ArtDate, il festival di arte contemporanea di Bergamo

Questo weekend a Bergamo torna ArtDate, a partire dalla mostra Statements

Scritto da Irene Sofia Comi il 11 novembre 2021

FAR AWAY FROM THE WORLD, Gucci Chunk

Dall’11 al 14 novembre a Bergamo torna ArtDate, festival d’arte contemporanea giunto all’XI edizione. Non saprei dire se quest’anno sia più importante puntare i riflettori su questo weekend alla luce dei mesi (ormai anni) pandemici che hanno portato la città al centro dell’emergenza sanitaria o se sia più importante menzionare il ruolo che Bergamo ricopre, insieme alla sua vicina Brescia, quale capitale italiana della cultura 2023. Superando quest’indecisione sulla cornice nella quale presentare l’ambizioso programma di ArtDate rimane, innegabile, il fatto che attraverso tale manifestazione culturale la città provi a rialzarsi con un’energia rinnovata e simbolica, seguendo con una certa continuità l’intraprendenza del prevedente progetto “Radio Gamec”, lanciato dall’omonimo museo di Bergamo e dal suo direttore Lorenzo Giusti nel 2020, in pieno lockdown.
Proprio a partire da questo progetto basato sulla parola e sulla comunicazione attraverso la radio, parte la mia curiosità per Statements, la mostra principale del festival curata da Stefano Raimondi, fondatore di The Blank Contemporary Art, l’associazione che dà vita ogni anno al Festival attraverso una serie di incontri, mostre, proiezioni, performance e altre attività, dallo studio visit all’apertura di dimore storiche straordinarie, tutti eventi pensati sia per addetti ai lavori che per spettatori curiosi. L’XI edizione abbraccia le diverse manifestazioni di questa fittissima programmazione attraverso la scelta della macro tematica intitolata “Nel tempo sospeso”, una riflessione sull’indeterminatezza e l’apprensione che sta determinando il periodo di cui siamo testimoni, e protagonisti, con tutta la carica di desideri, aspettative e ambizioni che ne deriva.

Tornando a Statements, la mostra ha destato la mia attenzione per più motivi. Innanzitutto la scelta curatoriale del tema, legato alla contingenza nella quale tutto il mondo, artisti compresi, si sono trovati e tuttora in parte si trovano. In secondo luogo, l’estrema collaborazione e co-partecipazione al progetto da parte dei ventisei artisti partecipanti, tutti di fama internazionale, da Cory Arcangel a Ed Atkins, Elmgreen & Dragset a Nathalie Djurberg & Hans Berg, da Regina José Galindo ad Alfredo Jaar, passando per Luigi Ontani e Paola Pivi, fino a Pipilotti Rist e Pamela Rosenkranz, ma anche Marinella Senatore, Cally Spooner, Nora Turato e Lawrence Weiner.
Ciascuno di loro ha riflettuto sulla sua condizione di artista e di individuo e, nel riflettere sulle questioni contingenti di libertà, partecipazione, collettività, accessibilità e responsabilità sociale, ha proposto opere per la maggior parte inedite che tenessero conto di un linguaggio ben preciso: una dichiarazione-manifesto, uno statement per l’appunto, come suggerisce il  titolo della mostra.
Il messaggio-statement, sia testuale che visivo a seconda delle ricerche di ciascun artista coinvolto, richiama la dimensione collettiva non solo all’interno di Palazzo Della Ragione, ma anche all’esterno, verso la piazza al centro di Bergamo Alta su cui si affaccia l’edificio. La particolarità del progetto è infatti quella di esporre a rotazione sul balcone del Palazzo ciascun lavoro, così che tutti possano beneficiarne e, in un certo senso, tale messaggio incarni al suo apice la sua potenzialità universale e collettiva. Così, in una metafora del tempo presente, i lavori saranno allestiti in coppie da tredici all’interno della sala e, come ricorda Maria Marzia Minelli, responsabile del progetto allestitivo, “la ricostruzione dell’immagine della mostra nella sua interezza avviene esclusivamente nella mente del visitatore” poiché ogni giorno un lavoro, selezionato a rotazione, sarà fruibile solo attraverso la scala urbana della piazza.

Nel momento che stiamo vivendo, ArtDate ha anche altri “messaggi” da trasmettere, vocali o visivi che siano. Un’altra location da tener presente questo weekend è Porta S. Agostino, dove sabato 13 novembre si terrà la performance FAR AWAY FROM THE WORLD dell’artista, performer e scrittore Göksu Kunak a.k.a Gucci Chunk, curata da Maria Marzia Minelli e Claudia Santeroni. Il numero di posti per sabato 13 novembre è limitato, sono solo 20, consiglio quindi di prenotare subito se interessati. Nello stesso luogo è prevista la prima proiezione di MY HEART IS A VOID, THE VOID IS A MIRROR, in particolare Episodio di Odessa, con la regia di Lorenzo Quagliozzi, e Episodio di Istanbul, con la regia di Selin Bonfil. Sono due film nati durante la realizzazione delle omonime grandi opere ambientali nell’ambito del progetto Dittico del trauma di Gian Maria Tosatti, artista di recente investito di plurimi ruoli (forse troppi?) in numerose istituzioni e manifestazioni nazionali, prime tra tutte la prossima Biennale di Venezia e una personale all’Hangar Bicocca appena annunciata.
Curioso che Tosatti sia di origini bergamasche così come il pittore Moroni che dipinse Il sarto, opera ripresa da Francesco Vezzoli per la sua opera-contributo alla città e che, rigorosamente con l’aggiunta di lacrime nere a mo’ di “brand” d’artista, accoglie il visitatore all’interno di Palazzo Della Ragione.

Con questa mostra, progetto rappresentativo dell’intera ArtDate, la città lancia un messaggio forte e chiaro. “Non siamo stati il settore messo in primo piano in questi anni, ci sono passati avanti tutti”, mi racconta al telefono Raimondi, “la volontà degli artisti è stata quella di creare qualcosa di nuovo per la città. Gli artisti hanno identificato nella città di Bergamo il simbolo del Covid e hanno voluto unirsi, così da capire come e quanto la comunità internazionale ha bisogno di comunicare al mondo il proprio statement, la propria esigenza e la propria urgenza. Questa necessità è stato un segno anche per rilanciare il ruolo dell’arte nel saper cogliere il momento e nel saper trasmettere dei messaggi, e riportalo alla centralità”.