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The Yoga of Stealth: guidati da Haunter Records e Museion tra le rovine di Macao

Riflessioni dalla prima linea

Scritto da Luigi Monteanni il 21 marzo 2024

Almeno da quando il primo impulso elettrico ha permesso di attivare i coni di un sistema di amplificazione a riproduzione pubblica, le sottoculture e le loro infinite frammentazioni si sono diffuse germinando in spazi che gli permettessero di esistere e moltiplicarsi. Se la necessità è da sempre logistica e basata sul bisogno di trovare luoghi in cui certe masse e architetture sonore potessero anche solo essere concepite, è soprattutto vero che le associazioni informali sono in una costante ricerca rabdomantica di nuovi quartieri generali dove per un attimo sospendere lo stato di condanna al nomadismo urbano e all’esilio metropolitano.

Che cosa significa essere una realtà frammentata nel nostro mondo di città invivibili e infrastrutture alternative?

Hakim Bey fu uno dei maggiori teorici e poeti a esplorare le conseguenze di occupare lo spazio con un’azione in cui proprio la forma effimera d’autonomia ne garantisce la sua piena indipendenza dalle influenze statali e commerciali. L’arte di creare queste Zone Temporaneamente Autonome bilanciando la necessità di avere un controllo tattico sulla città con quella di rimanerne nascosti sotto le pieghe per non essere identificati fu vagamente nominata the “Yoga of Stealth“.

Uno degli esempi recenti di questa pratica yogica per personalità liminali (e in alcuni casi borderline) è stato l’ex mercato della carne in Viale Molise che dal 2011 al 2021 è stato nominato Macao. Che lo si voglia o no, ognuno di noi ha una serie di ricordi, momenti e immagini legate a questo luogo. Tra accelerazioni e decelerazioni innaturali dei nostri apparati biologici e ritmi circadiani, incontro di messaggi criptati sparati da un Soundsystem in stanze ancora inesplorate e liti con anonimi e sfocati esseri nella penombra, portiamo tutti con noi almeno un pezzo di questa entità sociale e architettonica, anche solo per sentito dire

Tra le realtà che hanno preso vita in quello spazio e che in cambio lo hanno reso vivo, una delle più conosciute è Haunter Records, etichetta fondata da Francesco Birsa Alessandri aka Sense Fracture e Daniele Guerrini aka Heith. Da dieci anni Haunter costruisce un ponte tra l’Italia e il resto del mondo sovrapponendosi e collaborando con altri circuiti artistici e musicali tra i quali emergono nomi come Posh Isolation, Halcyon Veil e Pan. Con lavori prodotti da Zuli, Broshuda, Petit Singe, Constellation Botsu e Justin Tripp, Haunter coltiva e sviluppa un’estetica musicale bizzarra tra intimità, deviazioni spazio-temporali, edonismo, Dis/UtoPia e guerriglia urbana.

 

Sebbene c’è chi da anni si ostina a concepire i centri sociali sotto stereotipi spesso anche opposti (anarchici in decomposizione contro occupanti marchiati Prada), la verità è che Macao è stato indice di un periodo bloccato per sempre nelle tenaglie della storia dell’utopia urbana e scarrificato nei nostri paesaggi spinali. Nato sulla cresta di Occupy Wall Street e le primavere arabe e schiacciato del geotrauma Covid-19, Macao ci ha offerto Lineup non curatoriali pari a festival come Unsound a cinque euro alla volta, il tutto senza dress code o sbirri. Come tutte le utopie era destinato nel bene e nel male a cadere sotto il peso delle sue contraddizioni e impossibilità, lasciandoci in cambio indicazioni sconnesse su come pianificare le prossime mosse.

Per dare spazio a questa conversazione su che cosa significa essere una realtà frammentata nel nostro mondo di città invivibili e infrastrutture alternative, questo weekend Museion si fa guidare da Haunter Records e, in occasione dell’apertura delle mostre RENAISSANCE ed Ezio Gribaudo e The Weight of the Concrete, Museion Art Club, Forum indipendente che organizza eventi paralleli alle attività museali, presenta OCCUPY Museion – The Yoga of Stealth

 

Dopo una discussione in cui uno degli storici fondatori di Macao e attivista Emanuele Braga, il co-fondatore di Haunter Daniele Guerrini e il sottoscritto cercheranno insieme alla scrittrice e folclorista di Internet Gunseli Yalcinkaya di riaprire il file del Macao plothole, si esibiranno tre artisti dell’etichetta: l’ensemble danese di nuovo folklore da (anti)camera boli group, le schegge di spoken word e fantasmagorie sonore della performer franco-canadese Cecilia e la weird-fiction sonica del polacco Lutto Lento.

 

Riaprire una tasca di pseudostoria recente e riflettere su cosa resta delle nostre rovine subculturali quando le galvanizziamo dall’ibernazione all’interno di una cornice museale può essere disturbante. Al contempo, è un fatto che “Il denaro è una menzogna – quest’avventura dovrà essere fattibile senza di esso. Il mondo è già rifatto secondo il desiderio del cuore – ma la civiltà possiede tutti i contratti di locazione e la maggior parte delle armi.” Se non abbiamo le armi e le strategie, dovremo inventare nuove tattiche un pezzo alla volta. Iniziamo da qui.