Salò: ‘Streghe, Briganti, Diavoli e Santi’ sul palco di Romaeuropa Festival

Il ritorno dal vivo (con una performance rigorosamente inedita) nell'ambito di DigitaLive, l'immaginario decadente e tutto il resto sul 'progetto aperto' romano

quartiere Pigneto

Scritto da Chiara Colli il 29 settembre 2020

Foto di Valentina Pascarella

Quel genere di cose che, nel bene e nel male, ancora oggi possono nascere solo a Roma. Fasti e decadenza, letteratura e perversione, piani artistici che si intrecciano fra eternità e situazionismo, grottesco e visionario, finzione e verità, barocco e contemporaneo, critica e provocazione, forti di un immaginario allusivo e di una dimensione performativa “aperta” e altamente ritualistica senza mai regole fisse. Identità visiva decisamente fuori dall’ordinario e un orizzonte sonoro che riceve le spinte scoppiate dal basso dell’underground capitolino, tra psichedelia, noise, avant rock e un gusto spiccato per la performance che trova una sua ragion d’essere anche nell’interazione con il pubblico. I Salò esistono da neppure due anni ma le loro sempre diverse esibizioni dal vivo restano una rarità delle grandi occasioni e il loro progetto uno dei più godibili e originali nati negli ultimi tempi in città (e probabilmente anche in Italia). Oggi in cinque, con al loro interno eminenze più o meno occulte dalla “scena di Roma Est” – Toni Cutrone/Mai Mai Mai, Giacomo Mancini, Stefano Di Trapani, Cosimo Damiano e l’artista Emiliano Maggi, autore anche dei bellissimi (e sempre diversi) costumi “di scena” – i Salò tornano finalmente sul palco con un live inedito e in carne e ossa.

Un appuntamento importante nell’ambito di Romaeuropa e nello specifico nella due giorni dedicata alle dimensioni/contaminazioni del contemporaneo di DigitaLive, che arriva dopo la speciale performance virtuale dello scorso luglio con gli “Stornelli” onirici e beffardi per NERO Editions e, ancor prima, le esibizioni (tra gli altri) per Nomas Foundation, Palazzo delle Esposizioni e Teatro Brancaccio. Nell’intervista che segue, abbiamo provato a fare luce (ma non troppa) su alcune zone d’ombra che coinvolgono il progetto.

Cominciamo dalla fine: dopo vari mesi di astinenza dai live, cosa dobbiamo aspettarci da questa performance per Romaeuropa?
“Streghe, Briganti, Diavoli e Santi” è una messa in scena visionaria di epoche oscure, una performance che rievoca le voci di reietti ed eretici, narrando e musicando storie e racconti di coloro che si sono opposti al potere e ai costumi pagandone le conseguenze o rimanendo volontariamente esiliati ai confini della società. In questa “nuova era oscura” che stiamo vivendo, in cui ci si gode (finte) libertà, onniscienza e onnipotenza, siamo invece sempre di più a patire l’oppressione e cercare di liberarci dal giogo di una tirannide invisibile. Con questo rituale cercheremo di far risuonare le voci di spiriti che hanno combattuto, vincendo o perdendo, per sfuggire alla sottomissione e all’omologazione. Proveremo a rievocarle per farci condurre e ispirare nel nostro percorso attuale.
Nel Teatro 2 dell’Ex Mattatoio, per il Romaeuropa Festival, torniamo dopo lunghi mesi di fronte a un pubblico reale, cercando di ritrovare quel rapporto profondo, con chi troveremo con noi e tra noi, che guida tutte le nostre performance. Rituale con 5 elementi che ruoterà intorno al tronco di un albero trasformato da Emiliano Maggi in strumento a corde. Anziché bruciare, questa volta il Legno farà da medium.

