La storica boutique di Enrico Rizzi a Milano è ordinata e senza fronzoli. Cioccolatini e tavolette sono esposti come fossero oggetti da osservare, non da fotografare. Si entra e si capisce subito: qui il cioccolato parla da solo. Le monorigine e le creazioni stagionali non cercano effetto wow, ma fanno il loro lavoro: far capire quanto il gusto cambia da una fava all’altra.
A due passi, in un’ex scuderia del Settecento, c’è la Fabbrica del Cioccolato, aperta nel 2024. Non è un negozio, è un percorso: dalla piantagione alla tostatura, fino al cioccolato finito. Si assaggia, si guarda, si ascolta. Cinque monorigine in degustazione guidata, dal Venezuela a Colombia, Haiti, Ecuador e Perù: intensità, acidità, cremosità, tutto insieme e senza fronzoli.
Il bello è il contrasto tra i due spazi. La boutique è rapida, immediata: vuoi un pezzo, lo scegli e lo porti a casa. La Fabbrica è lenta, immersiva: vuoi capire come nasce una tavoletta, ci passi un’ora. Shop piccolo e ordinato anche lì, niente scenografie, solo cioccolato pronto per essere comprato o assaggiato.
In fondo, Milano ha molte cioccolaterie, ma pochi posti dove il cioccolato è davvero protagonista. Rizzi non lo spettacolarizza, non lo trasforma in evento: lo mostra, lo fa assaggiare, ti lascia decidere se comprarlo. Punto.