Manifesto: i magnifici 12

Vi raccontiamo tutta la line up dell'edizione 2019 del festival di elettronica del Monk.

Scritto da La Redazione il 19 marzo 2019

Ormai possiamo dire che Manifesto è uno dei nostri appuntamenti annuali preferiti: un lungo week end d’immersione in suoni elettronici e contaminati, in cui headliner sempre più di sostanza (e internazionali) fanno da traino a tutta una serie di act di casa nostra. Se poi, come quest’anno, alla musica si aggiunge la scoperta di location più e meno inedite, ma certamente affascinanti, come Contemporary Cluster e l’Accademia di Ungheria, allora il plauso diventa doppio (la casa base rimane sempre il Monk, qualora ve lo stiate chiedendo). Nell’attesa che parta il primo beat, abbiamo deciso di raccontarvi più dettagliatamente la line up, artista per artista. Abbonamento in tasca, timetable sempre a portata di mano e via sotto cassa. Testi a cura di Alberto Asquini e Nicola Gerundino.

Giovedì 21

Populous

Di acqua ne è passata sotto i ponti. Era il 2002, il movimento folktronico viveva il suo apice e la Morr Music era la perfetta casa madre di tutto quel mondo lì. Populous debuttava con “Quipo”, che era un po’ letfield, un po’ idm. Da lì la strada sarebbe stata in discesa, prima assecondando le pulsioni dei primi anni Zero, poi scavallando in un’elettronica molto più colorata e world, senza farci mancare inserti quasi house e dub. La cifra è una ed una sola: ritmo.

Venerdì 22

William Basinski & Lawrence English

Quando metti insieme due teste pensanti di quelle che contano, non è detto che se ne cavi davvero un ragno dal buco. “Selva Oscura”, però, dimostra essenzialmente una cosa: che se di mezzo ci sono Basinski e English si va sul sicuro. Uscito l’anno scorso, l’album è un tappetone di suoni, forse più vicino alla sensibilità del secondo che ai nastri deflagrati del primo, ma segnala essenzialmente come in questo ambito qua i due siano davvero dei re assoluti. Pronti a svuotarvi ancora una volta le meningi.

Jolly Mare

Che ci sia una tendenza di certa elettronica italiana a uscire dai confini per assumere nuove forme e colorarsi di nuove contaminazioni, è un fatto evidente. Gli esempi principe sono Go Dugong e, appunto, Jolly Mare. E non è un caso che queste vampate di world music ibridata con house sulfurea e tradizione library siano state proprio notate da Gilles Peterson. Il nuovo album di Jolly Mare – “Logica Natura” – è un bel viaggio proprio in quei territori lì: prepararsi ad ancheggiare.

El Búho

Di gente che ha valicato i confini del Messico in cerca di fortuna ne avrete sentito parlare a iosa. Di inglesi emersi nel panorama elettronico internazionale dopo essersi trasferiti in Messico forse ce n’è solo. Lui, Robin Perkins, in arte El Búho. La carnagione bianca e il fisico ingracilito dal clima del Nord del Regno Unito gli è rimasto, ma ha incamerato suoni e calore della sua nuova terra, elaborando un originale mix tra suoni latini, cumbia, indietronica e spleen occidentale.

Capibara

Notiziona: anche in Italia a volte sappiamo essere al passo con la contemporaneità. Sembra incredibile, vista l’esterofilia che spesso ci attorciglia lo stomaco, ma si dica senza troppi patemi che Capibara l’anno scorso ha tirato fuori un disco che fa il culo all’esordio degli Amnesia Scanner, tanto per farvi capire di cosa si sta parlando. Quindi: elettronica in alta definizione, sfumate grime, post-club, ritmi spezzati e suoni sparati come se usciti dai Novanta. Un piccolo miracolo, di quelli possibili anche senza abitare a Brixton o Neukölln.

Mana

Daniele Mana è una delle presenze costanti dell’elettronica italiana degli ultimi dieci anni. Ha esordito e sie è fatto conoscere e apprezzare come Vaghe Stelle, poi con il progetto live One Circle, che lo ha visto protagonista assieme a Lorenzo Senni e A:Ra, ha conquistato i palchi importanti. Per il salto sulla label elettronica più rappresentativa dei secondi Duemila, la Hyperdub, è ritornato alle origini del suo cognome, ma i suoni accelerano in avanti.

Sabato 22

James Holden & The Animal Spirits

Manca esattamente un mese a Pasqua, eppure pare che quest’anno Dio-James-Holden abbia deciso di risorgere in anticipo. Finalmente in città il live che, da oltre un anno, sta incendiando mezza Europa e che strizza l’occhio all’anima che negli ultimi cinque anni l’inglese ha sviluppato: una sorta di connubio tra elettronica, jazz, world music, prog. Un vero e proprio delirio che lo ha traghettato dalla trance degli esordi a questa nuova forma di trance. Totalmente differente, totalmente coerente, totalmente fedele alla linea.

Gábor Lázár

Glitch, ritmi spezzati, echi dell’epoca dei rave (quelli veri). Con Gábor Lázár si fa contemporaneamente un salto nel passato e nel futuro, nei suoni di casa Raster-Noton e del pioniere Mark Fell, come nell’estetica algida del grime più scuro degli anni Zero. Un classe ’89, nato a Budapest, al quale è stato affidato il primo evento outdoor di Manifesto: l’Accademia d’Ungheria nella centralissima via Giulia. Una chicca per intenditori, giustamente riservata ai soli possessori di abbonamento che, diciamolo, varrebbe la pena prendere anche solo per questo live.

coucou chloe

Francese, ma London based. Coucou chloe ha avuto l’endorsement più potente che ci sia: fare da colonna sonora per la sfilata newyorchese della collezione Puma firmata da Rihanna. Di lì, apriti cielo. Producer, cantante e anche dj, ha una ricetta segreta che le permette di fondere pop, trip hop, r’n’b e distopie in HD, condivisa con i suoi sodali – anche di etichetta – Sega Bodega e Shygirl. Torna a Roma dopo un dj set decisamente caotico di quale che mese, ma stavolta sarà live e presenterà i suoni brani.

Indian Wells

Se lo cercate su Google ricordatevi sempre di mettere anche la parolina “music” di fianco, altrimenti non vi verranno fuori i suoi brani, bensì sfilze di statistiche tennistiche relative a uno dei tornei più importanti del mondo. Con l’immaginario della racchetta Indian Wells ci ha giocato sin dagli esordi, a partire dalla copertina del suo esordio “Night Drops”. Dopo un giro sulla label di Los Angeles Friends Of Friends, torna a Roma dal vivo, tra melodie, synth e arpeggi incalzanti à la Jon Hopkins.

K-Conjog

Quanta distanza c’è tra Napoli e il Giappone? Parecchia davvero. Bisogna allora drizzare le orecchie quando c’è nell’aria il nome di K-Conjog, che ha Napoli è nato e vive tutt’ora e da poco ha fatto uscire un album per l’etichetta nipponica Schole. I suoi suoni li ritrovate nelle terre di confine tra i regni idm, pop, neoclassical e ambient e ha un bell’incalzare in fase live. Se vi piace l’ultimo Apparat e la Erased Tapes concedetegli una chance.

G-Amp

G-Amp come Giampiero. Giampiero Stramaccia, mente e cuore di uno dei migliori festival italiani dedicati all’elettronica: il Dancity di Foligno. Tutto il gusto e la maestria che Giampiero sapientemente dosa nell’assemblare ogni la line up del suo festival, si ritrovano nei suoi dj set. Rarità, finezze e tanta voglia di ballare.