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Opposites United: Installations and Performances

Quattro installazioni e otto perfomances con artiste e artisti internazionali per provare in prima persona le incongruenze delle nostre nozioni esperienziali, tra suono, olfatto, digitale e analogico.

Scritto da La Redazione il 9 aprile 2024
Aggiornato il 10 aprile 2024

Per il secondo anno consecutivo, KIA e ZERO portano a Milano, durante la Design Week, Opposites United: un programma di una settimana, dalla mattina alla sera, con installazioni artistiche e un programma pubblico di conferenze, performance artistiche e musicali con ospiti internazionali, esponendo ed esplorando gli attriti e le contraddizioni tematiche della contemporaneità. Si tratta di inseguire un’ambizione: trovare le chiavi di volta per costruire un metodo pubblico votato al confronto, al dibattito e alla sintesi. Un sogno antico, questo dell’unità, che non smette mai di essere praticato, in ognoi era o epoca, dimostrando così la sua necessità. Opposites United impronta così un metodo prettamente dialettico, in cui ogni elemento dialoga, che sia esibizione, installazione o talk, ricopre un ruolo e una posizione precisa. In cui si possa, immergendosi e navigando tra gli aspetti più dibattuti della nostra contemporaneità, avere l’intuizione o la possibilità di una risposta, e aprire allora nuovi orizzonti.

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È attraverso l’esperienza diretta che ci ritroviamo a dubitare e mettere in crisi i nostri saperi culturali più radicati. Che sia visiva, olfattiva, tattile, l’esperienza spaziale è all’origine delle percezioni, delle cognizioni e quindi della facoltà di articolare i nostri pensieri. Ogni concetto ha, in questo senso, una sua sede. Così, le installazioni e le performance artistiche presenti al Museo della Permanente durante i sei giorni consecutivi di Opposites United insistono sull’impatto dell’esperienza estetica e partecipata per ribadire l’ambiguità delle nostre nozioni, e poter allora aprire a forme di esperienza inedite e riflessive. Cosa si prova a ballare gli odori? Cosa invece ad assaporare la musica? Quali sono le convergenze tra individuale e collettivo, quali tra digitale e fisico? Questi sono alcuni dei temi che lo spettatore esperirà negli spazi del Museo, accompagnato e strabiliato dal palinsesto di performance e attività di artisti internazionali che si svolgeranno all’interno delle installazioni stesse.

L’installazione di Anna Galtarossa, The spirit of the disco, il cui audio è stato realizzato e composto appositamente da Nicolàs Becker, invita lo spettatore a esplorare universi caleidoscopici e colmi di imprevisti, proiettati al di là dei limiti spaziali attraverso realtà aumentate per feste danzanti. Daily Dense Dance Desiderio di Riccardo Benassi, riflettendo invece sui momenti di estasi collettiva, manipola la musica dal vivo seguendo le sequenze ininterrotte dei pensieri della platea dei corpi in danza, come se fossero un organismo collettivo, uno sciame.

Sissel Tolaas, con whereareWEarewhere, invece concepito un apparato che, spargendo odori e profumo per tutto l’ambiente, costruisce un’architettura sensoriale andando così a ridefinire l’esperienza spaziale dello spettatore, attingendo a sistemi high-tech e all’immaginario cibernetico della fantascienza. Infine, LedPulse, collettivo transnazionale di progettisti e artisti, partendo dalle tecnologie da loro stessi brevettati (Neuronal LED) presentano DragonO: uno spazio predisposto per interagire direttamente con il pubblico, e pensato alla stregua di un organismo vivente, un cyborg o, per l’appunto, un drago.

Ed è proprio all’interno di DragonO che avverranno le performance giornaliere di Maya Shenfeld, CTM (Cæcilie Trier Musik), i percussionisti della Scala di Milano, Xexa e Jim C. Need (con Hansel Castro e Carlos Russo): tutte pratiche artistiche radicate nell’analogico, una sensibilità che attinge alla ricerca del folklore locale e che qui incontrerà la dimensione tecnologica e digitale dell’ambiente interattivo di LedPulse.