Akira

Zero qui: mangia ramen.

Contatti

Akira Via Ostiense, 73
Roma

Orari

  • lunedi chiuso
  • martedi 12:30–14:30 , 18–23
  • mercoledi 12:30–14:30 , 18–23
  • giovedi 12:30–14:30 , 18–23
  • venerdi 12:30–14:30 , 18–23
  • sabato 12:30–14:30 , 18–23
  • domenica 12:30–14:30 , 18–23

Si prega di verificare sempre
l'attendibilità delle informazioni fornite.

Prezzo

Scritto da Martina Di Iorio il 5 ottobre 2016
Aggiornato il 30 novembre 2016

Possiamo dire che l’avvento della televisione privata in Italia ha mutuato l’immaginario culinario del paese contaminandolo con quello di due altre nazioni: Stati Uniti e Giappone. Adottare le ricette della prima non è stato un problema, vista semplicità delle ricette e la facile reperibilità delle materie prime – leggi carne macinata, pane e patatine. Per la cucina del Sol Levante la questione è stata un po più complessa perché tradizione, maestria di chi cucina e ingredienti fanno una grande differenza. Così, se affondare il muso in ciotole di riso da mangiare con le bacchette è stata una pratica più facile da adottare, c’è voluto molto più tempo per compiere lo stesso gesto applicato a una ciotola di ramen fumante in un locale esclusivamente ad esso dedicato. Qui a Roma abbiamo dovuto aspettare il 2016 e l’apertura di Akira. Detto in maniera sommaria, profana e superficiale, il ramen consiste in tagliatelle in brodo. Ovviamente il tipo di brodo e la cura nel preparare e stendere la pasta fa tutta la differenza del mondo. Da Akira propongono una variante precisa del ramen: quella Iekei, nata a Yokohama nel 1974 e creata dalla famiglia Yoshimura, la cui peculiarità è quella di utilizzare un brodo di ossa di maiale a lunga cottura (10 ore) e delle tagliatelle più spesse rispetto alla media. I ramen principali sono due: White Shio (zuppa, brodo di pollo, carne di maiale, spinaci, alghe – € 12) che in versione Black prevede la salsa di soia; Red Spicy (zuppa, miso piccante, brodo di pollo, carne di maiale, cavolo, porro, akadama, alghe – € 14). A questi si aggiunge lo Tsukemen (€ 14), con spaghetti serviti a parte e un brodo dove intingerli che è a base sia di pesce che di carne. Oltre al ramen, consigliamo di assaggiare il kakuni (uno spezzatino di maiale in salsa di soia), l’onigiri (la polpetta di riso, anche essa feticcio di centinaia di cartoni animati), l’insalata di alghe, l’uovo condito e il dorayaki come dolce. Un ramen fa da piatto unico, non abusatene e non esagerate col resto.