Fin dal nome per arrivare al modo di presentarsi in pubblico, Salò gioca con un immaginario allusivo, letterario, sicuramente molto peculiare e con un’identità forte. Come nasce il progetto Salò e il suo orizzonte concettuale/artistico/iconografico?
Saló è un progetto performativo che affonda le proprie radici nel passato della cultura italiana, attraversando secoli di storia prendiamo spunto dal grottesco, la fiaba, il mito, il cavalleresco unendo a essi la venerazione dell’eros onnipresente in ogni epoca, tra il culto e l’occulto. Il mondo dell’erotico rappresenta un “leitmotiv” del progetto teso a sottolineare la perversione della società contemporanea: non più sessuale ma anche economica, dove il “feticcio” assume nuovi significati. Decadenza, crollo della morale, perversione dei costumi. Il nome “Salò”, di chiara ispirazione Pasoliniana, resta legato a un immaginario evanescente di depravazione estrema, da parte di chi detiene il potere e di chi lo subisce. «Deboli creature incatenate, destinate al nostro piacere, spero non vi siate illuse di trovare qui la ridicola libertà concessa dal mondo esterno. Siete fuori dai confini di ogni legalità. Nessuno sulla Terra sa che voi siete qui. Per tutto quanto riguarda il mondo, voi siete già morti». (Il Duca)

Il progetto Salò si muove all’interno di uno spazio profano, nel quale il sacro dimora – ma nell’oscurità – e spesso fugge lontano

Un aspetto fondamentale è la dimensione performativa. Che ruolo ha nel progetto e come, ogni volta, ne immaginate una declinazione un po’ diversa, site specific? Fondamentale, qui, anche tutto il lavoro sui costumi che danno unicità a ogni esibizione…
Non abbiamo una vera logica al riguardo, quando ci vengono fatte proposte per un live cerchiamo di adattare le nostre esigenze alle caratteristiche sempre diverse di quella che sarà la performance. Entrano in campo tutti i fattori presenti a influenzare quel che poi sarà: il luogo, il pubblico, l’orario, le possibilità tecniche e le libertà che si presentano davanti. Cercando di eludere in parte la questione di essere una “band”, ci immaginiamo come un progetto aperto e senza costrizione alcuna, in modo da non precludere nessuna potenzialità artistica e poter giocare con musica, teatro, arte visiva, performance e danza senza limiti imposti. L’importanza della maschera resta un elemento chiave: snaturando le nostre qualità di individui singoli, diventiamo nel momento della performance il concetto che vogliamo cercare di rappresentare. Siamo un “medium” che va ben oltre le nostre singole personalità. Inoltre i costumi, disegnati e cuciti da Emiliano Maggi, accentuano visivamente il nostro immaginario, creando una vera e propria materializzazione del nostro mondo mentale.

Salò @ NFQ (Milano, 14/6/2019, foto di Alma Libera)
Salò @ NFQ (Milano, 14/6/2019, foto di Alma Libera)

Roma sembra essere molto presente, in termini reali e allusivi, nell’immaginario del progetto…
Roma gioca un ruolo fondamentale nel nostro background artistico: essere cresciuti così a stretto contatto con l’arte classica, la storia, l’architettura ha sicuramente influenzato il nostro immaginario. Così come la decadenza di tutto ciò che ci circonda, una grande cultura ormai tramontata, templi abbandonati, chiese cadenti, un Impero collassato su se stesso e ormai traviato da secoli di perdizione. Aver vissuto in una città che ha attraversato oltre due millenni di storia ha sempre innescato “nel romano” sentimenti contrastanti, come anticlericalismo e antistatalismo, creando una cultura popolare piena di controversie e ambivalenze, facendo sviluppare un dualismo interiore di amore e odio nei confronti delle convenzioni civiche, storiche e morali. Tornando al presente potremmo paragonare la nostra situazione attuale a un nuovo Medioevo, in cui la prevaricazione del potere obnubila la conoscenza e in questa situazione nebulosa tutto può accadere. Con questo spirito e questo animo, il progetto Salò si muove all’interno di uno spazio profano, nel quale il sacro dimora – ma nell’oscurità – e spesso fugge lontano. In questo spazio diamo vita al nostro immaginario sonoro e visivo.

Cosa ci dite del futuro dei Salò?
Mai come adesso è stato difficile immaginare il futuro. Ma forse questo dà ancora più spazio e forza all’immaginazione. Abbiamo fatto uscire una prima traccia prima dell’estate, “AEIOUY”, a cui poi è seguito il remix a cura di Hugo Sanchez. Da mesi stiamo registrando varie sessioni e dando forma al materiale che abbiamo: a breve arriveranno nuove uscite, anche più materiali. Il resto presto sarà storia, anche se al momento ne siamo all’oscuro.