otto o da Upcycle – o una onesta, a volte straordinaria, biblioteca di quartiere, come quella eccezionale di Chiesa Rossa, nella cascina di un giardino. Ci sono zone dove invece l’unica soluzione plausibile sono i coworking, che hanno lo svantaggio di essere costosi ma spesso sono spazi curatissimi dal punto di vista architettonico, pure troppo: diciamo che sono posti fighetti, nerd, pretenziosi, da wanna-be Silicon Valley, ma alla fine spesso piacevoli, comodi, addirittura belli. Bocciato per le persone normali il nuovo Spaces di fronte al cinema Anteo, che per sapere quanto costa devi parlare coi manager della minchia come nelle palestre, e che sfoggia dei ridicoli cubicoli, i due più spettacolari sono quello di Base in Tortona e il Talent Garden Calabiana, vicino alla Fondazione Prada, che veramente non assomigliano a nessun altro posto milanese. Diversissimi tra loro, possono anche ispirare fastidio per il clima che vi si respira, ma non si può negare che esprimono una certa idea di lusso o comfort mascherato da understatement, o viceversa, che non esisteva in Val Padana.
Meno atteggiato, ma comunque molto piacevole ed efficiente, c’è lo Yoroom all’Isola, una delle poche alternative a parte i wifi bar alla lontana Biblioteca di Zara.
In zona Politecnico forse il posto più interessante, ancorché caotico, è il famoso atrio della facoltà di architettura, aperto giorno e notte, la cui fauna è stata oggetto di uno studio bellissimo da parte di Sofia Coutsoucos, Caterina Battolla, Anna Milani, Stefano Marongiu.

Ma per chi non se la sente di affrontare quel caos le scelte più ovvie sono Upcycle, già citato, sempre su via Ampère per chi ha semplicemente bisogno di piazzarsi un paio d’ore in mattinata o nel pomeriggio, o il vero coworking/hub/etc sul retro, Barra A, il famigerato covo di Avanzi. E poi il più pimpante (già dal nome) Joy Milano, più verso Lambrate, che invece affianca la biblioteca rionale Valvassori-Peroni e in parte fa le sue veci.

Vale infine la pena di citare due modelli diversi di bar/coworking/caffé a vocazione letteraria nel quadrante sud: in piena Porta Romana Open Milano, e in viale Toscana, zona altrimenti sguarnita, la Santeria social Club, entrambe dotate di librerie.

Ah, e no: Milano non avrà mai la Grande Biblioteca Europea, in Porta Vittoria. Mai. Forget it.