Giulio Pane e Ojo

Zero qui: Vorrebbe ascoltare Venditti

Contatti

Giulio Pane e Ojo Via Muratori , 10
Milano

Orari

  • lunedi 12–23
  • martedi 12–23
  • mercoledi 12–23
  • giovedi 12–23
  • venerdi 12–23
  • sabato 12–23
  • domenica 12–23

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l'attendibilità delle informazioni fornite.

Prezzo

Scritto da Martina Di Iorio il 11 maggio 2016

Da Giulio Pane e Ojo ci vado ormai da vent’anni, quando ho tanta voglia di Roma e nemmeno un giorno libero per prendere un Frecciarossa. L’atmosfera non è mai cambiata: tavoli di legno, bottiglie sulle mensole, pareti giallo Maria Luigia (qualcuno deve aver fatto una gita a Parma) e bicchieri di quelli che si trovano in tutte le osterie di Trastevere. Rumoroso ma accogliente, serve un vino della casa che è meglio non commentare ma rimedia con molta simpatia. I piatti forti sono i primi: bombolotti alla gricia, bucatini all’amatriciana (quest’estate devo andare alla sagra di Amatrice a trovare un mio amico, pilota delle Frecce Tricolori) e soprattutto gli spaghetti alla carbonara o ancor meglio al cacio e pepe: i miei preferiti, sempre serviti al dente. Il piatto del cuore sono i lombrichelli all’etrusca, che il nonno faceva già cent’anni fa nella sua osteria a Viterbo, saltati in padella con sugo di pomodoro piccante. Mi guardo in giro. Vecchie insegne e qualche aquila di troppo: l’osteria è un covo di laziali. Nessuno è perfetto. Ottimi i fiori di zucca e i carciofi alla giudia, sugli antipasti ero un po’ in ritardo, ma il piatto forte (a parte gli scottadito di agnello) è il tradizionale abbacchio con carciofi che il mio amico Pastu ha digerito dopo tre giorni. Eppure è una vera goduria. Dei dolci non parliamo, della musica nemmeno. Se proprio volete strafare, assaggiate la cicoria aglio olio e peperoncino e le puntarelle di stagione. Solo un piatto ci è mancato: i rigatoni alla pajata. Piatto pressoché proibito per norme sanitarie, lacci e paura di batteri, così difficile da reperire che è stato tolto dal menu. Tra l’altro li facevano da Dio. Un taglio che vale una stella in meno. Avremmo avuto voglia di Venditti, lo ammettiamo senza vergogna, ma anche qui trionfa Spotify o qualche altra playlist che alla Sora Lella non sarebbe piaciuta per niente.

Corrado Beldì