Riparte anche il cemento: cosa sta succedendo all’ex Caserma Mazzoni

Scritto da Salvatore Papa il 19 giugno 2020
Aggiornato il 31 luglio 2020

Sette grandi palazzoni al posto di un parco e più di trecento alberi tagliati. Nella città che ha votato qualche mese fa la “dichiarazione di emergenza climatica” ritorno alla normalità vuol dire anche ritorno alla cementificazione. Il progetto riguarda l’ex Caserma Mazzoni vicina alla Lunetta Gamberini, dal 2014 di proprietà Cassa Depositi e Prestiti assieme alla Caserma Masini (ex Làbas) e alla Sani (quella occupata da XM24).

Il nodo della questione – riguardante anche la faccenda ancora aperta dei Prati di Caprara – è il POC, il piano operativo comunale votato prima delle elezioni del 2016 che individuava e disciplinava gli interventi di trasformazione del territorio da realizzare nell’arco temporale di cinque anni. Un piano che prevedeva già all’epoca il 70% di edilizia privata e destinazioni commerciali sull’area, ma che rispetto alla altre due caserme, per la Mazzoni ha subito una brusca accellerazione con la richiesta di un piano urbanistico attuativo (PUA) da parte degli architetti dello Studio Tasca, gli stessi della Trilogia Navile.

Questo l’obiettivo: realizzare sette condomini per 195 appartamenti, un centro commerciale di 2mila metri quadri (definito più volte “piccolo negozio di vicinato”) e una strada a due corsie su via delle Armi (che costeggia il canale Savena) con parcheggi su entrambi i lati compensati dalla costruzione di 20 alloggi per il social housing, una piccola scuola secondaria con annessa palestra e il recupero dell’ex nido Rizzoli in Villa Mazzacurati (in tutt’altra zona). Tradotto dalla Valutazione di sostenibilità ambientale e territoriale (Valsat) fanno 2mila auto in più al giorno nel circondario e una tonnellata di smog in più.

Il progetto è stato presentato già bell’e pronto in piena emergenza Covid a una commissione del Quartiere Santo Stefano e subito sono arrivati due comitati e più di 2500 firme: “Per una nuova caserma Mazzoni“, che chiede di ridurre a 140 le abitazioni opponendosi al centro commerciale, alle strade di attraversamento e all’abbattimento degli alberi, ed “Ex caserma Mazzoni bene comune” che si oppone totalmente invocando cemento zero, il recupero degli edifici già esistenti e il loro utilizzo ai fini sociali (qui la loro petizione).

“Quello che chiediamo – racconta Detjon Begaj, membro di quest’ultimo, oltre che consigliere del Quartiere per Coalizione Civica e attivista di Làbas – è un percorso partecipato reale in autunno per discutere del destino della caserma. Le stime di Confabitare un anno fa erano di 7mila appartamenti vuoti e Gianluigi Bovini, demografo e membro dell’Asvis (Associazione per lo sviluppo sostenibile di Bologna, ndr) intervenuto al ciclo di videoconferenze “Bologna al Futuro” organizzato da Prodi ha addirittura paventato un rischio di spopolamento della città nei prossimi anni pari a 70mila cittadini. Quindi non è chiaro a chi possano essere utili questi appartamenti, oltre al centro commerciale in una zona già piena di ipermercati, alcuni nuovi di zecca. È assurdo che si voglia dare un’accelerazione a cantieri di questo tipo, mentre i vincitori del 2017 e del 2018 del bilancio partecipativo – e uno dei progetti riguarda proprio la Lunetta Gamberini – attendono ancora l’inizio dei lavori”