Civic Media Art nel quartiere Adriano

Adriano a Cielo Aperto e Reminiscences/Reminiscenze, due processi di arte partecipata di CheFare

Scritto da Lucia Tozzi il 15 maggio 2018

Adriano è un’area molto particolare del territorio urbano milanese: lontana dai media e dalla loro fame di brutta cronaca, di reportages da presunti fronti di guerra e di degrado, ha un tessuto non caratteristico a nessun pezzo di città italiana, e molti fanno fatica a identificarlo con una zona. È ad Adriano che l’amatissimo Naviglio della Martesana si unisce a via Padova in un punto pieno di grazia. Non ci sono facce da ghetto, non ci sono grandissimi complessi di edilizia chiusa, non esistono grandissimi riferimenti nel bene e nel male. È un posto senza monumenti (il che può essere anche una fortuna), ma anche senza grossi punti di incontro, piazze, qualcosa che faccia le veci di un centro. Qui in effetti convivono persone diversissime per ceto, censo e cultura, ma non si incontrano quindi moltissimo: si vive piuttosto bene, senza grossi problemi se non la dispersione, la lontananza dal centro città ma anche gli uni dagli altri. Il paesaggio mescola dei pezzetti da paesello a edifici nuovi di un genere raro a Milano, con un’estetica da Olanda, Svezia, Danimarca, come l’intervento di Mutti in via Cascia. Antichi muri che nascondono giardini si alternano alle reti da cantiere, camminando si passa da una cascina a un campo vuoto sovrastato da piloni immensi, da palazzetti e villini a un torracchio, dal traffico intensissimo di via Adriano stessa alla calma delle parallele.
I punti di riferimento sono il campo sportivo, la pasticceria Rossella, il centro anziani, il negozio di Cargo – che è sicuramente, insieme al naviglio, uno dei punti di massimo contatto con la Milano esterna – naturalmente l’Esselunga, poi il Circolo Cerizza con la Bocciofila, la Villa Pallavicini.

Circolo-cerizza-adriano-milano

La Fondazione Cariplo, insieme al Comune, ha puntato gli occhi su Adriano da un po’ di tempo nell’ambito del progetto Lacittàintorno, organizzando eventi e tessendo reti per creare e sostenere nuove forme di identità nel quartiere, attraverso progetti di arte partecipata, giornate di incontri, feste, allo scopo di individuare i desideri e i bisogni dei numerosi abitanti e sollecitare interventi a grande e piccola scala.
Uno dei progetti finanziati, che va avanti da più di un anno, è Civic Media Art, a cura di Chefare, un percorso internazionale di arte pubblica partecipata con l’artista olandese Kevin van Braak. Dopo mesi di incontri, passeggiate, laboratori l’artista è riuscito a coinvolgere un numero insperato di abitanti in due processi creativi culminati in due giornate: il primo, Adriano a Cielo Aperto, ha condensato infinite chiacchiere con adolescenti e anziani, caffè, discussioni, valutazioni, notizie raccolte a spizzichi e bocconi grazie alla capacità e all’intelligenza di Ivan Carozzi, in 47 striscioni appesi con una perizia e una pulizia grafica maniacale appesi ai balconi e alle finestre del quartiere, dal 23 Febbraio al 20 Marzo. Scritte che evidenziano anche un senso di aperta insoddisfazione, come “qui non succede niente”, ma danno voce a pensieri randomici e poetici. “Vorrei sentire la tromba di Miles Davis alla fermata dell’autobus” o “lo sapevi che qui vicino hanno inventato la Simmenthal”.

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Il secondo intervento artistico, partito da una performance lunga un giorno (il 14 aprile) con talks, musica, la partecipazione di Radio Raheem e Super, il Festival lento delle Periferie, è intitolato Reminiscences/Reminiscenze, una vera e propria “chiamata cittadina per un’opera collettiva”: in 10 ore di vita e lavoro comune sono state create tre tavole raffiguranti altrettante immagini trasposte da fotografia a una serie di spazi pieni e vuoti da colorare. I tre pannelli sono stati divisi in sei tavoli ciascuno, montati su 4 gambe e distribuiti nello spazio esterno di Cargo, intorno a un palco e vicino alla caffetteria, dove centinaia di persone si sono accalcate come in un grande gioco appassionante. Quello che hanno visto emergere dopo ore di ossessivo riempimento di misteriosi e illegibili cerchietti bianchi sono tre immagini di città trasfigurate dalle guerre, del passato e del presente, vicine e lontane. Le siriane Homs e Damasco insieme alla Scuola Francesco Crispi (nota come scuola dei piccoli martiri di Gorla, bombardata e distrutta nel 1944), prima della distruzione, della tragedia che accomuna i civili di tutte le guerre. Le opere resteranno esposte al Circolo Cerizza e in altri due punti del quartiere, premessa (speriamo) di nuovi progetti collettivi.