Forte Marghera

Un dj set alla Baia del Forte durante l'edizione 2016 del More Festival

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Forte Marghera via Forte Marghera,
Mestre

Scritto da Redazione Venezia il 10 aprile 2019

Il campo trincerato di Mestre ha un re: è Forte Marghera. Come tutti i re che si rispettino la sua non è una vita facile, tutt’altro. Shakespeare nell’Enrico IV insegna, così come nel Macbeth, che gli intrighi politici conducono quasi sempre in un gorgo di errori e speranze mancate. Se lo si guarda dall’alto ha la forma stilizzata di un ragno, spigolosa, simmetrica, come una macchia di Rorschach.

Se lo si guarda da dentro, a livello istituzionale, rivela una complessa stratificazione che riassumiamo così: la Cooperativa Controvento qui ha in gestione tre spazi (la dispensa, il gatto rosso e il bagolaro) e si dedica prevalentemente all’attività di ristorazione. L’intero complesso di austroungarica memoria, dal 2015, fa invece riferimento alla Fondazione Forte Marghera (emanazione diretta del comune di Venezia che è il proprietario): i suoi obiettivi ufficiali, legati alla gestione dell’area, potete leggerli qui.

Performance del Teatro Valdoca nel 2014

Ma se parliamo di Forte Marghera ci piace ricordare tutto ciò che ha rappresentato e che può ancora rappresentare: feste all’aria aperta, spazi suggestivi che fanno invidia alla Kleine Berlin di Trieste, concerti di qualità, aggregazione, letture, passeggiate in barca, fritturine, sprisseti, prosecchi naturali coste piane, boccali stracolmi di Checkz Norris, acrobati, saltimbachi, reggae music, missioni per conto dell’avanguardia elettroacustica e della danza.

Live in baia 2017

Nulla di tutto ciò che di buono è stato vissuto in questi anni (dal fervido attivismo dell’associazione Controvento, all’innegabile e pioneristico recupero della Marco Polo System che questo spazio ha avuto in gestione dal comune per tanti anni, passando per festival come Helicotrema o Electrocamp) è per sempre. Negli ultimi tempi abbiamo visto sistemare bene i muri, installare nuovi infissi, aprire nuovi uffici semideserti, abbiamo visto i piani strategici e gli appostamenti milionari in bilancio. Abbiamo visto nascere una nuova Fondazione chiamata espressamente a gestire il rilancio di questo luogo, che di suo è già magico e retto da sottili equilibri. Aspettiamo con ansia di vedere cosa succederà. Quello che, sinceramente, non vogliamo vedere, nel futuro di Forte Marghera, è l’annullamento della sua funzione popolare e aggregativa, l’accentuazione di un monopolio di offerta standardizzata e, in fondo, non vogliamo che la magnifica baia si trasformi in una darsena d’elite per arabi straricchi con il loro triste harem di schiavi ben pagati. Per favore non svegliateci.